Ecco la legge sul commercio. Rifondazione: «non ci piace»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. E' stata approvata ad inizio settimana la nuova legge regionale quadro sul commercio. In cosa consiste tecnicamente? Proviamo a spiegare quello che cambierà in modo schematico, in 15 punti che dovrebbero riuscire a semplificare un maxi documento con oltre 50 emendamenti.  FEDERAZIONE DI CENTRO: "VIOLATA OGNI REGOLA ISTITUZIONALE" I COMMENTI DI IERI

ABRUZZO. E' stata approvata ad inizio settimana la nuova legge regionale quadro sul commercio. In cosa consiste tecnicamente?
Proviamo a spiegare quello che cambierà in modo schematico, in 15 punti che dovrebbero riuscire a semplificare un maxi documento con oltre 50 emendamenti.

 


FEDERAZIONE DI CENTRO: "VIOLATA OGNI REGOLA ISTITUZIONALE"

I COMMENTI DI IERI



Dopo l'approvazione del testo in giunta, ormai parecchi mesi fa, la commissione ha predisposto un testo unificato tra le varie proposte presenti anche in consiglio che prevedeva come pilastri della riforma:
una moratoria all'apertura di nuovi centri commerciali per 210.000 mq e una sostanziale liberalizzazione delle aperture domenicali e festive.
Contro questo disegno di legge si sono immediatamente espressi sindacati, associazioni di categoria. Rifondazione Comunista ha presentato in commissione oltre 50 emendamenti.
A seguito della verifica regionale il neo assessore Antonio Boschetti ha intrapreso un confronto con le forze politiche di maggioranza e le parti sociali (sindacati e associazioni di categoria) che ha portato a un sostanziale assenso delle parti sociali e all'accoglimento di buona parte degli emendamenti di Rifondazione. Cosa accade adesso al settore? 15 i punti fondamentali per riuscire a comprendere a cosa ha detto sì il consiglio regionale.


1. Centri commerciali sempre più grandi: possibilità di ampliamento delle strutture già esistenti nella misura del 30% anche superando il limite dei 10.000 mq.

2. Possibilità di costituire tramite accorpamento di 16 licenze nei comuni con più di 10.000 abitanti centri commerciali fino a 8.000 mq (a prescindere da quanti mq sviluppano i singoli esercizi accorpati).

3. La possibilità per esercizi di vendita di mobili di essere aperti tutte le domeniche dell'anno in virtù del recepimento delle deroghe previste dal vecchio D. Lgs. 114/98 art. 13 comma 1.

4. Inserimento della tutela dei lavoratori del settore (privilegiando il lavoro a tempo indeterminato).

5. Inserimento di norme per la riduzione dei rifiuti (imballaggi) e della raccolta differenziata da parte della grande distribuzione.

6. Inserimento e miglioramento dei parametri urbanistici relativi a verde pubblico e parcheggi.

7. Ampliamento del ruolo e della funzione dell'osservatorio regionale sul commercio.

8. Riduzione a 32 giornate delle aperture domenicali e festive con deroga per i comuni montani.

9. Inserimento della redazione di protocolli di intesa con media e grande distribuzione ai fini della calmierazione dei prezzi al consumo.

10. Riduzione da 1/8 a ½ della superficie lorda per calcolare la superficie di vendita delle attività commerciali di merci ingombranti.

11. Redazione entro l'anno di una legge regionale per promuovere la filiera corta, i mercati agroalimentari e i gruppi di acquisto solidali.

12. Creazione di centri polifunzionali nei piccoli comuni per combattere la chiusura degli esercizi commerciali.

13. Creazione di "centri commerciali naturali" nei centri urbani per combattere la chiusura dei negozi a causa della concorrenza con i centri commerciali.

14. Gli oneri aggiuntivi (pari al 2% dell'investimento complessivo per la realizzazione della struttura) a favore della valorizzazione artistica e culturale che i nuovi insediamenti di grande distribuzione devono erogare a favore dei comuni in cui si insediano.

15. La regolarizzazione di tutto il sistema di somministrazione di alimenti e bevande

RIFONDAZIONE: «CONTINUEREMO LA BATTAGLIA»

Subito dopo l'approvazione della legge quadro Rifondazione comunista ha annunciato che continuerà la propria battaglia, in tutto l'Abruzzo, laddove e' prevista l'apertura di nuovi centri commerciali a Scurcola Marsicana, Città Sant'Angelo e San Giovanni Teatino.
Il Prc ha annunciato di non voler abbassare la guardia e di voler intraprendere delle battaglie «a livello locale», visto che «l'Abruzzo non ha bisogno di nuovi centri commerciali» - ha detto il segretario regionale Marco Gelmini.
A mettere in evidenza gli aspetti positivi e quelli negativi del nuovo testo e' stata Daniela Santroni, capogruppo in Consiglio regionale, la quale ha fatto notare, tra l'altro, che si rischia di veder aprire nel giro di qualche anno «almeno 16 centri commerciali, in una situazione già fortemente squilibrata a favore della grande distribuzione».
«In Abruzzo - ha sottolineato sempre la Santroni - si contano 490mila metri quadri già occupati dalla grande distribuzione, cioè 382 ogni mille abitanti, contro i 205 ogni mille abitanti della media nazionale».

«Bisogna adesso», sostiene invece Abruzzo Confcommercio, «recuperare il “tempo perduto” e riconoscere, attraverso tutta una serie di provvedimenti, il ruolo determinante del Settore ai fini della formazione del PIL e dell'occupazione nella nostra Regione».
02/07/2008 18.44

I CENTRI COMMERCIALI TRA PESCARA E CHIETI


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FEDERAZIONE DI CENTRO: "VIOLATA OGNI REGOLA ISTITUZIONALE"

La Federazione di Centro, invece, non è per niente soddisfatta della legge. «Abbiamo votato il provvedimento senza alcuna convinzione – dicono Liberato Aceto ed Angelo di Paolo – solo perché il commercio attende da tre anni una qualche disciplina e la legge varata, per quanto difettosa, era attesa dalla categoria. In tal senso siamo stati sollecitati dalle associazioni di settore».
«Come nel caso delle Comunità Montane – osserva Liberato Aceto - è stata violata ogni regola che disciplina il processo legislativo.
Ormai la giunta procede per colpi di mano, saltando le commissioni e portando direttamente le leggi in aula per l'approvazione».
Se la Federazione di centro ha approvato il provvedimento sul commercio, spiega Angelo Di Paolo, «è- esclusivamente perché sollecitati dalle associazioni di categoria e per motivi d'urgenza.
Non possiamo non rilevarne le criticità sul merito oltre che sul
metodo: se la legge fosse stata discussa in commissione, come prevedono i regolamenti, sicuramente ne sarebbe risultato un provvedimento completo ed efficace. In sede di Consiglio ci è stata concessa un'ora di tempo per valutare un oggetto delicato e
tecnicamente complesso. Un'impresa francamente impossibile. La legge
andrà dunque rivista su molti aspetti, concertando davvero con le associazioni, ed in particolare sarà necessario modificare i meccanismi amministrativi che appaiono farraginosi e troppo complicati».