Autotrasportatori verso il fermo, ultimatum al Governo

Alessandro Biancardi

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LA PROTESTA. E' chiara e quanto mai netta la posizione del comparto autotrasporto che nell'ultimo periodo ha visto aggravarsi in maniera pesantissima i disagi e le problematiche che da anni affliggono la categoria.

Infatti, se il caro carburanti sta assumendo contorni a dir poco insostenibili, le attese per le misure promesse dal vecchio governo nel dicembre scorso si fanno sempre più dense di aspettative. Questo è il quadro emerso nell'ultima assemblea dell'autotrasporto in cui gli operatori del settore ed associazioni di categoria hanno insieme preso atto delle difficoltà del momento ed avanzato proposte e strumenti di lotta da portare avanti se le richieste degli operatori non verranno accettate.
«La nostra speranza è ora nelle mani del Governo che deve tener fede a quanto il precedente esecutivo promise a seguito del fermo dell'autotrasporto del dicembre scorso», dice Simone Feliziani, da anni autotrasportatore e presidente della categoria per la Confartigianato Uapi.
«Le nostre non sono rivendicazioni velleitarie di un'élite, ma giuste richieste che ci permetteranno di portare avanti un lavoro ogni giorno più gravoso: noi - prosegue Feliziani - avanziamo richieste vitali per la categoria, senza le quali molti saranno costretti a chiudere. A nessun autotrasportatore piace l'idea di ripetere con il fermo l'esperienza dello scorso dicembre, ma se il Governo non assumerà decisioni risolutive, il fermo dell'autotrasporto fissato il prossimo 30 giugno vedrà i nostri mezzi fermi non più in strada, bensì nelle sedi delle aziende».
Su questo punto, riferisce Feliziani, «c'è stato l'accordo di tutti gli autotrasportatori».
La riproposizione del fermo vuol dire senza dubbio disagi, rallentamenti nelle forniture ed ogni altro genere di conseguenza, ma si tratta di far sentire di nuovo la propria voce affinché il Governo si faccia promotore di azioni mirate e coraggiose.
Continua ancora Feliziani: «noi tutti autotrasportatori ci rendiamo conto benissimo che giungere ad una scelta di questo tipo - onerosa ed antipatica nei confronti della cittadinanza - rappresenterebbe inequivocabilmente una sconfitta, non solo per il mondo della politica, anche per noi ed in definitiva per tutti».


18/06/2008 10.13