Filiera corta, a Ecotur il primo dibattito abruzzese sul chilometro zero

Alessandro Biancardi

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MONTESILVANO. Partito anche in Abruzzo il dibattito sulla valorizzazione del «chilometro zero», ovvero della filiera corta nell'utilizzo dei prodotti agricoli.

Dopo l'avvio di progetti pilota in alcune regioni italiane, a partire dal Veneto, per la prima volta infatti anche nella regione dei parchi si sono messi attorno allo stesso tavolo rappresentanti delle associazioni agricole, degli imprenditori commerciali, della Regione, dei consumatori, su invito dell'Associazione Panificatori di Confesercenti.
All'ordine del giorno la valorizzazione dei prodotti locali anche nell'ottica del risparmio energetico, grazie all'abbattimento dell'emissione di Co2 scatenata dai lunghi tragitti che ogni alimento deve percorrere per giungere sulle tavole degli abruzzesi: in media, calcolano infatti le associazioni ambientaliste, ogni prodotto che arriva in tavola ha percorso in media 2 mila 900 chilometri. L'incontro si è svolto ieri nell'ambito della diciottesima edizione di Ecotur, che si è chiusa in serata.
«Non possiamo sempre prendercela con gli altri per l'inquinamento, pensiamo anche ai nostri comportamenti» ha esordito il presidente di Coldiretti Domenico Pasetti, «perché quando mangiamo uva del Sudafrica o ciliegie del Sudamerica, stiamo contribuendo all'emissione di chili e chili di anidride carbonica nell'aria».
È per questa ragione che si va diffondendo in tutta Europa la cultura del «chilometro zero», ovvero di «quella buona abitudine» ha sottolineato il presidente di Federconsumatori Franco Leone «a consumare prodotti locali, tracciabili, che consentano di risparmiare in termini di emissioni di anidride carbonica ma anche di sostenere l'economia locale, distrutta dall'invasione della grande distribuzione organizzata».
Ed è proprio la grande distribuzione che, secondo Enzo Giammarino, nella doppia veste di presidente di Ecotur e di segretario regionale di Confesercenti Abruzzo, impone prezzi e provenienza delle merci.
«Ciò che mangiamo nelle nostre tavole viene deciso a Parigi, perché la grande distribuzione italiana è nelle mani delle multinazionali francesi che impongono prodotti francesi e umiliano la produzione locale, e in Abruzzo il 90 per cento del settore food è nelle mani della grande distribuzione organizzata». È anche per questo dai panificatori arriva la proposta di un disciplinare di produzione di grano tenero coltivato in Abruzzo, con un marchio identificativo («Pane d'Abruzzo») per tutelare i produttori e i trasformatori. «La nostra categoria è fortemente penalizzata» ha detto il presidente dei Panificatori di Confesercenti Vinceslao Roccolo «e occorre tutelare il nostro lavoro».
A concludere la tavola rotonda, l'impegno assunto da Giammarino a promuovere un tavolo con le associazioni di categoria e dei consumatori, le istituzioni e tutti gli attori coinvolti «per avviare da subito una discussione seria per la promozione della filiera corta: non è un caso che la prima discussione abruzzese sul chilometro zero avvenga all'interno di Ecotur, che valorizza un turismo attento al territorio, perché questo tema coinvolge anche gli imprenditori del turismo e della ristorazione».

21/04/2008 9.39