Edilizia, soddisfazione per il rinnovo del contratto nazionale

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Dopo sette mesi di trattative, è stato firmato nei giorni scorsi a Roma il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro Edilizia Industria tra Filca-Cisl, Fillea-Cgil, Feneal-Uil e l'Ance, l'Associazione nazionale dei costruttori.
Il contratto, scaduto lo scorso 31 dicembre 2007, interessa in provincia di Pescara circa 9 mila addetti; in Italia 1 milione e 250 mila lavoratori dipendenti e 350mila imprese.
«Un accordo che ci soddisfa –commenta Gianfranco Reale, Segretario
Generale della Filca-Cisl di Pescara sia sul piano salariale
che su quello normativo, che punta ad incentivare soprattutto la trasparenza del rapporto di lavoro».
Definito un incremento in busta paga di 104 euro suddiviso in due
soluzioni: 74 euro a far data dal 1° giugno e 30 euro dal 1° gennaio 2009.
Passi in avanti sono stati fatti sul tema della carenza malattia, la cui materia verrà affrontata anche nella contrattazione territoriale.
A livello nazionale si è ridotto da 7 a 6 giorni il periodo di malattia utile per maturare il diritto, da parte del lavoratore, a veder riconosciuto il 50% del salario per i primi tre giorni di malattia.
Per la copertura al 100% i giorni passano da 14 a 12.
Novità importanti anche sul tema della formazione.
«Le imprese devono comunicare al sistema delle Scuole edili l'assunzione degli operai almeno tre giorni prima dell'inizio del lavoro», spiega Gianfranco Reale, «per consentire lo svolgimento di 16 ore di formazione attinenti le basi professionali del lavoro in edilizia e la sicurezza, con un richiamo formativo di 8 ore all'anno».
Inoltre sono state introdotte delle norme che prevedono la comunicazione scritta al lavoratore al momento della assunzione e dei passaggi di qualifica, che renderanno più trasparente il mercato del lavoro ed offriranno maggiori certezze al lavoratore per il riconoscimento professionale ai fini dell'inquadramento.
Raggiunti obiettivi importanti anche nella lotta contro il lavoro grigio.
Si è convenuto che un'impresa non può avere alle dipendenze operai part-time in misura superiore al 3% del totale degli occupati a tempo indeterminato, e l'esclusione delle clausole elastiche e flessibili.
Ciò dovrebbe consentire la riduzione del ricorso indiscriminato al part-time, che spesso maschera il lavoro nero.


23/06/2008 16.11