Documenti spariti dal web, «un altro stratagemma per salvaguardare Angelini»

Alessandro Biancardi

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Documenti spariti dal web, «un altro stratagemma per salvaguardare Angelini»
ARRESTI DEL TURCO ABRUZZO. Un occhio di riguardo per Villa Pini: c'erano anche i documenti dove era possibile vedere gli atteggiamenti di favore che la giunta Del Turco aveva nei riguardi di Vincenzo Angelini. Questi documenti, in teoria pubblici, però, non vennero pubblicati sul sito istituzionale. PrimaDaNoi.it dedicò ampio spazio a quella palese anomalia e nell'ordinanza si evidenzia come «per coincidenza», solo dopo l’articolo di Pdn le cose vennero rimesse al loro posto. QUANDO PrimaDaNoi.it DENUNCIO' LA "SPARIZIONE"... VILLA PINI TUTTE LE IRREGOLARITA' DEI RICOVERI  PAOLINI: «DELIBERE AGGIUSTATE». SULLA DEUTSCHE BANK: «NON C'ERA URGENZA»
«Un giallo o "un guasto tecnico", dipende da come la si vuole vedere», avevamo scritto lo scorso 28 febbraio.
«Dal sito dell'Agenzia Sanitaria Regionale sono scomparse da qualche settimana delle schede tecniche. Non schede tecniche qualsiasi, ma quelle su cui ruota ormai da molto tempo il pasticciaccio della sanità privata. Insomma la fotografia dettagliata, compresi ricoveri e dimissioni dalle cliniche, quelli pagati con soldi pubblici».
Proprio in quei giorni, lo si scopre oggi leggendo l'ordinanza del gip Maria Michele Di Fine, anche la procura stava indagando su quel "guasto tecnico".
Il primo a mettere in evidenza la mancanza di trasparenza fu un altro manager della Sanità abruzzese, Luigi Pierangeli, che spiegò ai magistrati come da settimane lui e i suoi collaboratori stessero monitorando il sito dell'agenzia, in attesa che le Sdo (schede di dimissione ospedaliera) del 2006 saltassero fuori.
«Abbiamo cercato in tutti i modi quei dati», disse l'imprenditore al pm Giuseppe Bellelli, «è comparso da un po' di tempo il simbolo, l'icona del file con i dati del 2006, ma il file non si apre».
Una imprecisione che tuttavia si riscontra spesso, una innocente mancanza che si ripete con la pubblicazione di bandi pubblici o altra documentazione sui diversi siti isituzionali e che di fatto neutralizza l'obbligo della Trasparenza.
Quei dati però erano in parte già conosciuti: erano arrivati ai sindacati, che ne erano rimasti scandalizzati. Insomma era cosa nota che dentro ci fossero cose scottanti. Ma di pubblicarli proprio non si parlava.

E di sicuro non reggeva l'ipotesi del guasto tecnico, «unico motivo», secondo i responsabili, dell'occultamento delle cifre.
Scriverà il gip: «lo stesso Di Stanislao (Francesco, direttore regionale dell'agenzia sanitaria, ndr), amministratore del sito www.asrabruzzo.it collocando fraudolentemente sul sito l'icona "sdo 2006" senza inserire il relativo collegamento, impediva di fatto a chiunque di aprire e scaricare il documento».
In sostanza tutto appariva regolare ma il file da scaricare in realtà era stato rimosso così che all'utente interessava appariva solo un messaggio di errore.
Perché farlo?
«Per impedire all'Aiop di conoscere i dati per apprezzare le scelte che sarebbero state effettuate attraverso il piano sanitario».
Un atteggiamento, sostiene oggi la procura, «evidentemente teso a favorire la casa di cura Villa Pini, alla quale venivano attribuiti tetti di spesa provvisori per i ricoveri regionali ed extraregionali ampiamente superiori alla potenzialità produttiva annua della casa di cura calcolata al 100% del tassi di occupazione del posti letto accreditati».
Dopo la seconda cartolarizzazione, secondo quanto sostengono gli inquirenti, la strategia del gruppo organizzato che faceva capo all'ex presidente Ottaviano Del Turco era chiara: «all'immagine esterna di un nuovo corso della sanità con provvedimenti apparentemente ispirati e rigore ed alla parità di trattamento nei riguardi di tutte le strutture private operanti nella sanità, presto si affiancavano reiterate azioni di segno opposto volte a mantenere con Angelini un canale privilegiato, promettendogli tutela da controlli, ispezioni, riduzione di posti letto e ottenendo indebiti ritorni economici attraverso la prospettazione di difficoltà reali e fittizie per il mantenimento della situazione in suo favore».

DOPO L'ARTICOLO DI PDN TORNA TUTTO A SUO POSTO

Ma ad un certo punto i dati rispuntano fuori.
Il momento esatto lo chiarisce sempre il gip Di Fine che scrisse: «era singolare che il collegamento tra l'icona "Sdo2006" ed i file fosse ripristinato il 29 febbraio 2008, ovvero il giorno successivo alla pubblicazione sul quotidiano locale online "PrimaDaNoi" della notizia di una interrogazione consiliare relativa alla mancata pubblicazione dei dati nonostante la presenza dell'icona».
«Da parte dell'Assessorato Regionale alla Sanità non c'è alcuna volontà di far sparire, o occultare, documenti di alcuna natura», scrisse in una nota inviata a Pdn il responsabile dello staff dell'assessore Bernardo Mazzocca, Angelo Bucciarelli, che spiegò che i dati degli Sdo c'erano… ma da un'altra parte.
Di Stanislao, invece, a colloquio con i pm lo scorso 14 maggio parlò di «errore tecnico» e semplice «distrazione».

Alessandra Lotti 25/07/2008 9.33






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VILLA PINI TUTTE LE IRREGOLARITA' DEI RICOVERI

ABRUZZO. I numeri, quelli veri, parlano chiaro, basta saperli e volerli leggere.
Per molto tempo, invece, secondo le ipotesi accusatoria della procura, quei numeri non vennero letti, volutamente. In alcuni casi vennero tenuti segreti, fatti sparire, forse perché parlavano chiaro e fornivano prove inconfutabili.
I dati statistici delle cliniche che facevano parte del gruppo Angelini (Sanatrix, Villa Maria, Villa Pini) nel periodo dal 2002 al
2005 registrarono incrementi complessivi del numero dei ricoveri in misura pari alla 79,64%, mentre le altre cliniche nello stesso periodo registravano un aumento dei ricoveri in misura non superiore al 2,2%.
Anche la spesa dei ricoveri appariva sproporzionata per la clinica Villa Pini: il costo medio annuo dei posti letto per acuti, per il 2004, era pari a € 400,303 per un singolo posto letto, a fronte del costo di 125.145 euro per le altre cliniche. Nel corso del 2005 la cifra lievitò ulteriormente.
L'altro dato statistico apparentemente inspiegabile era quello relativo al numero complessivo delle dimissioni dai reparti di terapia
intensiva: in questo caso fu fondamentale l'esposto presentato da Rifondazione comunista, firmato da Marco Gelmini, e soprattutto le tabelle allegate e pubblicate da PrimaDaNoi.it, elaborate dal gruppo di studio appositamente messo in piedi dal partito per vederci chiaro sulla sanità.
I dati forniti dalla Regione, infatti, vennero elaborati e studiati, organizzati in modo da rendere palese tutte le incongruenze.
Così emerse già allora che a fronte di 12 posti letto accreditati di terapia intensiva, la casa di cura aveva prodotto nel 2005 ben 1484 dimissioni (con altrettante Sdo) , dato ancora più eclatante se confrontato al numero complessivo di dimissioni dei reparti di terapia intensiva di tutti gli altri ospedali pubblici e privati della regione.
Ancora più eclatanti i dati contenuti nel medesimo documento inerenti il numero di dimissioni per il 2005 con riguardo ai posti letto accreditati di chirurgia (11.419 dimissioni per i 15 posti letto).
«Tali dati venivano totalmente ignorati nelle determinazioni ufficiale dell'assessorato e dell'Agenzia regionale della sanità (pur conosciuti all'allora assessore Mazzocca e Di Stanislao, per quanto loro comunicato attraverso le istanze di accesso agli atti amministrativi da parte dell'Aiop)», scrive il gip.
Per gli inquirenti è apparsa significativa anche la risposta dello stesso assessore alla sanità alla interrogazione consiliare di
Santroni: «anche la risposta a tale interrogazione», scrive il gip Di Fine, «come acutamente osservato dalla pubblica accusa nella richiesta di misure cautelari, era chiaramente improntata a malafede, consentendo il dato statistico di evidenziarne le ragioni attraverso il mero raffronto tra le diversità dei costi per paziente».
Utile per le indagini anche l'apporto fornito dall'acerrimo nemico e concorrente di Angelini, Luigi Pierangeli, che nei dati forniti ai pubblici ministeri evidenziava un incremento del numero dei ricoveri dal 2002 al 2006 pari alla 98,97% per il gruppo Villa Pini a fronte dell'incremento di altre case di cura nello stesso periodo pari allo 0,74%.
Dati confermati dagli accertamenti effettuati dai carabinieri del Nas.
Secondo il gip, dunque, «da anni Villa Pini rendeva prestazioni, economicamente riconosciute attraverso le richieste di rimborso al sistema sanitario nazionale, per discipline non indicate nel piano sanitario da quelle ad essa accreditate».
Dai controlli dei carabinieri, infatti, emerse una «strabiliante abilità nell'effettuare ricoveri in discipline non accreditate né autorizzate nonché nella moltiplicazione con riguardò ai medesimi soggetti di ricoveri ripetuti».
I militari avevano evidenziato «in modo sistematico e non occasionale» violazioni di ogni tipo che davano come risultato finale la richiesta di rimborso utilizzando poi nelle schede di dimissioni codici di reparto errati.
Spesso si ricorreva direttamente alla falsificazione di cartelle cliniche per un medesimo paziente in un arco temporale continuo e ininterrotto, frazionando i ricoveri in modo da emettere più Sdo (da quattro a cinque per ogni paziente fino a toccare punte di 12 Sdo per un unico paziente), moltiplicando in questo modo il fatturato grazie all'alternanza di fasi acute e fasi di riabilitazione.
Uno dei medici che lavora a Villa Pini rese importanti dichiarazioni per le indagini e ricondusse questo tipo di azione alla figura dell'allora direttore generale, Gianluca Zelli.
«In sostanza, tutti pazienti ricoverati nel reparto per acuti al termine del periodo medio di 5-6 giorni dovevano formalmente essere dimessi con chiusura della cartella clinica», raccontò ai pm il medico «per gli stessi, doveva essere riaperta una nuova cartella clinica per la medicina riabilitativa. Pertanto veniva chiusa ed aperta una nuova cartella per poi ritornare ad una fase riabilitativa con conseguente susseguirsi di aperture e chiusure di cartelle cliniche, salvo il fatto che il paziente era ospitato sempre nel medesimo posto letto».
«Nonostante la enormità dei dati, dunque, alcun rilievo giungeva ad Angelini dalle sedi istituzionali e, successivamente alla sua costituzione, dalla stessa Agenzia regionale sanitaria diretta da Francesco Di Stanislao, in violazione di precisi doveri anche all'atto della redazione del piano sanitario ed in occasione della determinazione dei budget delle case di cura private».

25/07/2008 9.39






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PAOLINI: «DELIBERE AGGIUSTATE». SULLA DEUTSCHE BANK: «NON C'ERA URGENZA»

ABRUZZO. Oggi Enrico Paolini è il presidente vicario della Regione Abruzzo. Da quando Del Turco è in carcere a Sulmona è lui che fa le sue veci, che va a Roma a parlare del futuro della regione, che calamita tutta l'attenzione della stampa. Più nervoso del solito è cosciente che non sarà facile traghettare la regione verso le elezioni.
Paolini, democratico ex Ds, ha ricevuto nei giorni scorsi anche gli apprezzamenti della Procura per l'aiuto fornito alle indagini.
Nella mega inchiesta che ha decapitato la giunta di centrosinistra il vice presidente ne esce un po' come il nemico di Del Turco, pronto a mettere i bastoni tra le ruote quando ce n'era bisogno.
Con cautela, sempre, senza mai strappi evidenti, al massimo qualche polemicuccia sparata sui giornali.
Nei giorni scorsi, contro di lui, dopo aver scoperto dell'aiuto fornito ai magistrati, è intervenuto anche Franco Marini che sostiene che «dinanzi a comportamenti che ritiene gravemente scorretti» il vice oggi vicario, «non doveva assentarsi dalle riunioni che ritiene delicate, ma affrontare a viso aperto le questioni, dare pubblicamente battaglia e, se serve, scindere le proprie responsabilità dimettendosi dalla carica».

Paolini ad inizio anno parlò con i magistrati degli strani comportamenti della giunta, da quella delibera contestata della Deutsche Bank di cui, dice, «non c'era assolutamente urgenza» al comportamento di Di Stanislao con cui aveva avuto uno scontro quando si accorse che alcuni verbali erano stati modificati.
Era proprio durante la predisposizione del piano di riordino sanitario che Paolini notò un grave episodio che vedeva come protagonista, ancora una volta il "distratto" Di Stanislao.
Durante i lavori di preparazione della legge 6 del 2007 Paolini presentò degli emendamenti:

«Io scrivevo "okay" a mano a mano che li scorrevano
(gli emendamenti, ndr), che poi erano condivisi con Rifondazione Comunista nella persona di Gelmini (segretario regionale Rc), che era presente alla riunione, e con i Comunisti Italiani, il collega Fabbiani che era presente alla riunione e da tutti i rappresentanti di Ds che erano presenti, quindi Antonella Bosco, Stefania Misticoni, Di Matteo, adesso cito quelli che mi ricordo, Verticelli, D'Amico, quindi eravamo otto, dieci su venticinque che condividevamo gli emendamenti, io scrivevo "okay" (…) e devo dire che in quell'occasione ho visto un certo fastidio(…)»
«Fastidio di chi?»
, chiese il pm.
«Beh, insomma, sicuramente Mazzocca non fu contento del fatto che io gli emendavo uno strumento (…) ci fu un fastidio anche nella posizione presa dal presidente il quale sosteneva la tesi, probabilmente anche quella da considerare, che c'è una tempistica molto stretta…(…) mi ricordo che disse una cosa "se avessimo aperto sugli emendamenti una discussione politica interminabile non si sapeva dove saremmo finiti". Allora io dissi, e la cosa sorprese un po'tutti, "ma io ho scritto degli emendamenti tecnici che si possono votare in mezz'ora"…

LE CORREZIONI DI DI STANISLAO

E così avvenne, in maniera anche abbastanza rapida: «il presidente si assentò», ricorda Paolini, «presiedetti io e furono approvati tutti all'unanimità meno uno(…). Poi sulla base di questi emendamenti discussi fu incaricato Di Stanislao, non mi ricordo insieme a chi altro, (…) di riscrivere il testo in base alle modifiche. Si misero in un'altra stanza… adesso cito a memoria, questa maggioranza potè finire, non so, per dire, alle due, e loro alle due e mezza si presero un'ora di tempo per riscrivere tutto. E io dissi, questo purtroppo non è verbalizzato, senza volere dissi "naturalmente io non devo rileggere la delibera, gli emendamenti sono stati approvati all'unanimità" e mi fecero una battuta, non ricordo se Di Stanislao o…tipo dissero "che fa, non si fida di me?"…»

Nonostante le intenzioni iniziali, però, Paolini lesse anche il testo finale e lì scoprì gravi cambiamenti: «trovammo (Paolini insieme alla consigliera Antonella Bosco, ndr) incongruenze abbastanza gravi».

In pratica era stato aggiunto ad un emendamento la frase "fino ad un massimo di" e venne così sostanzialmente modificata l'espressione "abbattimento del 30%", riferita alla ridefinizione della dotazione dei posti letto ospedalieri regionali ed ai criteri fissati dalla legge.

«Quella modifica non mi piacque»
, raccontò ancora Paolini, «io scrissi una lettera che ho protocollato, è ufficiale, tanto rimasi male (…) e ci scrissi: "cari Mazzocca..eccetera… nella stesura finale c'è un refuso o errore materiale che pregiudica il senso degli emendamenti da me presentati….».

Ma quella lettera scatenò un polverone: «Del Turco non ha digerito il fatto che io il giorno dopo ho fatto questa lettera e l'ho protocollata, lui l'ha considerata, non lo so, una forzatura (…) "Guarda che sarò costretto a scrivere una lettera a Fassino" aveva detto Del Turco alla Misticoni, è perfino riportato in una cosa di giornale, in cui si paventava la sfiducia nei miei confronti».


LA DELIBERA DELLA DEUSCHE BANK

Le dichiarazioni di Paolini torneranno utili anche sulla vicenda della delibera della Deutsche Bank, votazione a cui il vice presidente non partecipò perché era alla fiera "Identità golosa" di Milano.
Ma su quella delibera il presidente vicario ha le idee chiare: «non c'era nessuna urgenza». «Non ne avevo mai sentito parlare». «Era chiaramente un delibera fuori sacco», probabilmente, sostiene la procura, «proprio per impedire al gruppo facente capo a Paolini, dimostratosi sensibile alle problematiche della sanità di effettuare le opportune modifiche».

Pm: «ma lei sapeva che era in fase di gestazione una delibera di questo genere?»
Paolini: «no»
Pm: «se n'è mai parlato?»
Paolini: «no».
Pm: «oppure è stata una sorpresa anche…»
Paolini: «assoluta per me…(…)»

Il vice presidente raccontò, infatti, di aver preso visione delle bozze delle sei delibere all'ordine del giorno.
Ma di quella della Deutsche bank non vi era traccia.
Questa manovra improvvisa avrebbe frenato anche una eventuale votazione di Paolini che disse: «da questo punto di vista dico francamente che se ci fossi stato non credo che l'avrei votata quella delibera, perché non se ne capisce bene l'urgenza, almeno guardandola a posteriori non ne ho compreso bene l'urgenza (…) leggendo la delibera non mi pare che da un giorno all'altro fosse così urgente, però, ripeto, magari stando lì me lo avrebbero spiegato perché era urgente e forse l'avrei pure votata, così com'è scritta non mi convince, il merito non lo conosco, avrei chiesto a Di Stanislao se dovevamo pagare o no, avrei chiesto a Di Cesare se dobbiamo pagare o no».

Ma Paolini sembrava anche non a conoscenza di altre cose:

Pm: «le risulta se c'è un buco alla stato in relazione alle spese sanitarie, alla gestione della Sanità?»
Paolini: «Beh, no. Non mi risulta no»


25/07/2008 9.39