Del Turco, Robespierre, la ghigliottina e la Francia del '700

Alessandro Biancardi

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Del Turco, Robespierre, la ghigliottina e la Francia del '700
ARRESTI DEL TURCO ABRUZZO. Uno degli accostamenti che riemerge spesso negli ultimi tempi, soprattutto nella cronaca giudiziaria, è quello tra alcune vicende abruzzesi e la Francia del 1700, quella scossa da tumulti popolari, dal dominio assoluto e dalla Rivoluzione francese. Rievocazioni storiche, atmosfere, paragoni, coincidenze e date che potrebbero aggiungere particolari in più alle vicende abruzzesi di questi giorni. IL NO DI BALESTRINO ALLA CERTIFICAZIONE DEI CREDITI GLI APPELLI AL TRIBUNALE DEL RIESAME: PER ORA NESSUN RESPONSO

 LA VIGNETTA DI GIO


Esattamente un anno fa PrimaDaNoi.it parlava di «clima da Francia di fine 700», raccontando il tumultuoso consiglio comunale straordinario di Pescara sulle ormai note vicende dell'acqua avvelenata.
In quel caso, dopo mesi di polemiche feroci e di documenti, per la prima volta l'allora presidente dell'Ato, Giorgio D'Ambrosio, e il presidente dell'azienda che gestisce servizio idrico, l'Aca, Bruno Catena, affrontarono per la prima volta il pubblico spiegando le loro ragioni.
La gente reagì molto male, anche perché nel frattempo vessata da una crisi idrica del tutto prevedibile.
Vi furono urla, slogan e contestazioni feroci che solo i vigili urbani poterono sedare.
Da una parte la gente, dall'altra quegli amministratori che avevano tradito le aspettative finendo poi indagati nella successiva inchiesta della procura.
E in tema di tangenti e corruzione a parlare di Francia del 700 fu il giudice per le indagini preliminari, De Ninis, nell'inchiesta di Montesilvano, Ciclone.
Il giudice descrivendo l'azione dell'ex sindaco poi arrestato, Enzo Cantagallo, paragonava quest'ultimo al sovrano assoluto Luigi XIV detto il "Re Sole", a sottolineare non solo il suo incondizionato potere ma anche il suo agire al di sopra di qualunque regola.
Era questo secondo il gip il clima che si viveva nella Montesilvano delle tangenti.
Anche nella mega inchiesta che ha scosso la nostra regione nel campo della sanità e che ha falcidiato la giunta Del Turco curiosamente ritorna spesso la Rivoluzione francese e quel clima di terrore… Già qualcuno ha fatto notare come il terremoto più potente della storia d'Abruzzo sia scoppiato proprio il 14 luglio, data nella quale si ricorda proprio la Rivoluzione francese del 1789 quando i francesi occuparono la Bastiglia e liberarono i prigionieri e si decisero a combattere la monarchia oppressiva.
Eppure fu lo stesso Del Turco in una occasione ben precisa,un incontro pubblico, a tirare in ballo ancora le vicende francesi con un aneddoto che indignò già all'epoca dei fatti, dal sapore incerto di minaccia di chi detiene un potere e se attaccato può difendersi con ogni mezzo.

DEL TURCO, I NIPOTINI E ROBESPIERRE

Il momento storico in cui si inserisce l'episodio narrato all'interno dell'ordinanza di custodia cautelare del gip, Maria Michela Di Fine, è quello della braccio di ferro tra l'associazione Aiop, presieduta da Luigi Pierangeli, nemico e concorrente di Angelini, e la giunta Del Turco nelle persone dello stesso presidente della Regione, del suo braccio destro, Lamberto Quarta, e dell'assessore alla sanità Bernardo Mazzocca.
Era la fine del 2006 e si stava lavorando per il nuovo piano sanitario ma per gettare le nuove linee guida e per riordinare l'intero settore c'era bisogno di un'analisi precisa di quello che era stato il passato.
Era necessario conoscere i numeri per poi pianificare il futuro, era la tesi di Pierangeli, che con una serie di richieste di accesso agli atti voleva conoscere i dati riguardanti i ricoveri ed il rimborso alle cliniche di Angelini perché sospettava che qualcosa non filasse nel verso giusto.
In realtà, qualche dato lo stesso imprenditore della sanità lo possedeva già ed era sicuro che il suo concorrente fosse stato avvantaggiato con la manipolazione dei numeri, con ricoveri gonfiati e rimborsi non dovuti. Si instaurò un braccio di ferro basato tutto sulla negazione della trasparenza. Nella vicenda si aggiunse poi la sparizione misteriosa di un verbale oltre al ritardo della pubblicazione sul sito Internet dei dati relativi alle Sdo.
La mattina del 13 novembre 2006 l'assessore Mazzocca ed il responsabile dell'Agenzia sanitaria Di Stanislao, contrariamente a quanto era già stato predisposto, invitarono l'Aiop ad anticipare le prime proposte di riordino.
Ma tale invito sarebbe stato in contrasto con quanto precedentemente stabilito e la riunione culminò nell'abbandono del tavolo da parte degli esponenti delle cliniche private.
«Le ritorsioni sarebbero state immediate, posto che già il giorno successivo Bucciarelli, su disposizione di Del Turco, comunicava il rinvio della prima riunione del tavolo tecnico fissato per quello stesso giorno presso l'assessorato», si legge nell'ordinanza.
Lo stesso assistente dell'assessore alla sanità aveva annunciato che il presidente della regione aveva disposto di convocare singolarmente, presso la presidenza, i titolari delle cliniche iniziando dal 17 novembre 2006 con Pierangeli.
Il presidente dell'associazione delle cliniche, però, era contrario a questa metodologia imponendo comunque una riunione collettiva.
Così il 17 novembre, contrariamente a quanto voluto da Del Turco, si tiene il tavolo tecnico al quale siedono anche gli altri esponenti delle cliniche private (Aiop). Del Turco è visibilmente contrariato per la metodologia impostagli.

«Il presidente Del Turco ha presentato brevemente ed ha subito ceduto la parola all'assessore il quale l'ha girata immediatamente al prof. Di Stanislao, che ha iniziato ad illustrare i criteri che avrebbero condotto alla predisposizione di una bozza del piano di riordino», ha raccontato agli inquirenti Pierangeli, «io l'ho subito interrotto ed ho posto immediatamente la questione dei dati. Ho detto che senza la disponibilità dei dati, senza un lavoro serio su un tavolo tecnico, non sarebbe stato possibile affrontare un argomento così delicato. La discussione si è accesa abbastanza, perché in particolare Quarta sosteneva l'inutilità della disponibilità di questi dati. Allora gli ho fatto presente che per quelli che erano i dati in nostro possesso vi erano situazioni gravemente difformi rispetto alla media delle altre cliniche e secondo noi assolutamente non rispondenti alla normativa vigente». Pierangeli ovviamente faceva riferimento alle irregolarità emerse dai ricoveri di Villa Pini e delle altre cliniche del gruppo Angelini.

«A quel punto ho detto che a nostro giudizio c'erano situazioni che si potevano considerare anche illegittime. A quel punto, tanto Quarta quanto il presidente Del Turco mi hanno detto che se ritenevamo che ci fossero delle irregolarità avremmo dovuto rivolgerci alla magistratura perché loro non erano magistrati e che quindi non erano tenuti a verificare certe situazioni».

Il clima evidentemente si infervora, i toni si alzano ed è a questo punto che si inserisce l'aneddoto raccontato da Pierangeli.

«Devo dire che è stata fatta una battuta anche molto pesante sul punto dalla presidente perché poi tornando sulla questione della magistratura io ho detto: "va bene, se ritenete che sia l'unica soluzione, se non vi ritenete competenti, ci rivolgeremo alle istituzioni". A quel punto è stato riferito dal presidente un aneddoto circa il fatto di essere stato pochi giorni prima a Parigi, in Place de la Concorde, e di aver mostrato ai nipoti il luogo dov'era la ghigliottina, riferendo che Robespierre l'aveva istituita e aveva decapitato il re è che alla fine, però, c'era finito anche lui, chiudendo, poi, l'affermazione con una frase del tipo che quando si iniziano certi percorsi e ci si rivolge a certe istituzioni si sa quale è la prima testa che cade ma non si sa quale è l'ultima. Quindi, insomma, un clima non troppo sereno».

«FASTIDIO PER LA TRASPARENZA E LA CONCERTAZIONE»

Anche il gip Di Fine sull'argomento è piuttosto duro e scrive:
«evidentemente chiedere riunioni con più persone, anziché incontri separati e redigere verbali, nel rispetto di regole di trasparenza e di confronto, non rientrava nella modalità di concertazione cui era abituato Del Turco, abituato ad incontri separati (e spesso munifici) con Angelini. Sarebbero poi rimaste lettera morta gli inviti inoltrati dall'Aiop per ottenere la copia del verbale della riunione del 17 novembre 2006».
Insomma una contrapposizione resa possibile con una amministrazione del potere priva della obbligatoria trasparenza che aveva di fatto messo in una posizione di inferiorità l'associazione delle cliniche private che non riusciva ad accedere nemmeno agli atti pubblici, mentre il loro concorrente Angelini, poteva accedere a quegli atti in ogni momento.
Tale sistema di illegalità -scrive il giudice- poi porterà a mantenere le stesse modalità anche per l'approvazione della delibera 58 firmata il 29 gennaio del 2008 che «consentiva ancora una volta al gruppo Angelini di beneficiare di un regime di favore rispetto alle altre case di cura e di conseguire l'ingiusto profitto patrimoniale derivante dall'aver evitato che l'istituto Deutsche Bank si rivalesse nei confronti delle case di cura del gruppo per effetto dei contratti di cessione dei crediti ed allo stesso istituto bancario per l'impegno della Regione al pagamento della somma. L'adozione della delibera, dunque, risultava caratterizzata dai medesimi meccanismi di illegalità che avevano accompagnato le precedenti vicende oggetto di esame nella parte già tratta».

28/07/2008 10.55






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IL NO DI BALESTRINO ALLA CERTIFICAZIONE DEI CREDITI

Abruzzo. Antonio Balestrino, manager dell'Asl di Pescara si rifiutò di certificare i crediti delle cliniche del 2006. Il no arrivò il 14 febbraio scorso, in una riunione con altri dirigenti del settore e alcuni componenti della Deutsche Bank. Fu un giorno difficile per Balestrino, pressato da richieste continue, un giorno in cui lui, poi raccontò, si sentì trattato «come una pezza».
La riunione era stata organizzata da Lamberto Quarta, segretario della presidenza (che poi, dopo qualche minuto dall'inizio dell'incontro sparì nel nulla) a Palazzo Centi, nella sala rossa, al primo piano.
30 persone in tutto tra direttori generali, direttori amministrativi, responsabili uffici di ragioneria delle Asl e un rappresentante della Deutsche Bank.
La convocazione, ricordò Balestrino riguardava «adempimenti in riferimento alla cessione del credito a Deutsche Bank». Ma in realtà i dirigenti si sono trovati davanti all'arduo compito di sottoscrivere gli atti della transazione dei crediti, ma nessuno era pronto a farlo.
«La delibera ci è arrivata all'improvviso», raccontò Balestrino che segnalò anche a Quarta che la firma finale non era nell'oggetto della convocazione della riunione.
Durante la riunione così è stato richiesto alle direzioni aziendali di certificare le prestazioni di quel periodo, adempimento per le quali, però, come spiegò lo stesso manager dell'Asl pescarese, «le aziende non hanno competenze secondo il regime vigente per l'anno 2006».


«FIRMARE O MORIRE»

Insomma nessuno era preparato a certificare i crediti seduta stante ma le pressioni aumentarono con il passare dei minuti. «Durante la riunione si prospettava la necessità di redigere seduta stante l'atto di transazione», raccontò ancora Balestrino ai pm. Mentre lui diceva di no spuntò fuori anche uno della Deutsche Bank (di cui il manager non sa il nome) e che «fissava anche un aspetto che a noi non era noto, ovvero che quello era un momento finale, firmare o morire, insomma».
Balestrino contestò il fatto che non si poteva firmare la certificazione dei beni certi e esigibili senza la verifica del 2006 che ci sarebbero state il mercoledì successivo. «Per cui si doveva sottoscrivere un atto i cui contenuti, in termine di numeri, valori economici, non potevano essere certi».
«C'era una pressione per chiudere quell'atto», raccontò ancora.
«Quello della Deutsche Bank mi ha chiamato anche "chimicamente simpatico" quindi non ce l'aveva con me. Era l'ultimo giorno che avrebbe avuto tempo per fare la transazione ha preferito allontanarsi dalla riunione perché dice che quelle cose potevano avere anche dei riflessi a livello dei mercati per quanto riguarda il comportamento della regione che nel frattempo emette bond…» E nel primo pomeriggio, nel corso di una telefonata con Quarta Balestrino sfogò tutta la sua amarezza e disse di essersi sentito ricattato e offeso, aggiungendo che questo fatto proprio non gli andava giù. Quarta gli chiese cose fosse successo e il manager rispose che si era raggiunto il limite e che avrebbe contattato i suoi legali a Parma per tutelarsi. Balestrino aggiunse che doveva firmare «per forza un accordo transattivo in contrasto con dei documenti che avevano deciso gli sarebbero stati dati in seguito». Una vera follia, insomma.
Il giorno seguente, in una telefonata intercettata dalla procura tra Lamberto Quarta e Camillo Cesarone, il secondo raccontò che Del Turco si era arrabbiato «perché lui ci ha messo la faccia mentre Balestrino si è permesso di non firmare».


28/07/2008 10.55






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GLI APPELLI AL TRIBUNALE DEL RIESAME


Per oggi è fissata una udienza del Tribunale del Riesame dell'Aquila, per la discussione dell'appello presentato dall'avvocato Francesco Carli, difensore di Vito Domenici, ex assessore regionale alla Sanità.
Il tribunale dovrà in sostanza valutare la correttezza del provvedimento del giudice per le indagini preliminari che ha negato la scarcerazione.
In questo ambito dovranno, dunque, essere presi in considerazione gli indizi che hanno fatto propendere il gip per un'alta possibilità di inquinamento probatorio, di reiterazione del reato, di pericolo di fuga.
Sono, infatti, questi gli elementi che soli possono giustificare una misura cautelare che per Domenici è stata stabilita negli arresti domiciliari.
Ma quella che sta iniziando sarà una settimana importante sul fronte degli appelli presentati per la revoca delle misure cautelari.
Nei prossimi giorni si attendono le decisioni anche per gli altri: Del Turco, Quarta, Masciarelli, Bucciarelli, Boschetti, Conga e Zelli.
Tutti hanno chiesto la revoca delle misure cautelari o in alternativa una misura meno afflittiva, come il caso dell'ex assessore Boschetti, rinchiuso nel carcere di Lanciano, che ha chiesto gli arresti domiciliari. Impossibile fare previsioni ma è probabile che in caso di accoglimento di alcune delle richieste le misure possano solo essere attenuante essendo improbabile la cancellazione in toto e dunque la messa in libertà.
Questa settimana inoltre dovrebbe essere decisiva anche per le azioni della procura relativa ai sequestri dei beni degli indagati che potrebbero essere stati proventi di reati o semplicemente non essere giustificati rispetto ai redditi dichiarati, lasciando così agli stesi indagati l'onere di provare il contrario.

28/07/2008 11.28

TRIBUNALE DEL RIESAME, GIORNI DI ATTESA PER GLI INDAGATI

Il Tribunale del Riesame dell'Aquila stamattina ha discusso l'appello presentato dall'avvocato Francesco Carli, legale di Vito Domenici. La decisione dovrebbe arrivare entro la settimana. L'ex assessore alla Sanità si trova adesso ai domiciliari e il suo avvocato ha spiegato che sarebbero cessate le condizioni per tenere ancora in piedi la misura cautelare.
Al momento solo Mazzocca ha ottenuto la liberta' ma con l'obbligo di dimora a Caramanico, suo paese d'origine.
L'attesa c'è anche per le sorti di Del Turco ma il suo legale Giuliano Milia, che questa mattina ha fatto visita al suo cliente nel penitenziario di Sulmona, ha spiegato che «il tribunale del riesame dell'Aquila, non ha ancora fissato la data per la discussione».
Secondo Milia del Turco «sta bene come una persona che sta in carcere».

28/07/2008 16.45