Elezioni regionali, rischio annullamento. La proposta "shock" di Cerulli Irelli

Alessandro Biancardi

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IL PROBLEMA DELLA LEGGE ELETTORALE. ABRUZZO. Abruzzo di nuovo al voto con la vecchia legge elettorale, compresi listino e sbarramento anti sindaci, come voluto per bloccare l'ascesa di Luciano D'Alfonso. In serata la notizia di una proposta decisamente "particolare" per trovare una intesa in un listino bipartisan ed eleggere un consiglio regionale provvisorio. IL SONDAGGIO DI PrimaDaNoi.it: ECCO CHI VINCE SE SI VOTASSE OGGI
Almeno questa è la legge vigente, salvo diverse soluzioni del Consiglio regionale di domani che secondo alcuni non sarebbe titolato a legiferare in maniera elettorale in quanto, con le dimissioni del Presidente della Giunta, il Consiglio in carica può occuparsi solo dell'amministrazione corrente.
Con la vecchia legge in vigore, c'è però un rischio annullamento elezioni.
Il rischio è remoto, ma fondato in punto di Diritto. Ci sarebbe comunque una complicazione post elettorale, tipo caso Salini con le successive sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, anche se in quel caso si trattava di incandidabilità e non di ineleggibilità.
Basterebbe, infatti, che un sindaco di un comune con più di 5mila abitanti o un assessore provinciale si candidasse in una provincia diversa da quella a cui appartiene e potrebbe essere eletto tranquillamente.
Come basterebbe che lo stesso ipotetico sindaco si candidasse anche nella sua provincia, forzando gli sbarramenti del suo partito, e fosse eletto: in caso di dubbio sulla sua eleggibilità potrebbe far riferimento alla sentenza 84/2006 della Corte Costituzionale e soprattutto alla posizione del Tribunale di Pescara, riportata nella stessa sentenza.
Si tratta del pronunciamento per il ricorso di Giorgio D'Ambrosio, il sindaco di Pianella che si vide sbarrata la strada per la Regione e che fece ricorso contro la legge anti sindaci.
L'estensore della sentenza, Sabino Cassese, è uno dei più illustri studiosi di Diritto costituzionale, e basta leggere quello che scrive – soprattutto al punto 5 – per capire che la legge in questione è un obbrobrio giuridico.
«Si tratta di una normativa evidentemente incongrua - scrive Sabino Cassese -: non assicura la genuinità della competizione elettorale, nel caso in cui l'ineleggibilità sia successivamente accertata; induce il cittadino a candidarsi violando la norma che, in asserito contrasto con la Costituzione, ne preveda l'ineleggibilità; non consente che le cause di ineleggibilità emergano, come quelle di incandidabilità, in sede di presentazione delle liste agli uffici elettorali».
All'epoca D'Ambrosio non ebbe grande soddisfazione dalla sentenza: la Corte disse in pratica che non poteva dargli ragione perché aveva dimostrato solo “l'intenzione” di candidarsi, ma non si era candidato.
Se eletto, forse sarebbe rimasto in carica. Il pericolo che ora si corre è che qualcuno possa candidarsi, anche contro la legge vigente ed essere eletto. Come si potrebbe aprire un'altra falla in tutto il meccanismo: qualcuno potrebbe presentare richiesta di annullamento delle elezioni, in quanto non tutti i cittadini sarebbero stati uguali di fronte alla legge.
E questo è un lusso che oggi l'Abruzzo non può permettersi.
Molto dipenderà però dal consiglio regionale straordinario:riuscirà o meno a cancellare la norma anti-sindaci?

Sebastiano Calella 30/07/2008 10.03


DAL CILINDRO DI CIRULLI IRELLI LA PROPOSTA BIPARTISAN

C'è una proposta del professor Vincenzo Cerulli Irelli, la mente giuridica di molte iniziative della Regione, per superare l'impasse della legge elettorale abruzzese.
Una proposta bipartisan che dovrebbe servire a raffreddare gli animi e ad avere un momento di riflessione condivisa da tutti, per far ripartire l'Abruzzo.
Quasi in perfetta sintonia con l'appello di Remo Gaspari, il progetto prevede di andare alle elezioni in “forma negoziata”: centrosinistra e centrodestra trovano l'accordo su un Presidente al di sopra delle parti, possibilmente non un politico di professione (già si fanno i nomi di alcuni professori universitari).
Accanto a lui il listino di 8 nomi, con tre candidati ciascuno per centrodestra e centosinistra e due di scelta presidenziale.
Poi le singole liste dei partiti si scontrerebbero con un sistema di proporzionale pura. Dai risultati si avrebbe un quadro esatto delle forze in campo, ma questo non influirebbe sulla gestione del governo regionale.
Infatti, gli accordi pre-elettorali prevederebbero quattro-cinque punti irrinunciabili, da attuare al più presto per poi sciogliere l'Assemblea eletta e tornare al voto con una nuova legge, meglio articolata e non pensata in forma strumentale.
Infatti, il primo punto da attuare sarebbe proprio la nuova legge elettorale, seguita dai regolamenti attuativi dello Statuto, dalla legge urbanistica (che peraltro è già quasi pronta) e dalle grandi infrastrutture strategiche.
Il significato di questa proposta, al di là delle critiche che già qualcuno avanza, è solo quello di favorire una decantazione del clima politico arroventato: ciascuna forza politica è chiamata ad una riflessione costruttiva per l'Abruzzo, superando steccati tradizionali e contrapposizioni strumentali.
L'accoglienza a sinistra non sembra però favorevole: il progetto non avrebbe le gambe per camminare e la richiesta di votare in questo modo «non starebbe né in cielo né in terra».
D'altra parte, si aggiunge, tutta questa incertezza per votare non c'è: basta ricordare che c'è lo Statuto regionale, che è la Carta costituzionale della Regione, che già indica come e chi votare, ad esempio 42 Consiglieri.
E per il principio della gerarchia delle fonti normative, questa è la strada maestra da seguire.
Al contrario, questa nuova proposta a-politica o governo dei tecnici rischierebbe solo di far perdere altro tempo all'Abruzzo.
Un'interpretazione questa che forse non coglie il senso della proposta: favorire l'incontro e non lo scontro politico, un modo nuovo per costruire un futuro meno problematico per la Regione.
E proprio in questo clima di scontro l'abolizione della norma anti sindaci, all'odg del Consiglio regionale, chiesta dal PD e contestata dall'opposizione e da parti della stessa maggioranza, rischia di non passare.
Il che renderà ancora più difficile la gestione delle prossime elezioni.

Sebastiano Calella 30/07/2008 22.14