Il reddito degli abruzzesi tra conferme e qualche bluff

Alessandro Biancardi

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REDDITI ON LINE. ABRUZZO. Le dichiarazioni dei redditi on line sul sito della Agenzie delle Entrate hanno creato un caso. Redditi visibili a tutti o no? Le idee sono contrastanti ma mercoledì, quando ormai mezza Italia aveva scaricato gli elenchi e aveva visto come se la passa il proprio vicino di casa, l'amico, il parente, il personaggio famoso, il Garante ha chiuso la diga. CODACONS DENUNCIA VISCO, ADOC AVVIA RICORSI PER RISARCIMENTO DANNI


REDDITI ON LINE. ABRUZZO. Le dichiarazioni dei redditi on line sul sito della Agenzie delle Entrate hanno creato un caso. Redditi visibili a tutti o no? Le idee sono contrastanti ma mercoledì, quando ormai mezza Italia aveva scaricato gli elenchi e aveva visto come se la passa il proprio vicino di casa, l'amico, il parente, il personaggio famoso, il Garante ha chiuso la diga.


CODACONS DENUNCIA VISCO, ADOC AVVIA RICORSI PER RISARCIMENTO DANNI

Violazione della Privacy? Il caso sembra che porterà nei prossimi giorni a nuove discussioni.
Per il momento il tutto è stato congelato anche se non in maniera definitiva.
Sul sito dell'Agenzia, che mercoledì era intasato a causa del numeroso afflusso di utenti, si parla di «blocco momentaneo» ma intanto c'è chi continua a scaricare le liste grazie a programmi peer to peer.
Facendo una ricerca su Emule, infatti, si trovano un bel po' di documenti delle città di Roma, Napoli, Alessandria. Dell'Abruzzo però non c'è traccia.
Ad ogni modo lo stesso Garante dovrà fare i conti con la Rete che non è così semplice da bloccare.
Tenere gli elenchi disponibili on line, secondo il ministro Visco, è un segnale di trasparenza. L'operazione, è da specificare, non è stato un capriccio del politico ma una manovra autorizzata dai Decreti presidenziali 600 del 1973 (articolo 69) e 633 del 1972 (articolo 66).
Ma il Garante sostiene che non ne sapeva nulla.
Una serie di reazioni anche scomposte da parte di moltissimi esponenti politici e non. Anche l'avversario della Casta per eccellenza, Beppe Grillo, ha usato toni violenti contro questa azione di trasparenza.
Mettere in piazza i redditi è davvero una cosa controproducente, pericolosa (agevola criminali, strozzini e sequestratori, secondo alcuni) viola la privacy, è «indegno» oppure potrebbe aiutare il Paese a risollevarsi?
Scoprire il reddito di una persona che si conosce potrebbe anche –soprattutto- aiutare l'emersione degli evasori. Non sarà forse questo il motivo principale per bloccare questa iniziativa?
Certo è pur vero che si danno informazioni ai malviventi (che così potrebbero andare a casa dei “ricchi” per estorcere, rapire o chissà cos'altro) ma da che mondo è mondo i delinquenti sanno come muoversi e presumibilmente non saranno né agevolati né danneggiati da una futura pubblicazione dei redditi degli italiani.

LE DICHIARAZIONI ABRUZZESI

Prima del blocco PrimaDaNoi.it ha scaricato i file, non senza fatica proprio a causa dell'eccessivo numero di utenti sul sito dell'Agenzia.
Arrivare alla pagina desiderata non è stato così semplice: il percorso era tortuoso anche se le indicazioni chiare.
Dopo essere finiti nel labirinto di link è piovuta una serie infinita di nomi, rigorosamente in ordine alfabetico con tutte le indicazioni sulle dichiarazioni dei redditi per l'anno 2005.
Oltre al nome e alla cifra era disponibile anche la data di nascita, magari per verificare e non incappare in omonimi. Eccoli qui: tutti gli abruzzesi che producono…
Facendo una panoramica c'è da scoprire un bel po' di cose.
Sfogliando gli elenchi, infatti, si ha la conferma del reddito (netto) di quei professionisti che nel corso degli anni sono riusciti a realizzarsi lavorativamente.
Meno facile sembra talvolta la vita dei liberi professionisti: principi del foro sulla carta o nell'immaginario cittadino avrebbero più di qualche difficoltà ad arrivare a fine mese.
Appena 5 mila euro all'anno per l'Azzeccagarbugli 1 che si è anche buttato in politica, magari sperando di alzare qualche euro in più.
Non arriva nemmeno al reddito del collega l'Azzeccagarbugli 2…, anche questi uomo politico notissimo… e davvero si stenta a crederlo.
E chissà con quanta invidia avranno letto il reddito dei colleghi avvocati, alcuni dei quali sfiorano anche il milione di euro l'anno.
Se la cava un po' meglio un neo deputato che però ha dichiarato nel 2005 quello che riuscirà a guadagnare con un solo mese di Parlamento.
Un ex sindaco abruzzese "doppia" con i suoi 114 mila euro il suo successore che arriva ad un reddito di 78 mila euro.
L'esperto dei numeri onnipresente non guadagna quanto t'immaginavi: "appena" 150 mila euro nonostante si occupi di tutto e te lo ritrovi sempre dappertutto.
Una conferma il milione di euro per l'abruzzese che tira su da anni la sua "fabbrichetta" e distanzia di otto volte un altro abruzzese che pare stenti a decollare.
Ci si domanda come sopravvivano invece i personaggi della “notte” abruzzese che -la loro dichiarazione dei redditi parla chiaro- lavorano a titolo gratuito.
Un noto dj nel 2005 ha dichiarato appena 2 mila euro, altri colleghi super richiesti e gettonati hanno redditi pari a zero.
Per alcuni "artisti" nostrani, inoltre, secondo l'Agenzia delle Entrate non risulta niente.
Lo stipendio del lavoro tradizionale c'è, ma per quello che fanno extra ufficio nemmeno l'ombra.
E quando per alcuni compare non supera i 30 mila annui, nonostante ci sia sempre un biglietto da pagare….
Reddito medio basso anche per alcuni imprenditori-ristoratori, che guadagnano in un anno quello che immagini possano riuscire a tirar su in un paio di mesi.
E ci si domanda perché tenere un ristorante aperto (che ti sembra di un certo prestigio e super frequentato) per appena 25-30 mila euro annui….
Stipendi medio-alti per l'ambiente della Giustizia abruzzese, dove i vertici arrivano a dichiarare un reddito superiore ai 100 mila euro annui.
Non mancano nemmeno incongruenze e salta fuori che il vice guadagna più del capo.
Triste e sconsolante la vita dei giornalisti: chi ha un contratto regolare ed è assunto percepisce 46-50 mila euro annui. Altri stipendi per chi lavora per emittenti nazionali dove si arriva anche al doppio. Un migliaio di euro annui (dai 2 mila ai 5 mila, i più fortunati 10mila), invece, per i precari.
Stessa cifra, però, anche per i professionisti della informazione che si sono "ribellati", hanno rotto le catene della schiavitù e si sono messi in proprio….
Incongruenze che rimarranno chiusi nelle segrete, in nome della Privacy.

Alessandra Lotti 02/05/2008 10.12




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CODACONS DENUNCIA VISCO, ADOC AVVIA RICORSI PER RISARCIMENTO DANNI

ABRUZZO. Il Codacons ha deciso di presentare in 104 Procure una denuncia penale contro il viceministro uscente dell'Economia Vincenzo Visco «affinché anche la magistratura apra delle indagini nell'interesse dei cittadini palesemente danneggiati dalla pubblicazione sul web dei propri redditi senza la necessaria autorizzazione dell'Autorità garante», spiega il presidente dell'associazione dei consumatori Carlo Rienzi.
La decisione è stata presa «a seguito dell'irrimediabile violazione della legge sulla privacy e delle leggi 241/90 e 15/2005».
L'articolo 167 del Codice penale, sottolinea Rienzi, «prevede da 6 a 24 mesi di reclusione nei confronti di chi ha diffuso o concorso a diffondere i dati sensibili in spregio della legge 241/90». Nella denuncia l'associazione chiede anche «il sequestro dei dati dei contribuenti da chiunque detenuti, e che si proceda contro chi ne fa commercio».

L'Adoc, invece, e' pronta a sostenere i contribuenti che vorranno chiedere il risarcimento danni contro la pubblicazione online della loro dichiarazione dei redditi.
Mentre da un sondaggio condotto dalla stessa organizzazione dei consumatori emerge che il 70% degli intervistati boccia senza mezzi termini l'accaduto.
Diverso però il risultato di altri sondaggi pubblicati su quotidiani on line nazionali dove vince smaccatamente la promozione del provvedimento proposto da Visco.
«Anche se l'agenzia delle entrate precisa di aver agito in forza di una disposizione normativa -
commenta Carlo Pileri, presidente dell'Adoc - si tratta di un provvedimento approvato nel 1973, quando ancora il legislatore neppure poteva prevedere che 35 anni dopo sarebbe esistito un
sistema di comunicazione come Internet. Resta evidente che la ratio della stessa e' completamente diversa dal comportamento poi tenuto dalla Agenzia, responsabile, in qualita' di titolare
del trattamento, di aver illegittimamente diffuso dati personali».
Per l'Adoc, e' completamente «non attinente richiamare il principio della trasparenza amministrativa e della conoscibilita' degli elenchi dei contribuenti, riguardo alla operata pubblicazione su internet della dichiarazione dei redditi degli stessi. I dati - continua Pileri - sono stati resi cosi' consultabili in ogni parte del mondo, sono finiti nei motori di ricerca e, fatto ancora piu' grave, rimarranno in rete per un periodo indeterminabile, posto che la stessa legge
richiamata prevede, invece, che le suddette informazioni possono essere conoscibili per non piu' di un anno. In sostanza, una violazione della stessa legge».

02/05/2008 16.44