Gli indagati in Procura. Pace: «mi hanno tirato dentro. Ho chiarito tutto»

Alessandro Biancardi

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LA CRONACA DEL GIORNO. ARRESTI GIUNTA DEL TURCO. PESCARA. La giornata del pool di magistrati che stanno lavorando all’inchiesta che ieri ha portato agli arresti del presidente Ottaviano Del Turco e di altre 9 persone tra dirigenti e assessori è cominciata molto presto. Già sentiti Ginoble (Pd) e Aracu (Pdl). L'avvocato Taormina a PrimaDaNoi.it: «Masciarelli non c'entra niente». 70 minuti di interrogatorio per l'ex governatore Giovanni Pace CARCERE DI SULMONA, DUBBI E PAURE DI PANNELLA LA GIUNTA SI SGRETOLA: IN 3 VERSO LE DIMISSIONI. RESTANO GLI INDAGATIIL GIALLO: 2 DEPUTATI A FARGLI VISITA. «DELUSO DALLA CELLA SENZA VISTA SULLA MONTAGNA»


LA CRONACA DEL GIORNO. ARRESTI GIUNTA DEL TURCO. PESCARA. La giornata del pool di magistrati che stanno lavorando all'inchiesta che ieri ha portato agli arresti del presidente Ottaviano Del Turco e di altre 9 persone tra dirigenti e assessori è cominciata molto presto. Già sentiti Ginoble (Pd) e Aracu (Pdl). L'avvocato Taormina a PrimaDaNoi.it: «Masciarelli non c'entra niente». 70 minuti di interrogatorio per l'ex governatore Giovanni Pace



CARCERE DI SULMONA, DUBBI E PAURE DI PANNELLA



LA GIUNTA SI SGRETOLA: IN 3 VERSO LE DIMISSIONI. RESTANO GLI INDAGATI


IL GIALLO: 2 DEPUTATI A FARGLI VISITA. «DELUSO DALLA CELLA SENZA VISTA SULLA MONTAGNA»

11.00. TOMMASO GINOBLE IN PROCURA

Dalle 9.00 il procuratore Nicola Trifuoggi e i pm Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio stanno ascoltando indagati e testimoni.
Di sicuro questa mattina hanno interrogato il neo deputato del Pd Tommaso Ginoble, ex assessore regionale ai Trasporti prima dell'elezione al Senato dello scorso aprile.
Ginoble è arrivato in Procura accompagnato dal suo legale, Lino Nisi, del foro di Teramo.
Dopo 45 minuti di interrogatorio i due sono usciti ed è stato l'avvocato a spiegare la situazione e ha detto di aver richiesto l'audizione oggi, in anticipo rispetto alla tabella di marcia dei magistrati, «per motivi personali».
Domani, invece, dovrebbe essere la volta degli altri indagati.
La cosa che è emersa dai 45 minuti di colloquio con l'ex assessore ai Trasporti è che la maggior parte delle domande poste dal pool di magistrati al completo erano riguardanti la delibera della Deutch Bank, quei 14 milioni di euro che la Giunta ha girato all'imprenditore Angelini, ovvero su quel filone di inchiesta che, lo ha confermato ieri Trifuoggi in conferenza stampa, non è ancora chiuso e non ha ancora prodotto risultati.
L'avvocato di Ginoble ha inoltre confermato che il suo assistito «ha risposto in maniera esauriente e riteniamo di aver dissipato ogni dubbio. In ogni caso», ha proseguito il legale, «la sua posizione è assolutamente diversa dagli altri indagati. I reati a lui contestati sono falso ideologico e abuso d'ufficio».

TUTTI GLI INDAGATI

Oltre ai 10 nomi emersi nella giornata di ieri è ancora lunga la lista degli indagati nella maxi inchiesta. Oltre a Ginoble, anche l'ex presidente della Regione Giovanni Pace, oggi consigliere regionale del Pdl, Sabatino Aracu, parlamentare di Forza Italia, Franco Caramanico (ex assessore all'Ambiente fino a qualche settimana fa) e l'assessore regionale al Bilancio Giovanni D'Amico.
Poi ancora gli assessori regionali Marco Verticelli, Mimmo Srour, Fernando Fabbiani.
Iscritti nel registro degli indagati anche Vincenzo Trozzi, all'epoca dei fatti amministratore della Fira e genero di Pace, Pietro Anello, consulente della Regione e avvocato romano che con Masciarelli curò anche l'operazione della ex Delverde Pierluigi Cosenza, ex dirigente regionale, Walter Russo, Giacomo Obletter e dirigenti regionali e funzionari di banca.
Tra gli indagati, questo era noto, anche l'imprenditore Vincenzo Maria Angelini.

12.00 TAORMINA: «MASCIARELLI NON C'ENTRA NULLA»

Parla a PrimaDaNoi.it al telefono l'avvocato Carlo Taormina, difensore di Giancarlo Masciarelli, ex manager Fira, che ieri è stato posto agli arresti domiciliari.
Taormina è il difensore unico di Masciarelli, già indagato nell'inchiesta Fira e Delverde. Tutto il fascicolo è nelle mani del super legale mediatico che nel corso degli anni ha fatto parlare di sé per i casi trattati in prima persona come l'omicidio di Cogne, l'assassinio di Marta Russo e i presunti abusi sessuali nella scuola di Rignano Flaminio.
«Conosco bene la situazione», ha detto al quotidiano on line, «e questa è solo la seconda tranches dell'indagine di cui eravamo già a conoscenza».
I punti essenziali della difesa: «Masciarelli non c'entra nulla con la certificazione dei debiti della sanità. Masciarelli è solo il consulente di altissima professionalità della giunta Pace ed è stato l'ideatore di manovre finanziarie altissime, dunque non c'entra nulla con chi ha fatto dichiarazioni di comodo o ha certificato quei crediti. I numeri certificati da altri», ha proseguito Taormina, «non sono responsabilità di Masciarelli».
Il Procuratore Trifuoggi ha parlato di riconoscimenti eccessivi rispetto alla prestazione erogata dal consulente, come chiarisce questo punto? «Non è assolutamente vero», ha replicato ancora Taormina, «è stato pagato esclusivamente per la sua altissima professionalità. Non sono tangenti ma il giusto riconoscimento della consulenza offerta».
Taormina ha parlato di mazzette girate ai governi regionali che raggiungerebbero i 35 milioni di euro e ha assicurato, come aveva già fatto mesi fa con il suo ingresso nella difesa di Masciarelli, che in realtà i soldi spariti potrebbero essere anche «molti di più». Lui ha idee ben precise su chi siano stati i destinatari ma ha richiamato il suo segreto professionale e quindi non farà nomi.
«Assicuro che l'arco costituzionale è stato soddisfatto», ha chiuso, lasciando intendere che destra e sinistra abbiano intascato in modo bipartisan.


12.24 E' CACCIA ALL'ORDINANZA

Gli interrogatori proseguiranno anche nel pomeriggio. Intanto questa mattina sarebbe stato ascoltato anche il deputato di Forza Italia Sabatino Aracu che è riuscito a dribblare giornalisti di mezza Italia appostati fuori la Procura, passando dal parcheggio sotterraneo riservato agli avvocati.
Oggi pomeriggio sarà il turno dell'ex governatore Giovanni Pace e del genero Vincenzo Trozzi, all'epoca dei fatti amministratore della Fira.
Non mancano difficoltà in quanto tutti cercano l'ordinanza, avvocati degli indagati in primis che questo pomeriggio dovranno sostenere gli interrogatori davanti ai pm ma non hanno ancora letto i documenti ufficiali.
Nell'ordinanza, solitamente consegnata contestualmente all'avviso di garanzia, ci sono riportate tutte le contestazioni dei singoli indagati: un documento essenziale, quindi per rispondere alle domande dell'accusa.
Alcuni avvocati avrebbero addirittura appreso dai giornali l'avviso di garanzia recapitato ai loro assistiti.

16.16. GLI INTERROGATORI VANNO AVANTI

Stanno proseguendo a ritmo serrato gli interrogatori. Bocche cucite in Procura, persino sui nomi delle persone che verranno ascoltate oggi e nei prossimi giorni.
Quelli di questo pomeriggio non sarebbero veri e propri interrogatori ma solo una acquisizione di elementi utili per l'indagine, notizie che potrebbero aiutare la Procura ad arrivare ancor più preparati alle audizioni degli indagati..
Entro sabato pare plausibile, che verranno ascoltati tutti.
Nel corso della giornata saranno effettuati anche ulteriori accertamenti nei conti bancari delle persone arrestate e nelle cassette di sicurezza sottoposte a sequestro e non si escludono sorprese.

17.30 PACE: «SONO SERENO, CHIARIRÒ TUTTO»

E' arrivato da qualche minuto in Procura l'ex governatore della Regione Giovanni Pace insieme al suo avvocato Massimo Cirulli di Ortona.
Pace si è fermato all'ingresso con i giornalisti, ha assicurato di essere estremamente sereno.
A lui viene contestata una tangente di 100 mila euro, che poi non sarebbe mai stata intascata.
«Chiarirò tutto con il Procuratore Trifuoggi», ha detto Pace.
«Sono tranquillo, io sono un signore, la mia carriera politica è pulita. Sarei stato un cretino a chiedere una tangente di 100 mila euro, quando, anni fa, rifiutai volontariamente l'incarico di presidente del Teatro stabile dell'Aquila e lo stipendio da 300 mila euro».
«L'unico teorema che conosco», ha proseguito Pace, «è quello di Pitagora. Riuscirò a chiarire tutto e all'uscita vi dirò che sono sereno».
Pace ha anche confermato di non sapere con precisione quali sono le accuse mosse dalla Procura di Pescara in quanto non avrebbe ricevuto l'ordinanza, arrivata solo alle persone per cui è stato emesso un provvedimento di custodia cautelare.

18.45. PACE E' USCITO: «CREDO DI AVER CHIARITO TUTTO»

E' uscito alle 18.40 Giovanni Pace, ex governatore della Regione, dalle stanze della Procura di Pescara. Dopo 70 minuti di domande e risposte è convinto di aver ristabilito la verità delle cose. Pace si era fermato al suo ingresso con i giornalisti e ha fatto altrettanto all'uscita.
Cordiale e disponibile, un po' provato dall'incontro con i pm, Pace, in giacca e cravatta, in qualche istante ha mostrato anche attimi di commozione.
«Sono una persona pulita», ha ribadito, «sono un signore. Credo, dopo le spiegazioni che ho dato ai pm Bellelli, Di Florio e al procuratore Trifuoggi di essermi tirato completamente fuori da questa storia. Le contestazioni erano piuttosto vaghe ed è per questo che il gip ha rigettato la misura cautelare».
“E se questi soldi effettivamente non li ha presi?”, gli ha detto il gip. Secondo la ricostruzione fatta da Angelini alla Procura i soldi sarebbero arrivati a Pace per interposta persona, fatti recapitare, insomma, ad una terza persona ma il vero destinatario era l'ex governatore.
Secondo quando ha riferito stasera Pace, però, non ci sarebbe la prova che poi quei soldi siano arrivati a lui e sostiene fermamente di non averli mai ricevuti.
«Sono ottimista», ha detto più volte, complimentandosi con la stampa «per la discrezione».
«Io non mi iscrivo al partito anti magistrati», ha detto ancora, «a Pescara abbiamo ottimi inquirenti che fanno bene il loro lavoro e che fanno bene ad indagare. Mi auguro di essermi tirato fuori da questa storia. Mi hanno tirato in ballo non so perché».
I magistrati gli avrebbero letto parti delle contestazioni che lo riguardano: «cinque righe in tutto», ha detto ancora, «un semplice e solo fatto. Io ho fatto molto per la sanità» e sulla cartolarizzazione «non mi viene contestato nulla».
Qualche cosa che recrimina? «Il tecnicismo di certe operazioni dovrebbe essere rivisto ma la sanità aveva bisogno della cartolarizzazione». Sui certificati di comodo delle Asl Pace ha detto di non saperne nulla.









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CARCERE DI SULMONA, PAURE E DUBBI DI PANNELLA

Ottaviano del Turco, ieri pomeriggio poco prima delle 16 è arrivato su una Alfa Romeo grigia al carcere di Sulmona, conosciuto anche con il nome di “carcere dei suicidi” per l'elevato numero di detenuti che si sono tolti la vita dietro le sbarre.
Al presidente è stato riservato un trattamento di favore perche' ha trovato il cancello aperto e ha potuto evitare i flash dei fotografi.
E' stato fatto entrare direttamente nella zona di massima sicurezza dove il governatore della Regione resterà recluso.
La sua cella e' stata preparata da qualche ora e sara' osservato a vista per tutta la permanenza in carcere. Una stanza singola dove il vano letto è separato dal vano bagno.
La prima notte l'ha passata lì, riposando a fasi alterne. A tratti è rimasto sveglio seduto sul letto con lo sguardo meditabondo. Lo si apprende da indiscrezioni filtrate dal carcere di Sulmona.
E oggi, proprio su quel carcere emergono i dubbi di Marco Pannella, leader storico dei Radicali.
«Non mi piace il carcere di Sulmona», ha detto il politico teramano, «non mi piace la storia del carcere di Sulmona. Non mi piacciono gli isolamenti nel carcere di Sulmona. Voglio dirlo: non mi piacciono carceri nei quali ci sono suicidi, e quando dico suicidi nelle carceri credo che nella grande maggioranza dei casi si tratti di omicidi. Non mi piace che Ottaviano Del Turco sia in isolamento al carcere di Sulmona». Dieci i casi di suicidio in 12 anni e lì si tolse la vita, a ferragosto del 2005, anche l'allora sindaco di Roccaraso, Camillo Valentini, arrestato per un'inchiesta sugli appalti nel centro montano.
Qualche giorno dopo l'ennesimo suicidio dietro le sbarre, messo in atto dal pentito Nunzio Gallo, 28 anni, di Torre Annunziata (Napoli) che si impiccò nella sua cella. Nel 2003 si tolse la vita Armida Miserere, nel suo appartamento annesso al penitenziario: un colpo alla testa esploso dalla sua pistola di ordinanza.

(ASCOLTA L'INTERVENTO DI PANNELLA )

RICHIAMATI AGENTI PENITENZIARI A RIPOSO

La direzione del carcere di Sulmona, per gestire il delicato caso dell'arresto del presidente ha richiamato diversi agenti penitenziari posti a riposo dopo le turnazioni dei giorni scorsi. Il carcere sulmonese dispone di dieci celle per l'isolamento, tre da utilizzare per esigenze sanitarie, quattro per i provvedimenti disciplinari e tre per l'isolamento giudiziario.


CAPEZZONE (PDL): «TRATTATO COME UN BOSS DELLA MALA»

Già ieri Daniele Capezzone, Pdl, portavoce di Forza Italia si era mostrato scettico sulle modalità dell'arresto del Governatore, oggi rincara la dose.
«Apprendo che a Del Turco sarebbe stato addirittura imposto un regime di isolamento totale, senza poter vedere ne' legali ne' familiari. Siamo dunque dinanzi a un trattamento da boss della mala, o peggio? E' grave che, soprattutto a sinistra, vi sia cosi' tanto imbarazzo nel criticare queste modalita' di condurre le inchieste. Poi, dall'inchiesta potra' scaturire qualunque esito: ma intanto, mi pare molto grave ed eloquente che si proceda con questi mezzi» conclude Capezzone.
15/07/2008 13.32








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LA GIUNTA SI SGRETOLA: 3 ASSESSORI LASCIANO. RESTANO GLI INDAGATI

ABRUZZO. La giunta del Turco si sta sgretolando pian piano. Se è ancora incerto il futuro politico della Regione qualcosa sta comunque accadendo in queste ore.
Dopo il terremoto giudiziario che ha portato in carcere assessori, dirigenti e il governatori la giunta sta piano piano perdendo i pezzi.
L'Italia dei Valori è stata la prima a reagire. Ieri mattina, poche ore dopo la notizia dell'arresto il partito di Di Pietro ha annunciato di aver ritirato il proprio assessore Di Stanislao.
In serata è arrivato anche l'annuncio dell'assessora di Rifondazione Betty Mura che ha rimesso al partito il mandato di giunta.
Qualche minuto fa ha optato per la stessa mossa anche Fernando Fabbiani, ormai ex assessore al Lavoro recentemente passato all'Ambiente.
Con una nota il partito dei comunisti italiani ha comunicato le dimissioni dell'assessore. Anche il Pdci chiede ora le elezioni anticipate.
Qual è quindi adesso la situazione della giunta? Dopo l'arresto di Boschetti (Attività produttive), Mazzocca (Sanità) restano ancora in carica l'assessore al Bilancio Giovanni D'Amico (indagato), Donato Di Matteo ai Trasporti (indagato per l'altra inchiesta pescarese sull'acqua), Mimmo Srour ai Lavori pubblici e Marco Verticelli (indagato).
Ha assunto le veci di Del Turco il vice presidente della Regione, Enrico Paolini, ormai presidente vicario. Proprio lui parteciperà alla riunione tra i presidenti delle Regioni convocata dal presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, per questa sera alle 20:00 a palazzo Chigi, per discutere sulla prossima manovra economica del governo.
Domani mattina, invece, Paolini terrà una conferenza stampa per illustrare le competenze e le prerogative della funzione di presidente vicario.
15/07/2008 13.40








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IL GIALLO: IL DEPUTATO DEL PD HA INCONTRATO DEL TURCO

La Procura questa mattina aveva nuovamente confermato che il presidente Del Turco si trova in regime di isolamento. Nessuno può incontrarlo e parlargli, almeno fino a domani.
Parenti e legali devono stargli alla larga, almeno fino a quando i pm non avranno fatto l'inventario di tutto quello che ieri è stato prelevato nel corso delle perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici degli indagati.
Questo era il provvedimento richiesto dalla Procura, ripetuto nuovamente questa mattina quando si era sparsa la voce di un possibile incontro tra il deputato Mantini, segretario della commissione Giustizia della Camera, e il presidente. «Non si faranno deroghe di alcun genere», era stato il monito uscito dalla Procura.
Ma le cose sarebbero andate diversamente. Come ha raccontato il Tg di Rete 8, infatti, questa mattina il parlamentare del Pd sarebbe riuscito ad incontrare il governatore.
La sua visita è cominciata alle 12.15 e terminata alle 13, quando il parlamentare è uscito dal carcere.
Una volta fuori ha raccontato di aver trovato un Del Turco «sereno, ottimamente assistito dal personale, determinato e ironico come sempre».
Mantini ha poi aggiunto che il governatore si sarebbe dimostrato «preoccupato per i problemi della Sanità regionale e il possibile commissariamento».
Il colloquio è avvenuto alla presenza del direttore del carcere di Sulmona.
La procura non commenta la notizia ma si apprende che Mantini avrebbe aggirato l'ostacolo e sarebbe andato a Sulmona “in ispezione” per controllare le condizioni dei reclusi nel carcere di Sulmona dove negli ultimi tempi ci sono stati troppi suicidi.
Il deputato del Pd ha poi detto che Del Turco si è mostrato rammaricato soltanto per non aver ricevuto i dieci libri che aveva portato con sè al momento dell'arresto. 15/07/2008 14.12

COLAZIONE CON CAFFE' LATTE E NOSTALGIA PER LA MONTAGNA
Si apprendono nuovi particolari sulla detenzione di Del Turco: «E' rimasto un po' deluso quando ha visto che dalla finestra della cella non si vedeva il Morrone, la montagna sacra a Celestino V, il Papa del "gran rifiuto"», ha raccontato ancora il deputato Mantini.
La prima notte in cella del Governatore è filata comunque bene, martedì mattina ha poi fatto regolarmente colazione con latte e caffé. Quindi ha nuovamente chiesto di poter leggere, fino a quando è arrivata l'”ispezione” di Mantini.
«Fai bene a fare questi controlli nelle carceri perché bisogna conoscerli questi luoghi dove si imparano molte cose, sono pezzi di società che non possono essere abbandonati», ha detto Del Turco a Mantini.
«Mangia, riposa, viene guardato a vista, seguito come si deve e come è prescritto nei casi di isolamento mi pare in modo eccellente. Se questa parola si può adattare a una condizione carceraria», ha spiegato il parlamentare.
Dopo le visite mediche di rito e l'incontro con l'assistente sociale, il presidente della Regione è stato accompagnato nella sua cella. Tre metri per tre di grandezza con un letto, il bagno, una piccola scrivania, la sedia e la porta.
«Mi è sembrato psicologicamente molto saldo e molto determinato e sereno - ha raccontato l'onorevole Mantini all'uscita del carcere - attento ai libri e alle letture che ancora tardavano ad arrivare. L'ho trovato complessivamente in modo eccellente sul piano della forza della stabilità psicologica direi anche della serenità con cui affronta questo difficile momento e quindi anche gli impegni naturalmente di tipo processuale».
E soprattutto mai critico nei confronti dell'inchiesta: «Non ha fatto alcun riferimento né nel senso di dire ma... dimostrerò; credo che dia per scontato di poter dimostrare le cose che deve dimostrare, non ha nessun astio nei confronti di qualcuno», ha chiuso Mantini.
15/07/2008 19.52

E IN SERATA ARRIVA ANCHE PERA

Oltre a Pierluigi Mantini (Pd) anche Marcello Pera (Pdl) si è recato in giornata nel carcere di Sulmona dove ha incontrato Ottaviano del Turco. L'ex presidente del Senato - secondo quanto si è appreso - ha visitato per oltre un'ora l'intera struttura penitenziaria, da cui sarebbe rimasto favorevolmente colpito, e ha potuto parlare solo per qualche minuto con il presidente della Regione Abruzzo arrestato ieri. Il colloquio tra Pera e Del Turco, in isolamento giudiziario, è avvenuto sulla porta della cella, nella sezione detenuti comuni del carcere.
E' il secondo incontro nonostante il divieto imposto dalla procura
15/07/2008 19.29