Errori medici, quasi tutte le Asl sono inadempienti

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Sugli errori medici Asl abruzzesi in ordine sparso e per la maggior parte inadempienti. E formazione quasi inesistente, addirittura affidata nel 2005 dall'assessore Vito Domenici ad una società privata. Poi finalmente l'intervento dell'Agenzia sanitaria regionale.
Insomma non tutte le Asl dimostrano trasparenza sul fenomeno e dopo una richiesta formale di PrimaDaNoi.it (a oltre due mesi da Chieti, da Avezzano e da Lanciano non affluiscono ancora i dati) e addirittura hanno lasciato cadere nel vuoto anche gli appelli e le sollecitazioni della Regione.
«L'Agenzia sanitaria regionale registra che solo le Asl di Teramo e Pescara hanno adempiuto alle indicazioni della delibera 1440 sul Rischio clinico, fortemente voluta dall'assessore Bernardo Mazzocca – spiega Maria Zappacosta, responsabile del settore per l'Asr – e così non tutte le Aziende sanitarie hanno istituito l'Ugr, ufficio gestione rischio, indicando un referente di estrazione medica per dirigerlo o hanno adottato un Piano strategico. Né hanno tutte un Cvs, comitato valutazione rischi: si appoggiano alla Medicina legale. Abbiamo effettuato due solleciti, ma al massimo le Asl inadempienti hanno nominato un Referente medico».
Dunque a nulla sono servite le denunce di malasanità e le vicende di cronaca riferite agli errori medici: prevale ancora nelle strutture sanitarie abruzzesi un approccio solo “assicurativo” del problema.
Il che non tutela i pazienti che incappano in queste vicende e nemmeno gli operatori, lasciati soli a difendersi, anche se l'errore è spesso conseguenza di una cattiva organizzazione aziendale.
Al contrario, il silenzio tutela solo le Assicurazioni che, mentre non fanno nulla per rendere pubblici i dati, aumentano il costo delle polizze solo in base ad un presunto e non dimostrato aumento dei casi e dei risarcimenti.
«Il Piano sanitario regionale – continua la dottoressa Zappacosta – fissa obiettivi a medio e lungo termine per affrontare il problema gradualmente, ma efficacemente. Per esempio si vuole creare un sistema informatizzato centrale per valutare e seguire il fenomeno, ma i Broker assicurativi non collaborano, nel senso che non vogliono fornirci i dati».
Forse si deve uscire da questa ottica solo assicurativa?
«Certamente. Però sono stati i costi assicurativi aumentati a far scoppiare il problema. O forse sono state le denunce sempre in aumento – continua la dottoressa Zappacosta – anche se denuncia non vuol dire automaticamente risarcimento. Naturalmente c'è anche un approccio sanitario al fenomeno. Bisogna partire dal presupposto che l'errore c'è, può capitare. Ma dev'essere una fonte di apprendimento per tutta la struttura sanitaria. E l'Ufficio per il Rischio clinico deve conoscere gli errori per ridurre le situazioni di criticità. Proprio per questo il nuovo assessore fin dal gennaio 2006 ha istituito un tavolo tecnico per monitorare le Asl, fino ad arrivare alla delibera 1440 che disciplina il settore».
Ci sono state altre iniziative, come corsi di formazione?
«Nel 2006, a marzo, c'è stato un corso per tutta la Regione e poi altri corsi per varie Asl, con l'intervento di una società privata, la Gutenberg srl – conclude la responsabile del Rischio clinico dell'Asr – poi nel 2007 l'Agenzia ha costituito gruppi tecnici. Infine c'è stata l'adozione del Protocollo ministeriale sugli eventi sentinella, con obbligo di comunicazione da parte delle Asl. Inoltre stiamo lavorando per uniformare i comportamenti delle varie aziende per arrivare ad una Scheda unica terapeutica, ad un Protocollo per il consenso informato e ad una Cartella clinica integrata ed unifica (medica ed infermieristica)».
Risposta delle Asl?
«Solo Pescara ha adottato la Cartella clinica integrata».

Sebastiano Calella 25/06/2008 10.02