20 anni di illegalità: così la politica marcia ha distrutto l'Abruzzo

Alessandro Biancardi

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1993 LA SANITA' DOPO GLI ARRESTI DELLA GIUNTA. ABRUZZO. Quando si scopre che da sempre si denunciano scandali su scandali, che la sanità è una palude dove si annidano illegalità su illegalità è difficile oggi credere ancora ad una minima speranza di ravvedimento della politica unica responsabile dei mali di oggi.
Così dopo lo scandalo della Sanità scoppiato con gli arresti eccellenti del 14 luglio scorso, l'inchiesta giudiziaria va vanti tra rogatorie e interrogatori di persone informate dei fatti per ricostruire la mappa del tesoro che non si trova. Ma i presunti illeciti venuti alla luce con il lavoro della procura della Repubblica sembrano la fotocopia esatta di una "consuetudine" che va avanti da sempre.
Nel 1992 ci fu l'arresto della giunta regionale di allora ed il conseguente scandalo politico.
Un documento del 1993 a firma del consigliere regionale e vicepresidente della commissione d'inchiesta sulla psichiatria in Abruzzo, Sergio Turone, sembra raccontare i fatti della sanità di oggi. Persino alcuni personaggi sono gli stessi.
Qualche riflessione è d'obbligo soprattutto oggi, a due passi dalle prossime elezioni.
«II sistema di potere politico-amministrativo che fin dalla nascita dell'Istituto Regione (1970 ndr) ha condizionato l'Abruzzo ha trovato nell'organizzazione psichiatrica - vale a dire in quella che dovrebbe essere l'assistenza ai malati di mente - uno dei canali più massicciamente produttivi di corruzione politica e di arricchimento», scrive Turone in un documento agli atti di quella commissione.
Lo sperpero accertato ammontava allora ad oltre 1.000 miliardi delle lire del 1993.
Era questa in estrema sintesi la conclusione cui giunse la Commissione d'inchiesta che venne costituita dal Consiglio regionale alla fine del
1991 e che lavorò fino al luglio 1993.
Al centro del "caso psichiatria" c'era il gruppo Angelini.
Un documento, questo, che sta circolando anche tra i difensori degli indagati di oggi… «Quantificare lo sperpero - nei casi di cattiva amministrazione e corruttela - è sempre operazione ardua, che suggerisce doverosa cautela nella formulazione di cifre», scriveva Turone, «ma la Commissione d'inchiesta - pur fra le molteplici difficoltà in cui ha operato e che sono per esempio testimoniate dai tentativi d'intimidazione e dalle ripetute dimissioni di propri membri, volta a volta sostituiti - è riuscita ad acquisire gli strumenti conoscitivi per una valutazione minimale approssimativa e dimostrabile. Si tratta, a valore costante 1992 della lira, di un saccheggio non inferiore ai 1.050 miliardi: e tale somma è riferita soltanto al denaro che la Regione ha versato a cliniche private, cui di fatto è stata delegata senza alcun controllo l'assistenza psichiatrica almeno dal 1978 in poi».

SACCHEGGIO E DANNO SOCIALE INCALCOLABILE

«Siamo consapevoli», si legge ancora nella relazione Turone, «che in queste vicende il danno sociale è incalcolabilmente superiore al dato aritmetico contabile».
II punto di partenza fu un documento ufficiale di provenienza governativa, e più precisamente una lettera che - dopo ripetute richieste da parte della Commissione - l'assessorato alla sanità scrisse alla Commissione stessa in data 2 giugno 1993. Nella lettera si parla del rapporto finanziario intercorso fra la Regione e le due cliniche private: Villa Pini e Villa Serena.
«Si precisa che le suddette case di cura non sono convenzionate per la lungodegenza psichiatrica e si forniscono i seguenti dati relativi al 1992», scriveva Turone nel 1993, «per la Casa di cura "Villa Pini d'Abruzzo" i pazienti ricoverati da oltre un anno sono 350; la spesa per ricoveri sostenuta dalla ULSS di Chieti nell'anno 1992 è di 34,6 miliardi di lire; la diaria giornaliera è di 181.398 lire».
Per la Casa di cura "Villa Serena" i dati riportati nel documento parlano di 313 pazienti ricoverati da oltre un anno; la spesa per ricoveri sostenuta dalla ULSS di Pescara nell'anno 1992 pari a 35,6 miliardi di lire; la diaria giornaliera è di 175.264 lire.
«La prima riflessione che viene spontanea su tali cifre riguarda i pazienti ricoverati da oltre un anno, i quali sono, al di là di ogni dubbio, lungodegenti», scrive Turone, «su questo dunque c'è una prima evidentissima illegalità, perché le due cliniche non sono convenzionate per la lungodegenza».
Illegalità mai rilevata dai controllori della Regione, proprio come è accaduto fino ad oggi con le cartelle cliniche duplicate, ricoveri impropri, rimborsi per reparti non accreditati.
«Fin dall'inizio dell'estate di quest'anno (1993, ndr) la Commissione
- avendo ritenuto che molte delle cose apprese durante le numerose audizioni potrebbero costituire "notitia criminis" -», si legge ancora nella relazione, «ha inviato i verbali dei propri lavori alle procure della Repubblica di Chieti, di Pescara e dell'Aquila, perché siano i giudici, se lo ritengono, a indagare sugli eventuali contenuti penali di comportamenti su cui la Commissione d'inchiesta può esprimere ed esprime solo giudizi di condanna politico-amministrativa. Anche il testo della presente relazione sarà inviato alla magistratura, a completamento della documentazione che la magistratura stessa ha già ricevuto od acquisito mediante sequestri operati in regione».
Non si hanno notizie di sviluppi "eclatanti" da quelle segnalazioni, né dunque processi penali sull'argomento.

IL GUADAGNO DELLE CLINICHE PRIVATE


Infine Turone propone la sua riflessione sulle diarie.
«Come abbiamo visto, la retta giornaliera praticata da Villa Serena per ciascun paziente, nel 1992, è stata di L. 175mila e rotti, mentre quella di Villa Pini è stata di 181 mila lire e qualcosa. I malati sono in stragrande maggioranza autosufficienti e docili. Vivono in camerette ben tenute di due-quattro letti, fruiscono di un buon vitto.
Se, per ipotesi assurda, le spese potessero essere valutate secondo criteri alberghieri, una giornata di soggiorno comporterebbe una diaria ragionevole di 40.000 lire. In più c'è da calcolare però il costo delle terapie, che può variare da caso a caso. Ma quasi tutti i lungodegenti - che costituiscono la maggioranza dei ricoverati - ricevono purtroppo solo terapie consistenti nella somministrazione di psicofarmaci».
«Quanto costa una pillola di Valium?», si domanda Turone. «Alla divisione neuropsichiatrica dell'ospedale Mazzini di Teramo (pubblico) l'ufficio di statistica sanitaria della Direzione ha compilato una scheda da cui risulta che il costo farmaceutico per giornata di degenza è di duecentodieci (210) lire».
«Teniamo peraltro a ribadire che», conclude Turone, «se le diarie vigenti lasciano alle cliniche private margini di profitto spropositati, la responsabilità non è tanto degli imprenditori - che nel cercare il massimo guadagno fanno il loro mestiere - quanto dei politici che, negli anni in cui la DC abruzzese e i suoi alleati minori esercitavano su ogni ganglio della vita pubblica un controllo assoluto, hanno consentito o favorito lo sviluppo di un meccanismo così drammaticamente finalizzato allo sperpero di denaro pubblico».
«Se i mille miliardi, perduti in una dissennata gestione il cui risultato è che oggi in Abruzzo i malati mentali sono di fatto lasciati a se stessi o alle disperate famiglie, fossero stati investiti nelle strutture pubbliche che per legge dovrebbero essere distribuite sul territorio, oggi i malati potrebbero essere assistiti secondo criteri assai più umani, vivendo nelle famiglie, e trovando nei pressi della propria casa il supporto terapeutico di cui abbisognano per essere seguiti e stimolati a pensare, anziché addormentati con gli psicofarmaci».
Ecco perché oggi ci ritroviamo un debito sanitario impressionante: un peccato originale indelebile della classe politica che ha affossato da sempre questa regione.


IL RICORDO AMARO DELL'AMICO


A ricordare Turone è l'amico Renato Cerbo, esperto di neuropsichiatria infantile, che aiutò il consigliere regionale in quel lontano 1993 nella stesura di una parte del suo "libro verde".
«In tutti questi anni», scrive Renato Cerbo su Abruzzo Liberale, «mi sono chiesto tutte le volte che mi ritrovavo per le mani il suo "libro verde", come fosse stato possibile che tutte quelle denunce così dettagliatamente descritte, potessero essere state ignorate dalla magistratura, dalla politica, dalla gente stessa. Mi chiedo ancora oggi come sia stato possibile che ci siano voluti 15 anni prima di scoprire uno scandalo conosciuto da tutti, medici, politici, amministratori, giornalisti, magistrati e quant'altro. Come era possibile che dopo varie dimissioni dei presidenti, della commissione di inchiesta non era successo nulla?».
Nella prefazione del suo libro Turone (eletto tra le sinistre) dichiara di essere stato minacciato più volte, di essere stato oggetto di attacchi personali, oltre che da settori del sindacalismo aziendale anche da parte di politici di vari settori che sospettava vicini ad Angelini.
«Turone fu profondamente amareggiato soprattutto del mancato sostegno alla sua personale battaglia e del conseguente isolamento in cui cadde», ricorda Cerbo, «a parte pochissimi amici che non hanno mai smesso di ricordare la sua cultura sociale e la sua formidabile intuizione politica.
Ho sempre pensato che il giorno in cui si suicidò, pochi anni dopo, non fosse dovuto, come riportato brevemente dagli organi di stampa, all'angoscia di essere malato di cancro ma anche e soprattutto alla solitudine ed al dolore morale di vedere tanta indifferenza tra la gente comune, la stessa indifferenza che è durata tanti anni ancora».

… LA RESPONSABILITA' MORALE

«E per questo», aggiunge Cerbo nel ricordo scritto appena 3 giorni gli arresti eccellenti del 14 luglio scorso, «che penso che la responsabilità morale, non tanto del suo suicidio, ma soprattutto del mancato ascolto del suo grido di dolore durato 15 anni per il degrado della vita pubblica ed in particolare della sanità abruzzese, non è solo delle persone che saranno condannate per i fatti riportati sulla stampa, ma anche di tutte le persone che non hanno visto o voluto vedere quello che era sotto gli occhi di tutti e che nulla hanno fatto pur potendolo fare per dolo o omissione.
Se più di una persona avesse ascoltato Turone, se tante persone lo avessero seguito nella sua denuncia chiara e dettagliata, oggi la Regione Abruzzo non sarebbe nella condizione attuale e forse non ci dovremmo vergognare di essere abruzzesi agli occhi di mezzo mondo».

17/09/2008 8.34

(Continua...)