Swap, le firme dei contratti tra ignoranza e malafede

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2939

ABRUZZO. L'indebitamento che ha ingenerato e continua ad ingenerare la contrattazione degli Swap e più in generale dei derivati bancari, coinvolge un pò tutte le categorie dalle imprese private sino agli Enti pubblici. Ma da chi e come vengono stipulati i contratti? Per l'Ente locale operano spesso impiegati non avvezzi alla materia finanziaria, per le banche, invece, operano intermediari che non rispettano le regole di trasparenza.
Ieri abbiamo pubblicato una prima mappa degli Swap in Abruzzo: le amministrazioni locali non amano esibire i loro contratti e scovarli non è sempre facile.
E se contrarre uno Swap vuol dire, nella maggior parte dei casi, puntare su un cavallo perdente, si ha però l'impressione che molto spesso i danni potrebbero essere evitati.
«Uno degli aspetti preoccupanti del sistema», spiega Attilio Di Mattia dell'associazione Abruzzo Sostenibile, «nasce dalla difficoltà di riuscire a comprendere nella fase di proposizione dell'operazione la vera rischiosità».
Insomma, la banca (o chi per sé) bussa alla porta dell'ente, assicura vantaggi economici e prospettive positive e in realtà chi decide di sottoscrivere un derivato non individua concretamente i diversi termini e significati esposti nel contratto.
«E' logico che sia così», spiega ancora Di Mattia, «in quanto si tratta di materia particolarmente complessa e l'amministratore locale di turno, se non in rari casi, difficilmente conosce la materia così nel dettaglio da riuscire a darne una valutazione reale».
Abruzzo Sostenibile già da tempo si è impegnata nell'analisi della situazione debitoria pubblica conseguente di quei comuni che hanno accolto l' invito, offrendo gratuitamente la propria consulenza per ridurre il danno economico che i contratti Swap hanno creato alle casse dell'Ente.
«Il risultato dell'iniziativa e' stato molto recepito fuori regione», illustra ancora Di Mattia, «per esempio il Comune di Fasano in provincia di Bari ed altri comuni dell'interland Tarantino e poco recepito in Abruzzo: Comuni come Teramo, Giulianova, Roseto tramite i direttori amministrativi hanno lanciato l'sos per sondare, forse poi frenati dalla giunta, non hanno mai inviato tutti documenti per farsi aiutare; invece comuni come Celano hanno collaborato. Guarda caso in quei comuni dove si e' creata collaborazione, i direttori amministrativi erano giovani e sapevano bene l'Inglese ed utilizzavano sempre la rete».
La cosa fondamentale da capire è su quali valutazioni l'amministratore di turno ha deciso di entrare in questo meccanismo, mettendo in gioco i soldi pubblici e l'intera economia comunale.

MALAFEDE O IGNORANZA?

Le riposte, secondo Di Mattia, sono due: «o l'amministratore era al corrente perfettamente del rischio insito nell'operazione, ne conosceva la pericolosità ed aveva piena coscienza dell'elevata probabilità di un futuro indebitamento, ma ha ugualmente dato il via all'operazione per i propri scopi contingenti, oppure l'amministratore non si è reso conto, non aveva la capacità di valutare alla stipula il rischio concreto, ma indotto dalle promesse del proponente di guadagni facili, che avrebbero giovato alla comunità decide di stipulare il rapporto swap».
Un'altra domanda da porsi è «perché mai le amministrazione», continua Di Mattia, «ha accettato della consulenza per l'esecuzione e lo studio di fattibilità delle operazioni in oggetto di soggetti che in realtà sono gli stessi propositori dell'offerta? Come si può fare affidamento su di una consulenza che proviene dallo stesso soggetto che ha interesse a stipulare un contratto?»

LE REGOLE CI SONO, MA NON SI RISPETTANO

L'avvocato Emelson Agostinone, vice presidente di Abruzzo Sostenibile chiama in causa, invece, il regolamento per gli intermediari della Consob che disciplina sia la negoziazione che il comportamento degli intermediari nei confronti del cliente.
«Dalla lettura della norma», spiega Agostinone, «se ne deduce che l'intermediario deve trasfondere tutto il suo sapere in merito al cliente, renderlo edotto di tutti i rischi e provvedere a soddisfare i suoi interessi».
Ma questo poi avviene nella realtà? «Se questa disposizione la caliamo nella realtà pratica», risponde Agostinone, «delle avvenute contrattazioni, con i debiti che i Comuni hanno e le somme che dovrebbero pagare per uscire dal sistema, pare proprio che l'interesse del cliente sia stato ben poco preso in considerazione».

E l'avvocato rincara la dose: «spesso la normativa viene assolutamente ribaltata: il regolamento impone di informarsi sulla situazione del cliente e perseguire in conseguenza i suoi interessi. In questo caso, invece pare sia stata osservata esattamente all'inverso, perseguendo solo gli interessi programmati della banca».
Diligenza, correttezza e trasparenza per disposizione legislativa sono i principi a cui l'intermediario deve ispirare la sua condotta.
«A parte i casi di malafede e volontario suicidio economico», continua l'avvocato, «appare di assoluta evidenza che se gli amministratori avessero avuto notizia ed informazione del rischio insito nell'operazione la loro propensione a rischiare sarebbe stata pari a 0 e, che mai avrebbero sottoscritto un contratto che presentava il forte rischio della perdita di milioni di euro, che equivale alla morte finanziaria dell'ente».
E poi c'è sicuramente da inserire anche il fattore "inesperienza" di quegli amministratori che decidono di fidarsi e buttarsi anche se conoscono poco la materia. «L'amministratore», continua Agostinone, «generalmente non conosce gli strumenti finanziari né, tanto meno, il funzionamento dei derivati, che devono essere appositamente strutturati alle esigenze contingenti e che richiedono conoscenze specifiche del funzionamento di questi strumenti finanziari».
E' molto improbabile, perciò, che sia proprio lo stesso amministratore a proporne il contenuto alla banca, ma al contrario è la banca a prendere l'iniziativa, «d'altro canto», sottolinea l'avvocato, «certo non può giovarsi di una dichiarazione del cliente con la quale questi dichiari di essere consapevole dell'inadeguatezza dello strumento finanziario ma di volerlo».


15/04/2008 10.29