Quanta attenzione per la "polveriera" Abruzzo

Alessandro Biancardi

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INCHIESTA DEL TURCO ABRUZZO. Finalmente si parla dell'Abruzzo. Nelle stanze romane del potere, ed in tutte quelle che contano dello stivale, la parola "Abruzzo" esiste. E sono in molti ad aver imparato bene come Pescara non sia mai stata in Molise… Lo scandalo delle presunte tangenti e della sanità, l'arresto di Del Turco hanno destato improvvisamente attenzione e apprensione in questa strana estate italiana.
Dallo scorso 14 luglio, giorno degli arresti, i giornali hanno riportato notizie sulle "improvvise" ed inaspettate vicende abruzzesi dopo anni di isolamento non solo mediatico. Ad un tratto, dunque, le cronache si sono arricchite di una regione in più e se gli inviati dei giornali prestigiosi adesso sono ritornati all'ovile, un occhio di riguardo c'è sempre e di sicuro continuerà ancora per un po'.
Ma perché mai tutta questa attenzione?
Perché mai come dice Di Pietro bisognerebbe spostare i fari su questa piccola porzione di terra italiana, magari con nuove impopolari manovre su giudici e pm?
Perché tanto accanimento da parte di esponenti della politica che conta (quella nazionale per intenderci) sulle vicende che interessano un ex grande esponente socialista e pochi altri politici di rilevanza appena regionale?
C'è agitazione, questo è certo.
Nei corridoi del Parlamento l'argomento ricorre spesso. Qualcosa accade nel Pd ma anche all'interno di Forza Italia (ma che c'entra?). L'unico legame che viene in mente porta dritto al presunto dossier di Masciarelli, l'ideatore delle cartolarizzazioni abruzzesi che avrebbero poi dato la possibilità di lucrare, e non poco, pubblicato dal quotidiano Il Riformista e che parlerebbe anche di presunte tangenti milionarie finite nelle tasche di alcuni politici importanti, abruzzesi e non. Ieri, però, Masciarelli, interrogato a sorpresa in procura, avrebbe negato l'esistenza del dossier che i finanzieri hanno cercato a Roma (ma
non l'hanno trovato) nella redazione del quotidiano di un altro grande
imprenditore della sanità italiana, Angelucci.
Eppure non è la prima volta che a Masciarelli viene accostato un presunto dossier con nomi e cifre, nomi di politici e cifre di tangenti. Nel 2006 poche settimane dopo gli arresti nell'ambito dell'inchiesta sulla Fira il vulcanico avvocato di Masciarelli, l'ex senatore Carlo Taormina, non nuovo a dichiarazioni sensazionalistiche, sostenne
più di una volta di conoscere «fatti e circostanze» e di come «un fiume di denaro fosse finito nelle tasche di moltissimi politici di centrosinistra».
A quell'epoca lo scandalo Fira arrivò come un treno sulla ex giunta di centrodestra che aveva gestito la Fira come una mensa per indigenti ed aveva elargito, secondo la tesi dell'accusa, milioni di euro a società di amici e parenti sulla base di fatture e documenti falsi.
Ecco allora che per equilibrare la questione il legale disse che a sinistra le cose non andavano meglio. Chissà se questa inchiesta sulla sanità darà in qualche modo ragione a Taormina, sta di fatto che ora che le accuse più gravi pesano sul centrosinistra salta fuori un memoriale su Forza Italia… Qualcosa non torna e mentre si attendono nuove bordate sulla procura c'è un altro fatto che non quadra. Ed ancora una volta riguarda l'ex senatore forzista Taormina. Perché Masciarelli ha deciso di non farsi difendere più da questi e ha preferito invece il legale che inizialmente aveva scelto nell'imminenza degli arresti della Fira (fine 2006)? Eppure il giorno dopo gli arresti (il 15 luglio 2008)
Taormina a PrimaDaNoi.it confermava di essere il difensore dell'ingegnere di Taranta Peligna, tentando la prima arringa. Quel giorno era in attesa di una chiamata…


TAORMINA L'EX DIFENSORE "SEDOTTO" E ABBANDONATO


Evidentemente nessuna chiamata arrivò e Masciarelli scelse Giuliano Milia, avvocato di Del Turco, Quarta, ma anche di D'Alfonso, Cantagallo e moltissimi altri.
Una mossa che ha sorpreso.
Nel 2006 Taormina subentrò a Milia e fu chiaro "l'intento politico" della difesa. Che la "rottura" con Taormina sia il segno di una rottura di Masciarelli anche con Forza Italia, un legame certificato da una visita qualche mese fa all'attuale presidente del consiglio, visita mai smentita pubblicamente…? 
«Non so perché non si sia fatto difendere da me», ha detto questa mattina Carlo Taormina a PrimaDaNoi.it.
Si è fatto una idea?
«Nessuna idea ho solo preso atto di questa strategia».
Ha sentito, si parla nuovamente di dossier esplosivi, anche lei in passato ne ha parlato… «Mai parlato di dossier» Ha però detto di sapere che moltissimi soldi sono stati incassati da politici di destra e sinistra… «Ho solo consapevolezze assolutamente granitiche, supportate da elementi di prova… ma tanto, guardi, la questione è chiusa perché tanto resto legato al segreto professionale...» Ma questa scelta di Masciarelli di preferire un altro avvocato è segno di una rottura?
«Ma che rottura… aspetto che Masciarelli esca e mi auguro che per la bontà dei nostri rapporti si possa giungere ad una chiarificazione. Ho preso atto che si fa difendere dall'avvocato che lo difendeva prima.
Per il resto io non ho saputo più niente».
Anche perché continuerà a difenderlo nei processi futuri Fira e ex Delverde… «Certo. Tra amici bisognerà essere intelligenti e chiarire il tutto».
Allora può significare che Masciarelli ha rotto con Forza Italia?
«Non credo proprio, Masciarelli non è mai stato legato a nessuno ed infatti ha svolto il suo ruolo professionale per tutte le giunte. I suoi rapporti con Forza Italia sono sempre stati ad andamento alterno.
In realtà credo che la ragione sia essenzialmente inversa a quella ipotizzata».
Si parla anche di un suo "raffreddamento" con Forza Italia e qualche inimicizia interna… «Nessun raffreddamento tra me e Forza Italia».
Grazie allora la lascio, sarà impegnatissimo.

Sta di fatto che tra le varie correnti forziste ad essere stata presa di mira dal fantomatico dossier è quella che parte da Sabatino Aracu e arriva a Fabrizio Cicchitto. Cosa significhi non si sa.
Certo si potrebbe ipotizzare che l'inchiesta abruzzese sulla sanità e le "verità" dei dossier siano solo un enorme abbaglio.
Questa tesi dovrebbe essere però suffragata da maggiore tranquillità del mondo politico… E se la profezia dipietrista dovesse avverarsi sapremo che la Casta unita trema per le verità che potrebbero essere nascoste nei conti bancari nei paradisi fiscali… mai così vicini a Pescara.

IL SOLLEONE E L'INCHIESTA

Intanto questa mattina via vai di avvocati a Palazzo di Giustizia.
Massimo Cirulli (legale di Pace e Trozzi), Cerella (di Boschetti), un collaboratore di Ciprietti (legale di Angelini), Milia si sono equamente divisi tra Gip Di Fine e Procura.
Bolle qualcosa di nuovo in pentola?
Dell'incidente probatorio invece non si parla molto, perché non sarà come si vede nei telefilm americani: non ci sarà infatti nessun botta e risposta tra accusati ed accusatore in quanto le domande dovranno passare attraverso gli avvocati.
Inoltre - come ha ricordato l'avvocato Cirulli – già durante l'interrogatorio di Pace era stata proprio la difesa a chiedere il confronto, ma senza avere finora nessuna risposta dalla Procura.
Sempre l'avvocato Cirulli, per tirare fuori dalle accuse il suo assistito Trozzi, sta focalizzando la sua attenzione sullo strapotere di Giancarlo Masciarelli all'interno della Fira.
Fu infatti lui a preparare la cartolarizzazione del dicembre 2004, approntando tutta la documentazione che poi portò all'operazione, relegando in secondo piano sia Trozzi che altri esponenti Fira.
Si sta cercando anche di capire chi pagò l'avvocato-consulente Pietro Anello (circa 300 mila euro) e la banca Merryl Linch (circa 3 milioni di euro): sono soldi approvati dal CdA o erogati con altri canali da Masciarelli stesso?
Se si riuscisse a dimostrare che la cartolarizzazione fu realizzata da uno solo, potrebbero cadere molte accuse e questo andrebbe a smontare anche l'accusa contro gli assessori di centrosinistra che votarono la delibera con la Deutsche Bank.
Almeno in teoria.

01/08/2008 17.04