Del Turco & C. volevano "scippare" il gruppo Villa Pini ad Angelini

Alessandro Biancardi

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Del Turco & C. volevano "scippare" il gruppo Villa Pini ad Angelini
INCHIESTA DEL TURCO. PESCARA. Si lavora freneticamente in procura in vista dell'incidente probatorio di lunedì prossimo. Dopo un paio di settimane di ferie alternate e di rallentamento dell'attività investigativa, le forze di polizia impegnate e i magistrati approntano gli ultimi ritocchi alla documentazione e alla strategia per arrivare preparati all'importante appuntamento.
L'obiettivo è quello di "congelare" le dichiarazioni dell'imprenditore Vincenzo Angelini in modo da renderle utilizzabili anche nel processo.
Infatti, non basta che le confessioni siano state rese davanti ai pm ma queste devono essere ripetute in contraddittorio alla presenza degli avvocati degli indagati e davanti al giudice terzo.
Solo così quelle dichiarazioni -che hanno provocato un terremoto mai visto prima in Abruzzo- avranno valore giuridico all'interno del processo e diventeranno "prova".
Angelini ha l'obbligo giuridico di presentarsi ed è questa l'unica certezza.
E' probabile che ripeterà quanto ha già affermato, probabilmente precisando meglio alcuni aspetti anche grazie al fuoco di fila di domande da parte dei difensori.
Non c'è, invece, alcuna certezza sulla presenza dei 35 indagati della maxi inchiesta sulla sanità, molti dei quali probabilmente preferiranno rimanere a casa pur essendo dispensati eccezionalmente (la gran parte, infatti, è ancora agli arresti domiciliari).
Non si esclude che qualcuno vorrà invece essere presente per guardare negli occhi il nemico numero uno o per lanciare messaggi alla stampa…

NUOVI ELEMENTI DAI SEQUESTRI

Dallo scorso 14 luglio gli inquirenti hanno dovuto esaminare insieme ai due periti una ingente mole di documentazione che secondo quanto si apprende avrebbe confermato in gran parte l'impianto accusatorio e probabilmente agevolato l'apertura di nuovi fronti.
Le indagini, infatti, sarebbero ancora in una fase di potenziale sviluppo.
E' certo, infatti, che ci sono ancora ambiti da chiarire e filoni aperti come quello relativo alla clinica dell'Aquila Sanatrix, quello relativo alla delibera 58 di cessione dei crediti alla Deutsche Bank e al ruolo preciso di questo istituto di credito.
Un altro settore di indagine riguarderebbe poi direttamente Abruzzo Engineering.
E' anche probabile che saranno effettuati nuovi sequestri mirati alla ricerca di documenti precisi di cui si conosce l'esistenza.
Dal canto loro gli avvocati difensori degli indagati cercheranno di screditare il più possibile l'accusatore e di mettere in dubbio quanto affermato dall'imprenditore e riscontrato dagli inquirenti.
La domanda centrale allora potrebbe diventare: perché Angelini si è deciso solo ora a parlare?
La tesi difensiva degli accusati potrebbe essere quella di una "vendetta" dell'imprenditore nei confronti delle nuove disposizione in materia sanitaria del centrosinistra che avrebbero in qualche modo eroso i suoi privilegi accumulati in molti anni.
La risposta che si trova in diversi passaggi dell'ordinanza di custodia cautelare -che riporta non integralmente i verbali dell'imprenditore della sanità- potrebbe essere diversa e celata in aspetti ancora poco noti della vicenda.
Angelini più volte ha confermato ai pm come la giunta di centrosinistra lo abbia «spremuto più delle altre», che gli abbia creato enormi problemi e messo con le spalle al muro.
Ma forse la vera ragione che ha spinto Angelini a parlare è stata la paura di perdere tutto e svendere il suo gruppo.
Gli inquirenti infatti avrebbero le prove che dimostrerebbero tutta una serie di manovre che l'ex giunta di centrosinistra, capeggiata dall'ex presidente Ottaviano Del Turco, stava operando a favore della vendita del gruppo Villa Pini tenendo fuori però lo stesso proprietario.

LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE CONFERMANO IL RACCONTO


Le intercettazioni telefoniche -anche se successive alle numerose dazioni, presunte tangenti- confermerebbero in parte il racconto di Angelini, soprattutto quelle inerenti la vicenda di Villa Letizia dell'Aquila dell'imprenditore Vittorini che aveva espresso la volontà di acquistare la Sanatrix, volontà appoggiata «dal comitato d'affari nell'interesse di Vittorini».
Tutto questo accadde all'inizio del 2008 ed Angelini iniziò a subodorare che il suo impero poteva essere in pericolo.
Le trattative furono burrascose e si interruppero bruscamente.
Le indagini però hanno evidenziato pressioni forti dell'ex giunta per favorire Vittorini.
A questo si devono aggiungere anche i diversi tentativi da parte di Del Turco riguardo alla cessione dei crediti in favore della Deutsche Bank verso la quale -scrive il giudice Maria Michela Di Fine- l'ex presidente aveva «interessi diretti».
Ma quali sono questi interessi diretti di cui si parla?
E' forse questa la ragione per cui da quando Del Turco è stato nominato presidente si è parlato molto spesso di questo istituto bancario che tra le altre cose aveva firmato con la Regione anche un non meglio precisato accordo per fare uno studio di fattibilità per la costruzione di un maga aeroporto sul mare ad Ortona?
Dunque Angelini sarebbe stato costretto a scegliere la Deutsche Bank ed abbandonare la sua banca, ed "invitato" a cedere i suoi crediti «provocando un vantaggio» all'istituto di credito che non aveva superato una selezione pubblica.
Altro aspetto che le indagini dovranno chiarire è poi quello ancora avvolto nell'ombra dei colloqui riservati tra Del Turco e la famiglia De Benedetti titolare del gruppo Holding Servizi Sanità che avrebbe dovuto comprare Villa Pini.
La trattativa però era portata avanti dall'ex presidente della Regione all'insaputa di Angelini. Anche di questo sono convinti gli inquirenti che citano decine di telefonate intercettate.
Perché Del Turco si stava interessando direttamente della vendita della clinica di Chieti?
Quel che è certo è che l'ex presidente venne seguito dai finanzieri fin sotto l'abitazione di De Benedetti ove avvenne l'incontro preliminare.
Ma come si sarebbe convinto o costretto Angelini a cedere la sua amata clinica questo resta un mistero.
Dunque si stavano creando poteri forti ed alleanze che avrebbero potuto definitivamente legare le mani all'imprenditore teatino e che, allo stesso tempo, lo scorso mese di maggio avrebbero portato Angelini, in accordo con il suo avvocato Sabatino Ciprietti a raccontare la sua verità. Che sia stato un disperato tentativo di difendere il suo gruppo?
Anche di questo sono assolutamente certi gli inquirenti che potrebbero anche utilizzare i nuovi riscontri emersi nel frattempo e "testare" la completa attendibilità del confessore-concusso-corruttore-indagato.

02/09/2008 11.40

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