Tassa sull’acqua minerale. Marelibero:«giusto che i grandi gruppi paghino»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Non si placa la polemica sulla tassa che la Regione Abruzzo applicherà alle ditte che emungono acqua sul territorio. Qualche giorno fa gli strali del consigliere di An Castiglione avevano colpito l’iniziativa della giunta del Turco per il costo ingente a carico delle stesse industrie (sono due i gruppi più importanti in regione) paventando ricadute nefaste per l’occupazione e l’economia.
Oggi interviene il comitato Marelibero che ricorda come fino a pochi anni fa, la materia era regolata da una legge del 1927,quando l'acqua minerale era il bicchiere che si andava a riempire alle terme. La concessione si pagava in base agli ettari di terreno occupati per gli impianti. Pochi spiccioli: da 5 a 60 euro per ettaro.
In Abruzzo in base a questa legge fino all'approvazione di questa delibera si pagava un forfait annuo di 2.500 euro per l'occupazione, il prelievo dell'acqua era gratuito.
«La situazione è cambiata nel 2001», spiega l'associazione ambientalista, «quando la riforma federalista ha dato alle Regioni la competenza sulle acque minerali. Alcune regioni hanno cominciato ad intervenire, spinte anche da pronunce della magistratura. Soprattutto in quelle dove è maggiore la produzione di acque minerali, è stato introdotto il principio di commisurare il canone di concessione ai mt cubi di acqua utilizzata, invece che solo agli ettari occupati. Il canone previsto varia da 0,2 euro per metro cubo-mille litri- (in Campania) e 3 euro per metro cubo (in Veneto). Il Lazio, penultima regione a modificare la propria legislazione, ha stabilito il canone di 2,50 euro per metro cubo di acqua imbottigliata, 2 euro per l'acqua “comunque emunta” (nella produzione industriale di acqua minerale si usa molta acqua per la lavorazione). L'ultima (la nona per la precisione) regione è l'Abruzzo (2008)».
Gli effetti sui bilanci sarebbero evidenti.
Alcuni esempi: il Piemonte prevede un aumento del canone da praticamente zero a un milione di euro l'anno. Il Veneto da 300.000 a 2,7 milioni di euro.
«Tornando a noi», sostiene Marelibero, «il gruppo che imbottiglia la Gran Guizza di Popoli è la San Benedetto (con sede a Venezia), il secondo maggior produttore di acque minerali in Italia (controlla il 18% del mercato). Con i propri marchi (San Benedetto, Guizza, Alpe Guizza Caudana,Acqua di Nepi, Primavera) imbottiglia (dati 2006) 2,2 miliardi di litri di acqua, per un fatturato (sempre dati 2006) di 541 milioni di euro. La San Benedetto in Veneto, dove preleva la maggior parte di acqua, paga 3 euro a metro cubo (mille litri) ci chiediamo: perchè non dovrebbe pagare 2 euro in Abruzzo? Facendo un rapido calcolo : l'incidenza per litro di questo canone è 0,2 centesimi di euro, e pur calcolando il consumo per la lavorazione (che il solerte Castiglione quantifica nel doppio della quantità imbottigliata) arriviamo a 0, 4 centesimi a bottiglia da litro».

05/05/2008 13.26