Fira, a giugno il processo che svelerà i dubbi sulla nomina di Masciarelli

Alessandro Biancardi

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COSI' AVVENNE IL CAMBIO AL VERTICE DELLA FINANZIARIA REGIONALE. CHIETI. Probabilmente a fine giugno potremo sapere se "l'operazione Fira", che nel marzo 2005 defenestrò il presidente allora in carica per dare tutto il potere all'ingegnere Giancarlo Masciarelli (con quello che ne è seguito), fu preordinata o se invece fu il frutto di una normale dialettica politica all'interno del centrodestra.
Insomma se tutti ricordano lo scandalo legato agli arresti e ai fondi Docup dirottati a società di parenti, amici e persino ad alcune ditte facenti capo ai vertici stessi della finanziaria regionale, la cronaca potrebbe ora consegnarci un altro pezzo di storia che è antecedente.
Si potrà allora fare luce sulle modalità che portarono in sella alla Fira proprio Masciarelli, fortemente sponsorizzato dal centrodestra.
Come si ricorderà, l'operazione scattò in occasione delle nomine dei componenti scaduti del CdA, durante l'assemblea degli azionisti per l'approvazione del Bilancio 2004.
Tra un mese ci sarà la prima udienza del processo per diffamazione che il vecchio presidente, Franco Cortese, ha intentato contro Donato Di Fonzo, allora assessore di Forza Italia per le Attività produttive, a causa di alcune sue dichiarazioni riportate nel verbale di questa assemblea degli azionisti che decise il cambio di presidenza.
In pratica l'assessore – che partecipò all'assemblea Fira in quanto la Regione è l'azionista di maggioranza – addebitò al presidente in carica comportamenti ritenuti «dannosi per la Società».
Come pochi ricordano, Franco Cortese, il presidente allora in carica, al momento della sua nomina aveva dichiarato – riportano i comunicati dell'epoca – di assumere l'incarico «quale presidente di garanzia per una corretta gestione della Società nell'interesse degli azionisti e degli abruzzesi».
E forse per questo si batté contro i metodi usati per la convocazione dell'assemblea che doveva portare alla sua sostituzione.
Ma a nulla valsero le sue segnalazioni ufficiali scritte al presidente della Regione, Giovanni Pace (An), per ristabilire la correttezza delle decisioni e dei comportamenti dell'assemblea dei soci Fira. Considerata la storia successiva della Finanziaria regionale dal punto di vista giudiziario (anche per la sua costola Fira servizi, creata per gestire i soldi della sanità, assessore al settore Vito Domenici, Forza Italia), c'è il forte sospetto che la battaglia legale ora appena all'inizio sia anche il frutto di una visione delle cose completamente opposta.

IL VERBALE

I documenti in possesso degli inquirenti e la ricostruzione dei fatti dopo la denuncia per diffamazione, dipingerebbero una vicenda complessa incentrata tutta sul defenestramento di una persona al vertice per posizionare invece "l'uomo giusto".
Dopo aver tessuto le lodi della Società e della nuova, prossima qualificazione della Fira come «intermediario finanziario non bancario» (attività oggi sotto inchiesta), il verbale riporta queste dichiarazioni dell'assessore Di Fonzo: «Devo lamentare che negli ultimi mesi il presidente del CdA (Cortese ndr) abbia disatteso le indicazioni fornite dal presidente della Giunta Regionale, sottovalutando l'importanza di dare risposte tempestive sia al diverso contesto normativo nel quale la società dovrà operare sia agli importanti impegni assunti nei confronti della Regione Abruzzo».
Il che fu ritenuto diffamatorio dallo stesso Cortese, anche perché l'assessore, dopo aver sollecitato un voto favorevole al Bilancio, in modo non rituale chiese apertamente – come da verbale - di approvare anche la «convocazione dell'assemblea».
Una sorta di autogol –secondo alcuni- visto che confermava le contestazioni contro questa convocazione stessa rilevate dal presidente uscente, sia per le forme che per i tempi, in quanto l'assemblea era stata convocata dal vicepresidente Trozzi.
Tutto scritto e argomentato in una serie di lettere ufficiali, peraltro sequestrate insieme a tanti altri documenti ben più importanti: le anomalie erano apertamente denunciate al presidente Pace e ai consiglieri del CdA.
Soprattutto si eccepiva la firma di Vincenzo Trozzi, vicepresidente Fira, sotto la convocazione, in quanto non ne aveva titolo: infatti il presidente in carica era vivo e vegeto e non impedito e quindi doveva essere lui e non Trozzi a convocare l'assemblea per l'approvazione del Bilancio.
Appena conosciuto il contenuto del verbale assembleare, la reazione del presidente sostituito con questo "blitz" fu immediata e fu affidata ad un comunicato stampa: «Ho dato mandato ai miei legali di querelare l'assessore regionale Di Fonzo per le sue dichiarazioni riportate nel verbale dell'ultima assemblea Fira. Ciò in quanto sono gravemente lesive della mia onorabilità in riferimento alla carica da me ricoperta quale presidente e legale rappresentante della Fira. Quanto detto dall'assessore non è corrispondente alla realtà dei fatti, ben conosciuti da lui, dal presidente Pace, da tutti i Consiglieri e dai Sindaci revisori in carica. Mi vedo inoltre costretto ad interrompere il mio silenzio sulle vicende dell'approvazione del Bilancio, delle nomine e delle procedure seguite e ritenute illegittime anche dal Presidente del Collegio sindacale».
Ora quel processo potrebbe fornire qualche dato in più per la comprensione generale di uno degli scandali più grossi della nostra regione proprio mentre le indagini sulla Fira sembrano giunte ad una svolta.

LA VERSIONE DI CORTESE:«NOMINA MASCIARELLI E' STATA UNA FORZATURA»

«In particolare – continua il comunicato del presidente defenestrato – l'assessore ed il presidente Pace dovevano sapere, perché è agli atti, che l'assemblea degli azionisti del 7 marzo (quella che nominò quale presidente del CdA l'ing. Giancarlo Masciarelli, “per la posizione ed il prestigio professionale che possiede e per il contributo che egli ha dato e potrà fornire alla nostra società”) è stata una forzatura delle procedure: essa è scaturita da una riunione del CdA convocato illegittimamente e con urgenza per il 4 febbraio 2005 dal vicepresidente Trozzi (genero di Pace) sull'approvazione della bozza di Bilancio».
«Ma Trozzi, a norma di Statuto, poteva convocare il CdA solo in caso di impedimento o assenza del sottoscritto, cosa che non ricorreva».
E' questa la tesi di Cortese starà alla controparte confutare eventualmente questi assunti.
«Inoltre – concludeva la nota – come presidente, valutata l'inesistenza di comprovati motivi di urgenza, il 31 gennaio avevo convocato per l'8 marzo il CdA sul Bilancio, (il giorno successivo all'altra convocazione ndr). Con tali dichiarazioni l'assessore Di Fonzo si è prestato a porre il suo avallo ad un'operazione scorretta che mi ha visto costretto ad intraprendere le accennate azioni giudiziarie con la richiesta di un risarcimento danni di 1 milione di euro».
A tre anni dai fatti contestati, non è dato sapere se la querela verrà ritirata o meno, come spesso capita per queste vicende, dove la politica ha il sopravvento sul buon senso e sui rapporti personali. Certo è, però, che il braccio di ferro tra Giovanni Pace e il presidente Fira da cacciare, vide vincitore il Governatore della Regione, spalleggiato dagli altri soci, dai Consiglieri e dai Sindaci revisori che qui ricordiamo per dovere di cronaca.
Alla riunione del 7 marzo erano presenti, oltre l'assessore Di Fonzo in rappresentanza della Regione, i funzionari Caripe, Tercas, Carichieti, Carispaq, Credito Cooperativo, Banca popolare dell'Adriatico e Banca delle Marche, ed i consiglieri uscenti: Vincenzo Trozzi, Giancarlo Masciarelli, Claudio D'Alesio, Giustino Battistella, Tonino Di Berardino.
Per il Collegio sindacale c'erano due sindaci su tre: Marco De Siati ed Enrico Tessitore. Segretaria della riunione Carolina D'Antuono. Assente importante il dott. Vittorio Catone, presidente del Collegio dei revisori, il quale non fu riconfermato alla fine dell'assemblea.
Una punizione per l'assenza ritenuta ingiustificata?
Non sembra, anche perché sarebbero altre e ben più gravi - agli occhi di chi aveva elaborato il piano di riassetto della Fira- le presunte responsabilità del dottor Catone: non si sarebbe reso disponibile ad avallare certi comportamenti…
Eppure le sue perplessità, per usare un eufemismo, il presidente dei Revisori dei conti le aveva comunicate a voce e per iscritto, con lettere protocollate, a tutti i Consiglieri della Fira ed allo stesso vicepresidente Trozzi.

I DUBBI DEL REVISORE

La prima lettera è del giorno 1 febbraio 2005, sulla convocazione a firma di Trozzi del CdA per il 4 febbraio (quella che approvò la bozza del Bilancio).
«Con l'occasione ribadisco che», si legge, «non prestandomi assolutamente ad azioni illegali, non parteciperò né alla riunione odierna (per la quale ho ricevuto invito dal Sindaco De Siati) né a quella come sopra convocata, riservandomi il ricorso a competenti superiori Istituzioni».
Seconda lettera, sempre del primo febbraio, che si riferisce al «parere favorevole del Collegio sindacale del 31 gennaio»: «la prego di farmi conoscere – chiede il presidente del Collegio sindacale - in quale luogo ed in quale modo io abbia espresso il parere favorevole alla convocazione su indicata. Non mi risulta infatti che l'Organo da me presieduto si sia riunito in data di ieri, né di aver fatto alcuna dichiarazione, sia verbale che sottoscritta».
Catone (padre dell'attuale onorevole) non fu riconfermato.

CLIMA INCANDESCENTE E TENSIONI PER IL CAMBIO DELLA GUARDIA

C'era allora di sicuro un clima incandescente alla Fira per il tentativo, poi riuscito, di sostituire il presidente e di nominare al vertice Giancarlo Masciarelli.
Il giorno più caldo fu il 31 gennaio 2005, quando prese corpo il piano per modificare la società e per creare Fira servizi che doveva gestire tutti i soldi della sanità.
Bisognava fare in fretta, prima delle elezioni regionali previste all'inizio di aprile.
Alla Fira tutto si concentrò in quel giorno: convocazioni legittime ed illegittime, fax, denunce di illegalità, forzature.
Parliamo di un ufficio di pochi metri quadrati, dove presidenza, vicepresidenza, consigliere delegato, impiegati si incrociano e si vedono e possono parlarsi senza problemi: ma quel giorno comunicarono via fax e per raccomandata.
Qualcuno sentì odore di bruciato?
Così pensano gli inquirenti, visto che i documenti sequestrati riportano, quasi a futura memoria, fatti e circostanze dubbie e sottolineano la fretta con cui si voleva realizzare il Piano di occupazione militare della Fira.
Testimonianza evidente di questa necessità di accelerare i tempi è l'anticipazione dell'approvazione del Bilancio ai primi di febbraio.
Chi conosce i meccanismi della preparazione di questo strumento contabile, sa bene che le fatture continuano ad arrivare tra gennaio e febbraio, anche marzo, e quindi è impossibile preparare un bilancio attendibile subito dopo le vacanze di Natale.
E così l'approvazione di tutti i bilanci di tutte le società slitta a fine aprile, primi di maggio.
Perché la Fira doveva anticipare tanto i tempi?
La risposta che arriva dalle indagini è una sola: con l'approvazione del Bilancio si potevano rinnovare i vertici della società, come è scritto in maniera sibillina nella convocazione del 27 febbraio 2005 per l'Assemblea ordinaria dei soci da tenersi il 7 marzo, a firma di Vincenzo Trozzi, vicepresidente.
Infatti, dopo l'approvazione del Bilancio 2004, all'odg ci sono le «deliberazioni ai sensi dell'art. 2364 del Codice civile».
Cioè, tradotto in modo comprensibile: nomina degli amministratori, dei sindaci, del presidente del collegio sindacale e loro compensi.

FARE IN FRETTA: CI SONO LE ELEZIONI REGIONALI

In pratica l'accelerazione dei tempi serviva ad avere prima delle elezioni un nuovo Consiglio, che peraltro poteva durare in carica anche in caso di sconfitta elettorale.
Il sospetto su cui si è indagato è che il nuovo assetto di vertice fosse necessario per gestire la cartolarizzazione dei debiti della sanità, che poi effettivamente avvenne la prima decade di aprile a Londra.
Ma forse non è così o il progetto di trasformazione della Fira era partito prima, poiché i tempi e l'attività di certificazione dei debiti sanitari sono di alcuni mesi prima.
Senza conoscere questi disegni, il presidente legittimo in carica, Cortese, bypassato dall'iniziativa del suo vice Trozzi, reagì immediatamente, appena ricevuta la convocazione per il 4 febbraio, quella che doveva approvare la bozza del Bilancio poi portato all'approvazione il 7 marzo.
Il tutto è racchiuso in una lettera indirizzata allo stesso Trozzi, ai Consiglieri ed ai Sindaci della Fira e al Presidente Giovanni Pace.
Una lettera che forse fu giudicata inutile e quasi fastidiosa per gli autori del Piano, ma che - restata agli atti e conosciuta dagli investigatori - avrebbe spiegato i meccanismi segreti messi in opera per fare un boccone della Finanziaria regionale.
Non si spiegherebbe altrimenti che l'effetto della denuncia fu zero assoluto: né Pace, né i Consiglieri, né i Sindaci – eccetto il presidente dei Revisori che protestò a sua volta – presero in seria considerazione questa denuncia articolata e l'operazione Fira andò avanti come se nulla fosse. Prima irregolarità della convocazione, accertata dalle indagini: il vice può indire l'assemblea solo nell'ipotesi di «assenza o impedimento del Presidente».
Seconda irregolarità: i motivi di urgenza, sollevati da Masciarelli e dagli altri consiglieri, non sarebbero esistiti.
Terza stranezza: non è chiaro come i Sindaci abbiano espresso parere favorevole alla convocazione, visto che il Presidente del Collegio dei revisori non ne sapesse nulla.
Appare evidente che nessun politico del governo regionale all'epoca mosse un dito per ristabilire l'ordine ma per gli inquirenti la lettera è stata una miniera di notizie per ricostruire i passaggi del Piano di appropriazione della Fira, partendo proprio dalle iniziative di Masciarelli.
Che fa il Consigliere delegato, cioè il futuro presidente Masciarelli, al ritorno dalle vacanze di Natale?
Chiede al presidente, e con insistenza, di convocare d'urgenza l'assemblea.
Cortese, il presidente nicchia sull'urgenza e convoca l'assemblea per l'8 marzo.
Ma il malumore cresce e gli altri non ci stanno.
Lo stesso 31 gennaio, infatti, Trozzi convoca con procedura d'urgenza il CdA per il 4 febbraio per l'esame della bozza del Bilancio.
Proprio questa convocazione, ritenuta quanto meno irrituale, chiarisce chi condivide questo “piano di assalto alla Fira”.
Oltre Masciarelli, che ha chiesto la convocazione urgente l'11 ed il 12 gennaio, e a Trozzi, si fa riferimento ad una lettera dei consiglieri Claudio D'Alesio, Paolo Barattelli, Giustino Battistella, Tonino Di Berardino e Francesco Zolla che «hanno formalizzato una richiesta di convocazione del CdA, indicandone l'odg ai sensi dello Statuto e dandone comunicazione al collegio Sindacale».
E Trozzi firmò la convocazione per il 4 febbraio, «visto il parere favorevole del Collegio sindacale del 31 gennaio (ancora e sempre 31 gennaio, come detto avvenne tutto quel giorno) alla convocazione del CdA Fira da parte del vicepresidente».... Anche se, come ha scritto Catone, presidente del Collegio sindacale, lui di quella riunione non sapeva nulla.
Saranno comunque le indagini ed il processo –sempre se si farà- a chiarire la verità giudiziaria di questa intricata storia di potere ed interessi che qualche mese più tardi portò agli arresti di una parte dei protagonisti e svelò lo scandalo Fira legato ai fondi Docup.
Ma quella è un'altra storia.

Sebastiano Calella 29/05/2008 8.39