Acqua e veleni. La Stampa scopre lo scandalo di Bussi

Alessandro Biancardi

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Acqua e veleni. La Stampa scopre lo scandalo di Bussi
PESCARA. "Vent'anni a bere acqua avvelenata", è l'approfondimento pubblicato stamattina sul quotidiano di Torino La Stampa. Dopo che la settimana scorsa il corrispondente Giuseppe Salvaggiulo è arrivato a Pescara oggi tutta Italia scoprirà il grande scandalo dell'acqua inquinata e della mega discarica di Bussi. Ad un anno dalle scoperte che hanno destato scalpore. Per gli abruzzesi è solo un “recall”. Qui la storia la conoscono tutti a menadito.
L'articolo ripercorre tutta la vicenda dagli esordi, partendo da quel grazioso «paradiso perduto», ovvero Bussi: «una incantevole valle a cinquanta chilometri da Pescara», «un canyon imponente, incastrato da due parchi nazionali» che dagli inizi del 1900 convive con il sito chimico della Montedison.
La storia del paese di provincia paradisiaco «cambia nel 1982», si legge sul quotidiano, «quando si aprono otto nuovi pozzi dell'acquedotto. Pur chiamandosi pozzi di Sant'Angelo, di angelico non hanno nulla. Anziché collocarli a monte dell'industria, dove l'acqua è ancora incontaminata, li piazzano a valle, dove il fiume ha già imbarcato un bel po' di veleni».
Qualche anno dopo, e siamo ai giorni nostri, scoppia il caso della discarica più grande d'Europa. «Cosa succede», si chiede il quotidiano.
«Nulla», si risponde.
«Ovvero riunioni, rimpalli di responsabilità, conferenze di servizi». E da qui si ricostruisce tutta l'emergenza abruzzese, che, per onor del vero, nonostante sia di dimensioni enormi, è sempre rimasta un fatto regionale e non ha mai valicato i confini.
«Sono trascorsi cinque anni dal primo allarme, tre dalle prime analisi. A dispetto dei palliativi dietro cui si trincerano le autorità, la situazione è peggiorata», continua l'articolo.
E si tira in ballo anche il Wwf a il responsabile pescarese Augusto De Sanctis, protagonista assoluto di una battaglia che non è ancora terminata.
«Augusto non ha il fascino di Julia Roberts», scrive Salvaggiulo, «ma come nel film dedica anima e corpo alla causa dell'acqua e della salute. Trascina il vicepresidente del Wwf Abruzzo, Fabio De Massis, a bordo della sua vecchia utilitaria lercia e scassata. I due raggiungono la valle e accompagnano i tecnici di un laboratorio di Roma per fare altre analisi. L'esito è sconvolgente: possibili cancerogeni come il tetracloruro di carbonio a livelli mai raggiunti in nessuna acqua potabile del mondo. Ma quando questi dati vengono portati all'attenzione delle autorità, la risposta dell'Ato, l'ente pubblico che coordina il servizio idrico, è non meno sconvolgente: «Avranno fatto le analisi con le provette sporche».
Poi si arriva all'estate del 2007, l'anno scorso, quando lo scandalo esplode e mezzo Abruzzo resta a secco. Veleni nell'acqua: «sì» anzi «no», «l'acqua è inquinata ma è potabile», «non è colpa di nessuno», «tutti sapevano», «nessuno sapeva», «le
analisi sono ok».
«È possibile scaricare mezzo milione di tonnellate di rifiuti a due passi da un centro abitato senza che nessuno se ne accorga?», si domanda La Stampa, «Chi è il responsabile della devastazione ambientale della valle? Chi ha scaricato i veleni? Chi ha inquinato l'acqua potabile? E chi, pur sapendo e dovendo intervenire, ha fatto finta di non vedere?»
Tutte domande, lo sappiamo bene, che non hanno trovato risposte. Fino a questo momento e senza grosso scompiglio nella classe politica.
«E dei rifiuti pericolosi ancora depositati nella valle?», si legge ancora. «Ah, per quelli ci sono ancor meno speranze. Bonificare la megadiscarica costa circa 150 milioni di euro. Per ora ne sono arrivati solo un paio e non sono bastati nemmeno per coprire i rifiuti con un telone. Così l'acqua piovana e il fiume continuano a trasportare veleni».
Si potrebbe quasi brindare ad una “operazione perfetta”… meglio non con l'acqua che porta male.

WWF:«SI STA SOTTOVALUTANDO IL PROBLEMA»

«Troppi amministratori stanno sottovalutando ancora oggi la rilevanza di quanto accaduto nella Val Pescara, anche e soprattutto per la salute delle comunità», dichiara Dante Caserta, presidente regionale del Wwf.
«E' il peggiore scandalo della storia abruzzese», ha detto, «visto che coinvolge direttamente un terzo della sua popolazione e il futuro di grandi territori. L'accertamento dei danni all'ambiente a alla salute dei cittadini e la bonifica del sito dovrebbero essere in cima alle priorità di questa regione. Ad oltre un anno dal sequestro della prima megadiscarica invece non è stata neanche fatta la messa in sicurezza d'emergenza del sito. Quindi ad ogni pioggia la situazione peggiora e i terreni inquinati sono come una grande spugna che piano piano avvelenano il presente e il futuro della Val Pescara».



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12/05/2008 9.46