Arit, alla ricerca dei consulenti fantasma…

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Una inchiesta sulle assunzioni in Regione di parenti, amici e compari di partito va avanti -dopo numerosi esposti sono seguiti i sequestri di documentazione- e forse si apre un parallelo filone sulle consulenze fantasma.
ABRUZZO. Una inchiesta sulle assunzioni in Regione di parenti, amici e compari di partito va avanti -dopo numerosi esposti sono seguiti i sequestri di documentazione- e forse si apre un parallelo filone sulle consulenze fantasma.


Se la legge impone di pubblicare sui relativi siti internet le consulenze (prestazioni di servizio e di opera a pagamento, nelle quali a torto o a ragione lo stesso ministro Brunetta ha fatto rientrare anche i cococo) che cosa succederebbe nel caso in cui qualcuno avrebbe provato a barare?
Sono state effettuate verifiche in questo campo?
Sono state avvertite quelle amministrazioni che hanno fatto finta di non sentire il ministro che gli intimava di inviare la lista con i nomi?
E se i consulenti dichiarati fossero in realtà solo una parte rispetto a quelli regolarmente pagati, con tanto di contratto e fatture protocollate?
Di sicuro per alcuni casi si potrà trattare di "dimenticanza", di sviste.
Sta di fatto che in questi mesi sono fioccate le segnalazioni che hanno riguardato diversi enti locali come Comuni e Province che avrebbero "coperto" consulenti vivi e vegeti, pagati e regolarmente al lavoro.
Altro discorso per quelle amministrazioni che, risolvendo il problema alla radice, non si sono attenuti all'obbligo di legge ed hanno deciso di non pubblicare proprio niente.

LO STRANO CASO DELL'ARIT

Ora se c'è un ente in regione di cui si parla poco, quasi nulla, è l'Arit dal curioso destino: della serie quando l'originale deve cedere il passo alla copia.
E sì perché con l'avvento di Abruzzo Engineering (ente partecipato dalla Regione voluto fortemente dall'ex presidente Del Turco che ha messo alla presidenza il braccio destro Lamberto Quarta) molte delle competenze che sarebbero spettate di diritto all'Arit sono passate al nuovo soggetto giuridico una s.c.p.a.
Un nuovo scatolone per recuperare qualche poltrona e far gestire appalti da sei cifre.
Alle polemiche dei mesi scorsi si è aggiunta una bacchettata del garante per la concorrenza che ha ravvisato irregolarità nell'affidamento di alcuni appalti proprio ad Abruzzo Engineering .
E mentre Abruzzo Engineering subisce l'attenzione della magistratura che dalla sanità si starebbe spostando tra le scartoffie della società, l'Arit rimane a guardare tranquillamente nel suo cono d'ombra.
Eppure tra le persone che "marcano il cartellino" vi sono tantissimi volti noti alla politica, candidati nelle liste e poi riciclati, qualche dirigente può contare in famiglia qualche amministratore locale di spicco.
Da sempre chiacchierato ente utilizzato per sistemare numerosi parenti e amici; l'area di influenza è quella del Teramano, e se c'è stato qualcuno da "riciclare" da Roseto e dintorni è probabile che attualmente lavori all'Arit.
Ma il problema ora diventano le consulenze.
Sul sito internet si trovano soltanto due nomi.
Come è possibile allora che un ente possa funzionare se qualche "maligno" assicura che ufficialmente vi sarebbe un solo dipendente a tempo indeterminato?
Sono assunti ma a tempo determinato anche i tre direttori.
E il resto?
Di sicuro non sono consulenti, vista la dichiarazione pubblica.
Saranno cococo non ricompresi volutamente nella lista delle "consulenze"?
Ma cosa pensare se ci si imbattesse in vere e proprie relazioni di consulenze che dovrebbero certificare il lavoro svolto da professionisti che non figurano nell'elenco pubblico?
Bisognerebbe poi accertare i criteri di selezione che non sembra siano stati pubblici.
Come è giusto intorno all'Arit ruotano professionisti noti (a questo punto però non si capisce a che titolo) che prestano la loro opera di sicuro non gratuitamente visto che vengono erogati molti soldi.
Che vi siano davvero consulenti fantasma che operano all'ombra della politica?

03/09/2008 8.41

DAL SITO DELL'ARIT

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