I conti non tornano: 450 depuratori, 305 comuni, fiumi inquinatissimi

Alessandro Biancardi

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I conti non tornano: 450 depuratori, 305 comuni, fiumi inquinatissimi
ABRUZZO. C'è per caso incongruenza tra il numero dei depuratori in Abruzzo e lo stato devastante in cui versano i nostri fiumi sempre più inquinati? Se lo domanda l'associazione di consumatori Adiconsum che intravede qualche smagliatura nel sistema ed analizza i dati emersi all'indomani della conferenza stampa del Wwf.
Dai dati della regione Abruzzo risulta che il territorio abruzzese sia cosparso di 450 depuratori (ma a quanto pare sono anche di più) costituiti da grandi, medi, piccoli e piccolissimi impianti, a fronte di 305 comuni in qualche modo serviti.
«Già si fa fatica a capire come possano essere così tanti, figuriamoci poi a farli ben funzionare con l'attuale metodo di gestione», dicono all'Adiconsum Abruzzo, «tarata prevalentemente su scala comunale, senza cioè contemplare un approccio imprenditoriale del servizio. Se i nostri amministratori avessero appena avuto buon senso, se avessero guardato all'interesse generale, oggi esisterebbero pochi depuratori intercomunali con grande beneficio per tutti i comuni, sia per i minori impianti da costruire, sia per l'economia di scala nella gestione di un solo depuratore».
Ma così non è stato ed il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Ma una domanda forse "innocente" rimane senza risposta: se i depuratori sono così tanti le acque dei fiumi e dei mari non dovrebbero essere pulitissime?
Già ma non lo sono. La deduzione logica allora può essere una sola:
c'è qualcosa che non va nella gestione e nella amministrazione di questo delicatissimo settore.
«Il risultato di anni e anni di malgoverno del ciclo dell'acqua in Abruzzo», sostiene l'Adiconsum, «è a dire poco catastrofico e sotto gli occhi di tutti: da un lato l'incredibile numero di depuratori, dall'altro i drammatici dati provenienti dal rapporto Arta 2007, riferiti allo stato delle acque in Abruzzo, che dipinge un quadro di gravissima e generale alterazione della qualità delle acque, che rischia di pregiudicare non solo lo stato dell'ambiente, ma anche la possibilità di utilizzare la risorsa acqua nell'immediato futuro, tenendo anche conto del problema dei cambiamenti climatici in atto.
Estremamente preoccupante, inoltre, appare il trend negativo della qualità delle acque, che ci pone assolutamente distanti dai target previsti dalla Commissione Europea».
Il report Arta dice senza mezzi termini che la situazione in regione è sul punto di non ritorno: la maggior parte dei prelievi ha fatto emergere un livello di inquinamento fisico, chimico e microbiologico che colloca l'Abruzzo tre le peggiori realtà d'Italia.
Questa disastrosa situazione è in buona parte derivante dalla inefficiente gestione degli scarichi urbani, e da scarichi abusivi provenienti da insediamenti produttivi irresponsabili.
«Ci chiediamo quanto denaro pubblico sia stato inghiottito in tutti questi anni per la costruzione di impianti e impiantini che oggi risultano quasi tutti fuorilegge rispetto alla normativa europea», conclude Adiconsum, «impianti e impiantini vecchi e malgestiti, che per depurare dovrebbero essere rimodernati e che invece inquinano i corsi d'acqua in cui scaricano».
«E' certo», dice ancora l'associazione dei consumatori, «tuttavia che i cittadini abruzzesi oggi pagano per mantenere in piedi 450 depuratori ed avere fiumi al collasso. Pagano gli errori commessi dagli amministratori e della classe dirigente abruzzese degli ultimi trent'anni, di destra di sinistra e di centro, incapaci come sono stati di trovare soluzioni decenti per il ciclo delle acque. E pagheranno anche le generazioni future».

08/07/2008 16.54


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