«Estraggono acqua (minerale) ma pagheranno come se fosse petrolio»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Scoppia un nuovo caso. Questa volta riguarda lo sfruttamento delle acque minerali nella nostra regione che conta almeno due grandi ditte produttrici che curano la commercializzazione e che nutrono un discreto indotto. La novità è data da una futura nuova tassa regionale.

ABRUZZO. Scoppia un nuovo caso. Questa volta riguarda lo sfruttamento delle acque minerali nella nostra regione che conta almeno due grandi ditte produttrici che curano la commercializzazione e che nutrono un discreto indotto. La novità è data da una futura nuova tassa regionale.



A sollevare la questione è il consigliere regionale e capogruppo di An , Alfredo Castiglione, che oltre a giudicare «sproporzionata» la misura ha illustrato le diverse ripercussioni che questa decisione della giunta Del Turco potrà portare sulla occupazione, ma anche sui consumatori finali. Una iniziativa quella del centrosinistra che -per Castiglione- è dettata da «necessità di bilancio». Insomma per far quadrare i conti si supertassano le aziende termali e delle acque minerali.
Le ditte Gran Guizza e Santa Croce, le principali in Abruzzo, dovranno pagare 2 euro a metro cubo di acqua prelevata.
«L´applicazione di una norma del genere, secondo i criteri proposti dalla Giunta», sostiene Castiglione, «determinerebbe ad esempio una tassazione a carico della Gran Guizza, che conta 150 dipendenti e circa 100 lavoratori stagionali -oltre ad un vasto indotto- di 2,6 mln di euro con almeno due gravi ripercussioni: un disinvestimento sugli stabilimenti presenti a Popoli da parte del Gruppo San Benedetto, proprietario della Gran Guizza, e, ancor più preoccupante, la riduzione del mercato con conseguente riduzione della produzione ovvero dei posti di lavoro».
La tassazione – secondo Castiglione - non può prescindere da tre aspetti fondamentali.
«Per esempio la commisurazione del canone in relazione all´acqua effettivamente imbottigliata; l´individuazione del giusto importo tale da non pregiudicare le attività produttive di concerto con i sindacati, Mineracque e gli enti locali; l´assegnazione dell´introito», spiega il consigliere regionale, «direttamente ai comuni gravati dalla concessione. Aspetti questi non presi nella minima considerazione dalla Giunta Regionale.
Infatti la tassazione proposta è pari al valore massimo stabilito nel documento d'indirizzo della Conferenza delle Regioni approvato a novembre 2006 applicato alla maggiore base d'imposta di quelli ivi previste, l'acqua emunta e non quella effettivamente imbottigliata.
Differenza tra acqua emunta e imbottigliata tutt'altro che trascurabile poichè in base ai dati della statistica mineraria l'acqua effettivamente commercializzata è pari al 50% di quella emunta in quanto la restante parte è utilizzata per il raffreddamento e lavaggio delle macchine».
Secondo i calcoli di Castiglione, dunque, nel caso della Guizza di 1.300.000 metri cubi estratti con una tassazione di 2.600.000 euro solo 650.000 sarebbero commercializzati portando così la tassazione reale sul prodotto finito a 4 euro per metro cubo.
Il valore della tassa tuttavia sarebbe di gran lunga superiore a quello praticato mediamente dalle regioni italiane che oscilla tra i 2 euro del Lazio ai 30 centesimi della Basilicata, considerando che ben 9 Regioni non hanno introdotto tale tributo.
«È comunque un errore clamoroso», conclude Castiglione, «quello di applicare tale tassazione ad uno dei settori trainanti della nostra Regione, che opera in un mercato che vede la presenza di 250 marchi gestiti da 150 imprese, già gravati da una pesantissima Irap e addizionale Irap ed è assurdo pensare di sanare i conti della Regione e di reperire fondi da investire sulle attività produttive supertassando queste ultime. Su questo punto non si transige e - se non si stralcerà o rivedrà nei contenuti quest´assurda tassazione di cui proporremo l´abrogazione - Alleanza Nazionale farà ostruzionismo in Commissione e Consiglio Regionale».

02/05/2008 12.25