Ial Cisl:buco da 43 mln. Pronti nuovi avvisi di garanzia per lo scandalo indegno

Alessandro Biancardi

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IL BUCO MILIONARIO. PESCARA. Si sono presi tutto. Fino all’ultima monetina. Si sono presi i soldi dei disabili che, per poco più 100 euro di rimborso mensili, frequentavano i corsi – di informatica, fotografia, falegnameria - per avere un’opportunità nel mondo del lavoro. «Neppure uno spicciolo m’hanno dato», sbotta un giovane su una sedia a rotelle. Si sono presi i soldi dei disoccupati che si iscrivevano a quei corsi in cerca di un’altra occasione di inserimento.
«Un imbroglio pensato ad arte…».
Si sono presi i soldi degli extracomunitari.
«Nel 2007 – racconta Valentina, originaria dell'Ucraina e che vive a Lanciano - ho partecipato a un corso per stranieri sull'internazionalizzazione delle imprese. Eravamo in 12, anche di Africa, Cina, Romania… Non abbiamo visto un centesimo, nonostante le reiterate richieste. E non ci hanno neppure rilasciato l'attestato di partecipazione».
Si sono presi i soldi di migliaia di ragazzi che volevano imparare un mestiere.
«Ho finito il corso di autocad meccanico nel marzo 2006 – ricorda uno di loro - mai avuto un euro. Ai solleciti rispondevano: “Il direttore non c'è, ma stanno sistemando la faccenda. Se vuole lasciare un recapito per essere richiamato…”. Mi hanno fissato l'appuntamento con il direttore. Mi ha dato buca».
Si sono presi i soldi di una flottiglia di insegnanti – circa 1.600 - molti dei quali debbono incassare da 15 a 30 mila euro.
Così funzionava allo Ial (Istituto addestramento lavoratori) di Abruzzo e Molise. L'ente di formazione della Cisl, che s'è sbarazzato dei dipendenti, licenziandoli, e ha “chiuso” per insolvenza, per una caterva di debiti, era una macchina mangiaquattrini oliata a dovere. I fondi arrivavano dall'Unione europea - la maggior parte dei finanziamenti spariti sono stati elargiti dall'Ue - e dalla Regione. E immancabilmente si dissolvevano. Non veniva pagato nessuno: né gli allievi, né i docenti, né il personale interno, né i fornitori, né Agenzia delle entrate, Inail e Inps. Il denaro è stato dissipato, in auto di lusso, viaggi e spese pazze. Come i mobili di casa: un dirigente li ha utilizzati per arredarsi la propria villa. E poi si sono volatilizzati nelle campagne elettorali…

BUCO TRA I 35 ED I 43 MILIONI

Sono alcuni degli aspetti su cui stanno facendo luce la magistratura e la Guardia di finanza. L'inchiesta, che sta ricostruendo la vita dell'istituto dal 2000 al 2006, verte sul “buco d'oro” che, grazie ad azioni truffaldine continuate, si è creato nello Ial, portato allo sfacelo. Sperperi e prelievi facili, abili e con formula collaudata. Il passivo – secondo i primi calcoli degli investigatori – si aggira tra i 35 e i 43 milioni di euro, al contrario delle dichiarazioni del segretario nazionale dell'istituto, Graziano Treré che, tempo addietro, nel tentativo di sminuire il disastro, parlava di appena «16 milioni di deficit».
Le risorse dilapidate sono state poi affiancate da bilanci taroccati che, agli occhi di tutti, erano «a posto, anzi in attivo»: questo serviva per continuare a lucrare.
Perché se i numeri fossero stati quelli veri, quelli del disastro, lo Ial non avrebbe più potuto avere fondi.
Consuntivi finti e ingannatori che hanno ottenuto il benestare dei vertici regionali Cisl, rigorosamente preposti al loro controllo. Ma oltre quelle cifre c'era il malaffare.
Le Fiamme gialle, che hanno effettuato blitz e perquisizioni nelle varie sedi Ial - da quella regionale di Pescara, alle altre di Teramo e della provincia di L'Aquila – hanno sequestrato una montagna di documenti che riempiono un'intera stanza della Procura di Pescara, accanto agli uffici del pubblico ministero Andrea Papalia. Gli accertamenti si annunciano lunghi, lunghissimi. I primi avvisi di garanzia sono già stati inviati da un po'. Un'altra raffica di informazioni di reato sarebbe in partenza. E starebbero per iniziare gli interrogatori, mentre si sta spulciando in decine di conti correnti, privati e dello Ial.
Nel mirino prima di tutto i corsi. Con denunce che sono piombate sul tavolo del pm da parte di insegnanti inferociti. «Ripassate, riprovate…»: con queste parole venivano allontanati senza i loro compensi.
«Ad un certo punto abbiamo capito che ci stavano prendendo in giro».
E hanno segnalato anomalie, bugie, corsi lasciati a metà…
«Come quello per parrucchiere ed estetiste. E' stato interrotto, non ne abbiamo saputo più nulla. Siamo rimasti senza qualifica».
E poi i bilanci, manipolati e costruiti a piacimento per nascondere le perdite.
«Un mare di denaro disperso in una miriade di inutili rivoli… – evidenzia un sindacalista –. Pure la Cisl, a seconda delle esigenze, ha attinto dalle casse Ial che era un fiorire di quattrini».

NEL MIRINO ANCHE LA CISL E LA REGIONE

Nel mirino della Procura c'è l'operato di dirigenti Ial e di vertici del sindacato:
Gianni Tiburzi, fino al 2006 segretario regionale Cisl e attualmente vice presidente nazionale Inas, patronato Cisl; Francesco Gizzi, che è stato amministratore delegato dello Ial dal 2000 al 2005 e Bruno Colombini, anch'egli amministratore dell'ente fino al 2006: i due si sono alternati nella gestione dell'istituto.
Ma Colombini, anche in quanto dirigente nazionale Ial, ha tenuto le fila della situazione. Verifiche inoltre su Gaetano Pace, presidente del comitato regionale Ial, una carica “onoraria”, e su Pietro Evangelista, mandato in Abruzzo per far calare il sipario, nel modo più indolore possibile, sulla faccenda.
Tra questi nomi ci sono gli indagati.
Attenzione incentrata poi sulla Regione, che, tramite i propri assessori al ramo – tra cui Fernando Fabbiani - non avrebbe controllato a dovere e avrebbe continuato a rimpinguare uno Ial allo sbando, e sui legami tra Ial e Cisl.
E' inverosimile – secondo la magistratura – che il disavanzo Ial sia passato inosservato per anni, sia in Abruzzo che a livello nazionale.
Che i leader Cisl che si sono succeduti – Sergio D'Antoni, Savino Pezzotta e Raffaele Bonanni, originario tra l'altro di Bomba (Chieti) e che ha ricoperto incarichi importanti nello Ial – non abbiano avuto sentore dello scandalo che si consumava.
E che s'ingarbuglia sempre di più.
Mentre nel resto d'Italia si vocifera di altri Ial nei guai e, all'interno del sindacato, s'accavallano dissensi per quel che è considerato un autentico scandalo.
«Oltre al disagio sentito nell'incontrare in questi giorni amici che lavoravano allo Ial con mesi di stipendio non percepito e senza posto di lavoro, – dice una nota della Femca Cisl di Brescia - sento il disagio di una vicenda molto più grave di quello che pensavo. So il disagio che stanno già sentendo sulla propria pelle i nostri delegati in prima linea in questo territorio. Attendo qualche iniziativa forte della confederazione».

Serena Giannico 02/07/2008 7.41


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