Del Turco di nuovo Presidente. Fantapolitica?

Alessandro Biancardi

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Del Turco di nuovo Presidente. Fantapolitica?
ABRUZZO. Esisterebbe la possibilità che una volta cessate le misure cautelari per l'ex presidente della Regione questi possa ritornare a bussare a Palazzo Centi per reclamare la propria poltrona di presidente?
Una ipotesi teorica ma che sarebbe suffragata da un preciso articolo dello Statuto regionale (non di facile interpretazione) il quale potrebbe -nel caso specifico- annullare le dimissioni sottoscritte qualche giorno dopo gli arresti del 14 luglio scorso, firmate da Del Turco e dagli altri indagati.
Secondo quanto prescrive lo statuto la carica di presidente decadrebbe con l'irrogazione di misure cautelari. Ma cosa accade se le misure cautelari poi vengono meno?
Anche perchè il presidente rimane comunque consigliere regionale.
Secondo alcuni la risposta potrebbe essere che le stesse dimissioni perdano efficacia e, dunque, non essere più valide con la conseguenza di "ritornare" al 13 luglio 2008, politicamente parlando.
Una ipotesi non impossibile per Del Turco anche perché lo Statuto parla di "presidente in carica fino alla proclamazione degli eletti", così l'ex sindacalista nei guai per presunte tangenti potrebbe accompagnare l'Abruzzo fino alle elezioni già fissate al 30 novembre.
Questa incognita sarebbe alla base della decisione della scarcerazione.
Le istanze sono pervenute oggi dai legali di tutti gli indagati ancora sottoposti a misure cautelari.
E non sarebbe secondario per la procura avere una risposta certa per poter valutare concretamente il rischio di reiterazione del reato da parte di alcuni indagati.
In definitiva, una cosa sarebbe restituire la libertà a degli ex amministratori, altra cosa sarebbe restituire la libertà a chi potrebbe ancora ritornare ad essere amministratore della cosa pubblica.
Il dilemma sarebbe nato proprio da una istanza che avrebbe in qualche modo paventato questa possibilità a riprova del fatto che qualcuno sta già pensando al suo futuro… politico.
Discorso, forse, diverso per i consiglieri indagati (come Cesarone) poiché sarebbero già stati sostituiti con i primi dei non eletti e, dunque, la loro carica di consigliere sarebbe decaduta per sempre. In teoria.
Per Boschetti e Mazzocca, ex assessori, il caso sarebbe simile a quello di Del Turco. Boschetti starebbe già pensando al suo ritorno pubblico. Mazzocca, invece, avrebbe fatto sapere che non ha più alcuna intenzione di far parte del mondo politico.
Per Quarta, ex segretario della presidenza, titolare di numerosi incarichi potrebbe riacquistarli quasi tutti una volta tornato libero.

VALUTARE IL COMPORTAMENTO DEGLI INDAGATI

Superato questo primo scoglio il giudice per le indagini preliminari (che dovrà decidere sulle scarcerazioni entro sabato) dovrà valutare anche il comportamento degli indagati durante l'incidente probatorio.
Dove per comportamento si intende l'agire globale dei diversi indagati sia all'interno dell'aula, sia fuori.
E non è certo un segreto che la procura non ha gradito le numerose dichiarazioni rilasciate da alcuni di loro, come l'ex presidente Del Turco, il suo segretario Quarta e altri, in palese violazione degli obblighi di non comunicazione.
Dichiarazioni quasi «estorte», almeno a leggere le motivazioni di una delle istanze. Estorte dai giornalisti agli indagati che, invece, non volevano affatto parlare. Costretti, magari con la forza… Ma lo stesso Quarta dopo l'ennesima dichiarazione ai microfoni asserì:
«in quel momento mi andava di parlare ed ho parlato… è stata una decisione di istinto…».
Dunque non estorta…
Intanto, le interviste sono state acquisite dalla procura e, almeno su questo fronte, potrebbe non esserci una fumata bianca.
Il parere dei pubblici ministeri Trifuoggi, Bellelli, Di Florio, tuttavia non è vincolante: sarà il gip Di Fine a prendere una decisione sulla scorta degli elementi forniti dalle parti.

VIA ALLE ROGATORIE

Intanto continuano le indagini per reperire ulteriori elementi utili a capire dove siano finiti i soldi delle presunte tangenti.
Oggi è partita la richiesta di rogatoria inviata alle autorità londinesi per gli accertamenti bancari in seno alla Deutsche Bank, il fulcro di tutte le principali operazioni finanziarie della giunta Del Turco, che la procura sospetta essere stata avvantaggiata in moltissimi casi con l'affidamento diretto di una serie di mega appalti.
Lo stesso giudice per le indagini preliminari, Maria Michela Di Fine, in un fugace passaggio nella ordinanza di custodia cautelare parla di «interessi diretti» dell'ex presidente Del Turco nell'istituto bancario.
Dalle intercettazioni sono poi emersi riferimenti chiari e diretti al fatto che Del Turco premesse per favorire la banca e per questo lo stesso segretario Quarta era incaricato di mantenere rapporti con un paio di delegati dell'istituto che spesso venivano in Abruzzo ed avevano rapporti diretti con la Regione ma anche con i manager delle Asl.
La procura di Pescara, dunque, chiede l'aiuto dei colleghi inglesi per continuare le ricerche bancarie.
Le risposte potranno essere sostanzialmente tre: la prima prevede la possibilità delle autorità giudiziarie italiane di svolgere indagini direttamente in Inghilterra; la seconda prevede una risposta affermativa "attenuata" nel senso che a svolgere le indagini materialmente saranno le autorità giudiziarie di quel paese che forniranno un rapporto alla magistratura italiana. Remota l'ipotesi di un no secco.
In caso il rapporto indicasse però un nulla di fatto, nessuna indicazione preziosa per le indagini, nessun tesoro, niente di niente, i giudici italiani avrebbero le mani legate.
Intanto, si scava nelle carte, si riascoltano le intercettazioni per trovare nuove piste e nuove indicazioni.
Per ora non si parla di banche albanesi né di servizi segreti –pure spuntati fuori tra la miriade di voci che accompagnano l'inchiesta- ma nel riserbo assoluto la procura continua ad ascoltare persone informate e altre che si sono fatte avanti nel frattempo avendo trovato il coraggio di denunciare anche piccoli particolari.

17/09/2008 16.46