All’Università D’Annunzio un convegno sull’ecomafia

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Dal 1994 al 2005, i reati ambientali in Italia sono stati 321.034 con 215.679 persone denunciate e arrestate e con 68.067 sequestri di siti e manufatti di vario genere. Secondo i dati di Legambiente, il 41 per cento di queste violazioni si è verificato in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, vale a dire nelle quattro regioni del Mezzogiorno dove la presenza delle mafie è invasiva e pervasiva specialmente nel ciclo dei rifiuti e del cemento. Ma le cose non sono andate meglio negli anni 2006 e 2007, perché nessuno dei problemi strutturali del ciclo dei rifiuti è stato risolto. Anzi, per la normativa del 2003, l'Italia è stata sanzionata nei giorni scorsi dall'Unione Europea, mentre l'interruzione anticipata della XV legislatura non ha consentito al Parlamento di approvare il DDL sull'introduzione dei reati ambientali nel codice penale, una misura che è attesa da oltre dieci anni, mentre altri Paesi europei l'hanno già inserita nei propri Codici.
Mafia e stidda in Sicilia, ‘ndrangheta in Calabria, sacra corona unita in Puglia e camorra in Campania hanno gestito un business dell'ecomafia stimato in 180 miliardi di euro in 12 anni, un giro d'affari illegali pari a 15 miliardi di euro all'anno, quasi come una legge Finanziaria dello Stato.
Questa enorme massa di denaro viene poi utilizzata dalle mafie in azioni di riciclaggio e reinvestimento in attività lecite o apparentemente lecite, anche attraverso il trasferimento di capitali da una parte all'altra del globo, perché, mentre gli Stati hanno avuto bisogno dei loro tempi per il processo di costruzione dell'Europa e per sottoscrivere accordi a livello mondiale, le mafie si sono già globalizzate da anni, avendo individuato nei cambiamenti intervenuti nell'Est europeo e nell'estremo Oriente nuove opportunità di business planetari. Mafia, ‘ndrangheta, sacra corona unita e camorra hanno sconfinato da tempo dalle loro regioni di origine e oggi le azioni di contrasto alle mafie possono essere efficaci soltanto se si crea una solida collaborazione tra gli Stati a livello mondiale, con azioni di intelligence e repressioni senza tentennamenti nei confronti di cosche, ‘ndrine e clan.
Ma l'ecomafia non è che uno dei rami di attività delle organizzazioni criminali, che spaziano dal traffico internazionale di stupefacenti, al racket e all'usura, al controllo della prostituzione e del gioco d'azzardo, al pilotaggio di appalti pubblici, alle speculazioni edilizie, al commercio illegale e legale nei settori dell'alimentare e dell'abbigliamento. Le mafie italiche si arrichiscono ormai con una propria economafia, per usare un'espressione coniata da Gianfranco Bonofiglio, un'economafia globale per quanto riguarda i settori di attività e globalizzata per le dimensioni internazionali dei fenomeni mafiosi. Si calcola che solo in Italia le mafie hanno un giro d'affari di oltre 90 miliardi di euro all'anno (rapporto di SOS Impresa) e che la ‘ndrangheta movimenta qualcosa come 36 miliardi di euro all'anno ‘soltanto' con il traffico internazionale di stupefacenti.
Di tutto questo si parlerà venerdì 18 aprile 2008 dalle ore 15,30 presso l'Aula Magna della Facoltà di Scienze sociali dell'Università ‘Gabriele d'Annunzio' di Chieti-Pescara, nel seminario sul tema “Le politiche a tutela dell'ambiente e contrasto delle ecomafie”.
Dopo i saluti del Magnifico Rettore prof. Franco Cuccurullo e del Preside della Facoltà prof. Michele Cascavilla, i lavori saranno introdotti e moderati dal prof. Antonello Canzano, docente di Sociologia dei fenomeni politici. Il Questore di Chieti Giuseppe Fiore terrà la relazione centrale. Interverranno il Colonnello di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Pescara Attilio Gallo sul tema “Reati ambientali e conseguenze sociali” e il giornalista Orfeo Notaristefano sul tema “Tra ecomafie e altri business”. L'evento è promosso dalla Facoltà di Scienze sociali e dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea ‘Civiltà e società del Mediterraneo'.

17/04/2008 10.33