Agricoltura in crisi:«i costi di produzione ci stanno strangolando»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Congiunture negative, anche l’agricoltura abruzzese entra in crisi. Le Organizzazioni Professionali Agricole abruzzesi esprimono «forte preoccupazione» per l’aggravarsi di una serie di eventi negativi che, sommati ai problemi strutturali dell’agricoltura regionale, stanno determinando «una pesante situazione di sofferenza».


ABRUZZO. Congiunture negative, anche l'agricoltura abruzzese entra in crisi. Le Organizzazioni Professionali Agricole abruzzesi esprimono «forte preoccupazione» per l'aggravarsi di una serie di eventi negativi che, sommati ai problemi strutturali dell'agricoltura regionale, stanno determinando «una pesante situazione di sofferenza».Cia, Coldiretti e Confagricoltura denunciano «lo spropositato aumento dei costi di produzione, evidenziano la riduzione dei redditi delle imprese agricole e ricordano la crescita dei prezzi per il consumatore con la conseguente drastica riduzione dei consumi».
«Ancora una volta vengono penalizzati i produttori ed i consumatori» sottolineano le Organizzazioni Agricole.
La situazione di pesantezza interessa infatti tutti i comparti produttivi. Basta pensare che, nell'ultimo anno, i diversi settori hanno risentito dell'aumento di costi energetici (+ 7% per carburanti, energia elettrica, lubrificanti), mangimi (+21%), concimi (+34%), orzo e cruscame (+36%).
Tra le situazioni più preoccupanti c'è sicuramente quella del settore lattiero caseario, che registra un particolare aumento dei prezzi del latte (e dei derivati) al consumo: le industrie di trasformazione annunciano la riduzione dei prezzi all'origine e, di conseguenza, gli allevatori, che già producono in perdita, saranno ulteriormente penalizzati. Ma le preoccupazioni, ribadiscono le Organizzazioni professionali, riguardano tutti i settori.
Nel mese di maggio, i prodotti alimentari al dettaglio sono aumentati del 5,7% a fronte di evidenti flessioni dei prezzi alla produzione (-3,7% per grano duro, -6% per grano tenero, -11,2% per suini, -12,3% per polli, -6,3% per tacchini). Il calo dei consumi ha riguardato gli ortaggi (-5,5%), l'olio d'oliva (- 5%), la carne bovina (-3,4%), la frutta (-1,8%), il pane (-4,5%) e la pasta (-2,1%).
Una situazione che rischia di mettere in ginocchio l'agricoltura abruzzese, che, come quella italiana, a differenza delle agricolture europee, negli ultimi otto anni ha visto decurtati i propri redditi del 18,2% (reddito agricolo mediamente cresciuto in Europa, nello stesso periodo, del 16,2%).
«Per superare questo momento», continuano le tre organizzazioni, «si impone una svolta a livello di politica agricola nazionale, operando nei rapporti di filiera per dare massima trasparenza ai processi di formazione dei prezzi dei prodotti alimentari; finanziamenti agevolati; defiscalizzazione per i prodotti petroliferi con il blocco dell'effetto di trascinamento dell'IVA; piena ed efficace attuazione degli interventi a sostegno dell'agricoltura (es. Piano di Sviluppo Rurale) e degli altri strumenti (infrastrutture,etc.). Il tutto accompagnato, a livello regionale, dalla riorganizzazione dell'apparato amministrativo, da un sistema di assistenza tecnica innovativo e dalla sollecita liquidazione delle residue richieste del precedente PSR (misure di trascinamento)».
«L'agricoltura abruzzese» ricordano le organizzazioni professionali «oltre a garantire alimenti di qualità con accertate caratteristiche organolettiche, salutistiche e nutrizionali, assicura la difesa e la valorizzazione dell'ambiente e del territorio, elementi qualificanti dell'immagine e dell'economia regionali. Su questa piattaforma» concludono Coldiretti, Cia e Confagricoltura «inauguriamo un periodo di mobilitazione con l'avvio di una serie di iniziative e incontri sull'intero territorio regionale ai quali chiamiamo a partecipare tutti i soggetti sensibili alle problematiche agricole, alimentari, ambientali ed alla crescita economica e sociale della nostra regione».

11/06/2008 12.04