Tangenti milionarie alla casta, sanità disastrata e tasse per i cittadini

Alessandro Biancardi

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Tangenti milionarie alla casta, sanità disastrata e tasse per i cittadini
ARRESTI DEL TURCO ABRUZZO. Il procuratore Trifuoggi è stato chiaro:«sono reati ancora più odiosi per l'ambito nel quale sono stati compiuti: la sanità. E' noto lo stato disastrato in cui versano i nostri ospedali... Se quei soldi, 15 milioni, non fossero serviti ad accontentare smanie personali di sicuro sarebbero stati utili per far funzionare bene due o tre ospedali».  GUARDA LE PRIME PAGINE DEI GIORNALI MONDIALI CON LA NOTIZIA DEGLI ARRESTI
E' uno dei passaggi iniziali della conferenza stampa di ieri nella quale il capo della procura pescarese mette a fuoco immediatamente quali sono stati i risvolti pubblici di una storia "personale" di un manipolo di amministratori che oggi appaiono senza scrupoli.
E poi ha aggiunto «erano allo studio provvedimenti che avrebbero gettato definitivamente non in ginocchio ma sotto terra la sanita' abruzzese. Dovevamo impedire che ciò si verificasse, non a livello politico ma a livello di reato».
Ed è questa una delle risposte alla domanda: ma era proprio necessario l'arresto?
Certo, anche perché come praticamente in tutte le maxi inchieste degli ultimi anni a Pescara anche questa ha avuto la sua fuga di notizie.
«Ci sono state - ha detto Trifuoggi - delle fughe di notizie, sia pur parziali, e lo abbiamo saputo.
E poi - ha aggiunto - c'e' stato un grande agitarsi da parte di del Turco».
Se la giustizia farà il suo corso, quando sarà, e un giudice deciderà sulla «enorme mole di prove» reperite in questa indagine tutt'altro che semplice, sta di fatto che «una barca di soldi, una marea di soldi» è sparita, «non sappiamo dove sono finiti perchè ci siamo imbattuti in un groviglio di società offshore ma siamo abbastanza intelligenti per capire che sono spariti».
E quei soldi non compariranno più, sottratti per sempre alla collettività, soldi che dovevano servire per curare malati, offrire servizi sanitari di qualità, migliorare strutture.
Invece quelle stesse persone finite in carcere e tutte le altre 25 indagate avrebbero contribuito con scelleratezza a gettare nel baratro la nostra regione.
Per far fronte ai debiti ed ai buchi creati secondo la procura anche in seguito alla corruzione hanno anche scelto di vendere l'intero patrimonio immobiliare delle Asl per fare cassa.
Dunque non soltanto avrebbero rubato e preso tangenti ma hanno direttamente messo le mani nei nostri portafogli, in quello di tutti noi, di tutti quelli che pagano le tasse.
La loro ingordigia in cambio della nostra disperazione.
Disperazione di tutti: cittadini semplici che non arrivano a fine mese ma anche imprenditori, che costretti a pagare tangenti non possono assumere nuovo personale e dunque dare lavoro, e così arrancano o falliscono.
Non bisogna infatti dimenticare come il più grande imprenditore privato della sanità, Vincenzo Maria Angelini, sia stato praticamente ridotto sul lastrico o comunque in grandi difficoltà economiche anche per le tangenti pagate.

SPREMERE, SPREMERE, SPREMERE

Si parla di 15 milioni di tangenti più almeno 21 milioni relativi ad una finta sponsorizzazione al motociclista Andrea Dovizioso, sempre con soldi di Angelini.
Ne avrebbe incassati un centinaio grazie ai favori restituiti dai politici ma evidentemente non sono bastati.
L'importante era trovare il modo di spremere. I soldi potevano essere dati in cambio di delibere vantaggiose, provvedimenti utili, chiudere un occhio sui controlli. Ma le tangenti potevano servire anche a cambiare la politica nazionale, a pompare le campagne elettorali o tenersi buono uno schieramento che poteva sempre vincere.
Un motivo si trovava sempre e così si scopre pure che le tangenti diventavano pizzo: Angelini doveva pagare –questo è stato riferito ieri da Trifuoggi- se non per avere favori in cambio per avere "protezione", dalla giustizia, dalla finanza, dai carabinieri, dai controlli della Asl. Protezione, come, in che modo, sfruttando quali contatti?
Impossibile saperlo, ma la cosa dovrebbe far riflettere.
Ma quello che è stato subito chiaro è che il sistema è questo; non è tornata Tangentopoli è che non se ne è mai andata.
Non è questa la fine della seconda Repubblica, così come gli arresti del '92 non furono la fine della Prima.
L'Italia è sempre la stessa e così l'Abruzzo, il sistema non è mai cambiato.
Le "verità" emerse ieri -questo è chiaro- sono solo una piccolissima parte di un mosaico immenso e sconfinato.
Le notizie apprese sono infatti soltanto il racconto «certificato» di un solo imprenditore.
Che cosa potrebbe succedere se altri iniziassero a parlare, se altri imprenditori costretti a pagare raccontassero anche la loro parte?
Così stando le cose purtroppo è molto probabile che siano centinaia o forse migliaia gli imprenditori vessati, e la Sanità potrebbe essere solo uno dei tanti ambiti.
Se così fosse allora dobbiamo chiederci in fretta come potrebbe cambiare la nostra vita se riuscissimo a liberarci da questi fardelli.
L'economia avrebbe un sussulto e questa volta sarebbe un sussulto positivo, le aziende correrebbero con le proprie forze senza dover fare i conti con pericolose zavorre.
Ma se l'Abruzzo ha avuto il suo 14 luglio e la sua "presa della Bastiglia", di "rivoluzione" è meglio non parlare.
Di questi tempi poi, con il caldo che fa.
Per carità non disturbate l'Abruzzo che dorme.
Eppure tutto questo terremoto è il frutto del clientelismo che è pur sempre la prima forma rudimentale di tangente. Chissà, magari eliminato il clientelismo si elimina anche la pessima politica delle tangenti...

CIFRE IMPENSABILI

Ma la cosa che deve far riflettere oggi è anche il livello raggiunto:
tangenti da 5 milioni.
Cifre impensabili che fanno capire come ormai quella casta non vive soltanto in una torre d'avorio ma probabilmente su un altro pianeta.
Cinque milioni di euro chiesti dall'ex manager Conga per mettere una firma su un documento.
«Devi pagare anche me», avrebbe detto l'ex manager della Asl di Chieti ad Angelini, «hai avuto tanto, qualcosa ora devi dare anche a me».
D'altronde se quello è il sistema perchè non approfittarne?
Ma l'Abruzzo che dorme, anestetizzato dagli scandali subito dimenticati, oggi non ha ancora fatto il conto dell'immenso costo sociale che queste persone, questa associazione a delinquere -oggi si può dire- ha gettato sulle spalle dei nostri figli.
Non dimentichiamoci che quando parliamo di cartolarizzazione parliamo semplicemente di una operazione che aumenta il debito della Regione nel tempo perchè ti permette di pagare di meno ogni rata.
Così invece di pagare 10 ogni mese per un totale di 100, si pagherà 7 per un importo complessivo di 170.
Un bell'affare rifilato ai danni degli abruzzesi, un pacco doppio, come due sono state le cartolarizzazioni avallate senza alcuno scrupolo.
Indebitati per decenni, affossati e inguaiati per un bel pò a causa della politica marcia.
Come tollerare dunque scelte amministrative così pesanti dove l'interesse pubblico sembra essere completamente sparito, calpestato, vilipeso?
Ma non lamentiamoci, a pensarci bene anche questa volta avevamo tutti gli elementi per capire e sapere. Anche questa volta avremmo potuto capire in tempo e reagire.
Peccato che non lo abbiamo fatto, non lo abbiamo letto, abbiamo sottovalutato quei campanelli di allarme, quelle cariche affidate per forza ad uomini di fiducia (Quarta su tutti), contro tutti, quelle scelte volute per forza contro tutti (il centro oli), quelle voci così insistenti e continue su coincidenze strane, quelle minacce pubbliche di tornare tutti a casa e fermare la giostra "per tutti". Scelte che oggi schiacciano l'Abruzzo.
I segnali c'erano. Ma gli abruzzesi non vedono, non sentono, vogliono vivere tranquilli, preferiscono approfittare del politico piuttosto che denunciarlo.
Ogni politico corrotto può resistere solo se coperto, spalleggiato, aiutato, votato da tutti noi.
Che sia chiaro: la colpa è solo nostra.

TANGENTI PER CAMBIARE LA POLITICA

Oggi sappiamo come si fa politica: Del Turco vuole spaccare lo Sdi per tirare un brutto scherzo a Boselli? Servono soldi, tanti soldi, ed allora bisogna spremere l'imprenditore per portarsi dietro «8 senatori» che poi saranno compiacenti e pronti ad accogliere nuove richieste nelle stanze romane. Così per un capriccio e grazie alla corruzione Del Turco tenta la scissione del suo partito e solo in seguito confluisce nel Pd tra i 45 saggi fondatori.
Ma probabilmente una cosa gli abruzzesi non perdoneranno mai a Del Turco & Co: essere stati presi in giro in maniera così spudorata.

a.b. 15/07/2008 8.31