Arit, cococo e consulenti fantasma: la bufera si avvicina

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il clima è decisamente teso. L'apprensione alle stelle. I timori che il pentolone delle raccomandazioni possa essere scoperchiato sono sempre di più. E, ieri, dopo il nostro articolo si sono susseguite numerose telefonate tra noti esponenti politici dei Ds ed i vertici dell'agenzia regionale, Arit.
Quello che potrebbe emergere sono sostanzialmente nomi, una lista molto lunga di persone che sono state chiamate a lavorare seguendo strade in qualche modo preferenziali.
Forse è per questo che è meglio non renderle pubbliche nonostante un preciso obbligo di legge, nonostante la trasparenza che oggi spaventa sempre più.
Potrebbe essere questo il motivo per cui, per esempio, moltissimi consulenti potrebbero non essere stati dichiarati pubblicamente.
Meglio evitare collegamenti imbarazzanti o evidenziare conflitti di interesse, centri di potere e di comando tanto la gente sta sempre buona...
Per esempio, meglio non dire chiaramente che alcuni professori universitari hanno costosi incarichi con l'Arit, professori magari indicati dal mondo della politica e pronti ad adeguarsi al dettato del partito.
Ma a spaventare di più sono le domande dei carabinieri inviati dalla procura dell'Aquila.
I militari stanno continuando a svolgere anche in questi giorni le indagini sulle assunzioni di amici e parenti legati soprattutto a dipendenti regionali e a moltissimi dirigenti.
Il loro compito e ricostruire la complicata mappa degli interessi e dei legami che potrebbero aver avuto pesantissimi riflessi anche sulla genuinità dell'attività amministrativa.
Moltissime persone informate dei fatti sono già state ascoltate ed interrogate su diversi cococo con cognomi "importanti".
Cognomi di dirigenti regionali, di politici, di mogli o fratelli, cognati… Accontentare un dirigente che è pur sempre responsabile della firma sugli atti può essere un'ottima cosa per un politico che così non avrà ostacoli sulla propria strada, qualunque essa sia.
Così si sistemano soprattutto figli, magari iniziando da precari con la promessa futura di stabilizzazione.
I concorsi meglio evitarli il più possibile… La polizia giudiziaria sta cercando di fare chiarezza su una serie di situazioni molto dubbie.
Gli inquirenti sarebbero arrivati anche ad occuparsi di uno strano caso di consulenza (nemmeno a dirlo fantasma) nell'Arit della figlia di un giudice che sarebbe stato chiamato a decidere su alcune controversie che riguardavano la stessa agenzia.
Uno strano conflitto di interesse che probabilmente sarebbe passato sotto silenzio se quella sentenza non fosse stata completamente ribaltata in appello e a distanza di mesi incredibilmente inapplicata.
C'è fermento anche in quella parte del Pd che un tempo si chiamava Ds e che avrebbe avuto in "dono" gran parte della "gestione" del personale.
Ma lo strano silenzio continua a regnare anche se il messaggio fatto recapitare direttamente ai vertici dell'Arit è stato chiaro: non possiamo difendere più nessuno.
È già vista l'aria che tira…
Eppure potrebbe essere una bella mossa scoprire le carte in tavola e fare pubblica ammenda ed in questo modo contribuire fattivamente alle indagini in corso.
Sarebbe bene che i responsabili ad ogni livello spieghino come sono state gestite le assunzioni clientelari ed in cambio di cosa (anche di cosiddetti precari) in Regione e negli altri enti a partecipazione pubblica.
Sarebbe una bella mossa, chissà magari scatteranno nuove telefonate per consulenze e consigli per decidere la linea di comunicazione migliore.
Invece prevarrà ancora una volta il silenzio.
E' solo questione di un paio di mesi… il 30 ci sono le elezioni.

04/09/2008 13.27

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