Il poker di Trifuoggi

Alessandro Biancardi

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Il poker di Trifuoggi
GLI SVILUPPI DELL'INCHIESTA. ARRESTI DEL TURCO PESCARA. Chissà se il procuratore della Repubblica di Pescara è un giocatore di poker. Di sicuro la sua strategia investigativa sarebbe degna del miglior giocatore e come tutte le migliori strategie potrebbe essere destinata a vincere sul lungo periodo. Quello che appare certo dalla attenta lettura della ordinanza del gip Maria Michela Di Fine (che «non si è limitata a ricopiare la tesi accusatoria, come spesso accade», come disse lo stesso Trifuoggi in conferenza stampa) è che gli elementi già in mano alla procura sono tantissimi ma non ancora scoperti.
Così come accade dopo i numerosi rilanci nel poker si è arrivati al momento di svelare i punti: la procura ha calato il suo tris di assi ma ha ancora due carte in mano.
La domanda allora è: tra quelle due carte c'è un altro asso? Sembrerebbe di sì.
Intanto il pool di magistrati (Trifuoggi, Bellelli, Di Florio) erano ben consapevoli del terremoto che sarebbe successo in regione e probabilmente erano consapevoli anche del clima che si sarebbe instaurato a livello nazionale.
E se non si è avventati, prima di compiere un passo così devastante come l'arresto di un presidente di regione insieme al suo braccio destro, ed una serie di persone a diverso titolo coinvolte nella amministrazione di questa regione, occorre essere molto più che certi.
Per questo, gli elementi raccolti nelle quasi 450 pagine di ordinanza che raccontano una parte importante della storia amministrativa dell'Abruzzo potrebbero già bastare per dipingere un quadro allarmante, eppure sembra molto probabile che lo scenario sia destinato a peggiorare a breve.
Ci potrebbero essere molte conferme a quanto già scritto nero su bianco nell'imponente atto di accusa, ma potrebbero venir fuori anche nuovi fatti che tirerebbero dentro inevitabilmente nuove persone, magari già individuate.
Occorre sapere tutto e quello che si è scoperto non è tutto. Forse è solo l'inizio.
Dunque, allo stato dei fatti e senza ipotizzare eventuali aiuti da parte degli indagati -che non sembrano disposti a collaborare- il complesso mosaico si potrebbe concludere da sé.

VASTISSIMO RAGGIO DI AZIONE

Il lavoro continua frenetico ascoltando persone informate dei fatti e cercando riscontri a sospetti o indizi. Si cerca nelle banche, nelle amministrazioni, si valutano i documenti sequestrati, si aprono le porte di Abruzzo Engineering… E' ormai certo che il filone Sanatrix è uno di quelli che potrebbe fornire nuovi elementi circa i tentativi presunti volti a mettere alle strette il gruppo Angelini e spingere al fallimento la clinica per poi farla ricomprare ad eventuali imprenditori amici.
Trattative agevolate ed in alcuni casi forzate, pressioni politiche e sociali che hanno tenuto banco questo inverno e che parlavano tutti della crisi e del taglio di posti letto alla clinica aquilana. Cosa è successo nel segreto delle stanze della politica, quali interessi e quali persone si muovevano nell'ombra?
E' solo questione di tempo anche perché sono cose che la procura conosce da tempo ma che ha voluto utilizzare –non divulgandole- per mettere alla prova i diversi indagati e più di uno pare si sarebbe tradito nel suo racconto… C'è poi il filone della delibera 58 approvata a gennaio 2008 dalla giunta regionale e che autorizza il pagamento alla Deutsche Bank di 14 milioni di crediti vantati da Angelini.
Il problema però rimane sempre lo stesso: la certificazione di quei crediti.
Siamo davvero sicuri che quella cifra computi soltanto ricoveri e prestazioni autorizzate dalla legge e, dunque, di specialità regolarmente accreditate dalla Regione?
La procura crede proprio di no e a provarlo ci sarebbero una quantità di elementi di vario genere.
E se anche quella cifra (14milioni di euro) fosse -come sembra- una cifra gonfiata potrebbero essere nuovamente pesanti le responsabilità di chi avallò quelle scelte soprattutto perché –secondo la procura- sapeva quali irregolarità erano state commesse.
Magari conteranno poco le giustificazioni dell'apparente regolarità formale della delibera: anche tutte le altre erano "regolari" nella forma ma non nella sostanza.
Mancano all'appello, però, almeno un altro paio di "sentieri" che gli inquirenti stanno battendo e che potrebbero ricondurre -e nello stesso
tempo- chiudere il quadro con l'altra inchiesta che rimane aperta sulla Fira che portò agli arresti di Masciarelli ad ottobre 2006.
Per esempio la procura appare molto "ferrata" proprio sulla banca che ricorre sempre, quella Deutsche Bank che annovera tra i suoi dirigenti un indagato che risulta anonimo anche se pare che già da qualche tempo gli inquirenti lo abbiano identificato. Chissà che proprio lui possa fornire nuovi riscontri e magari seminare mollichine per arrivare ai tesori nascosti.

SEQUESTRI PRONTI A PARTIRE


E se gli indagati rimarranno in carcere e ai domiciliari ancora per qualche tempo i guai potrebbero arrivare invece dai sequestri dei beni.
Il gip Di Fine ha accolto tutte le richieste della procura circa le mancate revoche delle misure cautelari. Restano dunque ai domiciliari Giancarlo Masciarelli, Vito Domenici e Angelo Bucciarelli, mentre è stato disposto l'obbligo di dimora a Caramanico per l'ex assessore regionale alla Sanità, Bernardo Mazzocca.
Rimangono in carcere anche Del Turco, Cesarone e Quarta, mentre l'ex manager Conga che starebbe male è stato trasferito al carcere di Teramo dove vi sarebbe una struttura più adeguata per il detenuto-paziente.
Oggi pomeriggio, forse domani, dovrebbe essere ascoltato anche l'avvocato ed ex consigliere Antonio Boschetti, nel carcere di Lanciano, per chiarire il suo ruolo sulla prima e seconda cartolarizzazione ma non sembra si possa ipotizzare una confessione.
Il prossimo passo degli inquirenti allora sarà operare i sequestri sui beni degli indagati che possano essere frutto di reati. Non solo auto di lusso o orologi costosi ma anche conti bancari e immobili.
In questo caso sarebbe l'indagato oggetto di sequestro a dover provare la liceità delle sue proprietà. Una mossa non di poco conto che potrebbe mettere in difficoltà chi dovrà difendersi anche sul versante patrimoniale, una soluzione già utilizzata con successo in diverse inchieste (ai danni dei rom e nella inchiesta Ciclone di Montesilvano).

LA TALPA FUORI DALLA TANA

Anche sulla talpa la procura ha giocato di anticipo e da quel 9 luglio avrebbe già recuperato elementi utili per tracciare il tragitto effettuato dalla notizia degli arresti per avvantaggiare gli indagati.
La donna teatina, medico e vicina alla Dc, fino a ieri sembrava tranquilla. Ora dovrà prepararsi ad un lungo confronto con i magistrati che le chiederanno come e perché avvisò il braccio destro di Mazzocca, Angelo Bucciarelli.
Una telefonata breve, per certi aspetti precisa per molti altri generica.
La donna, ex amministratrice pubblica degli anni '90, oggi ancora impegnata in politica ha ricevuto una notizia molto riservata che conoscevano in pochissimi.
La sua fonte probabilmente potrebbe essere in procura ma anche non necessariamente far parte degli ambienti investigativi. Avrebbe parlato della misura cautelare che quel giorno non era ancora stata approvata dal gip (lo sarebbe stata solo qualche giorno dopo) e avrebbe detto che il destino del presidente Del Turco era ormai segnato.
La donna avrebbe anche indicato la causa del "terremoto" nelle rivelazioni di Angelini . Insomma una persona informatissima.
Per lei è pronta l'accusa di favoreggiamento, accusa che potrebbe anche aggravarsi dopo l'interrogatorio previsto entro questa settimana.
«Il pericolo di inquinamento delle prove è ancora troppo alto», ha scritto il gip Di Fine ed è questa la ragione per cui le misure cautelari rimangono in piedi e le fughe di notizie e le talpe non fanno che confermare come siano tante le insidie per gli inquirenti.

23/07/2008 15.13