Swap, la situazione è critica anche in Abruzzo ma nessuno lo sa

Alessandro Biancardi

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Swap, la situazione è critica anche in Abruzzo ma nessuno lo sa
ABRUZZO. I contratti Swap sottoscritti dalle amministrazioni italiane sono finite nell'occhio del ciclone, dopo le due puntate di Report. Considerati da molti come un vero e proprio gioco d'azzardo, dove il banco vince sempre, danno una boccata d'ossigeno alle casse comunali nel breve periodo ma rischiano di comprometterne irrimediabilmente il futuro.
In Abruzzo è difficile riuscire a mappare la situazione a causa della non applicazione delle leggi che obbligano la trasparenza amministrativa e dunque la pubblicazione delle delibere e dei suoi allegati sul web.
Le delibere non ci sono ed i cittadini non possono sapere quali scommesse hanno fatto gli amministratori degli enti pubblici per i quali votano. D'altronde gli stessi amministratori non “concedono la grazia” di fornire la documentazione richiesta e si guardano bene dal rivelare in quale pasticcio si sono andati a cacciare.
Anche perché forse non l'hanno ancora capito.
Abbiamo provato a fare una ricerca accurata e faticosa, Comune per Comune, per scoprire quale amministrazione ne ha fatto ricorso.
E si scopre così, che alcune di quelle che si erano lanciate nell'operazione, hanno tentato di fare marcia indietro e stanno cercando di chiudere prima del previsto. Ovviamente tornare sui propri passi non è una operazione che si può fare gratis. Spesso di queste operazioni non sanno nulla nemmeno i consiglieri perché decisioni prese “in gran segreto” dalla sola giunta e mai discusse nelle assemblee.
I primi contratti Swap sono partiti nel 2001, (ovvero quando il Governo ha liberalizzato la gestione dei debiti con la cassa depositi e prestiti). E' a questo punto che le banche si sono messe in moto, importando da Londra questo nuovo strumento con il quale gli istituti di credito offrono la possibilità di "gestire meglio" i propri debiti.
L'operazione di Swap, in generale, prevede, lo scambio di due tassi (variabili o fissi) relativi ad un capitale sottostante che rappresenta l'oggetto della transazione.
Alla fine, però, i Comuni si trovano costretti a pagare le perdite di questi derivati e dove trovano i soldi?
Ovviamente aumentando qualche tassa le liquidità potrebbero arrivare. Si parla, in alcuni casi, di perdite illimitate: una vera tragedia che, al momento della sottoscrizione, non è nemmeno immaginabile.
Il Comune di Guardiagrele ha stipulato il suo Swap il 30 marzo del 2004 e un anno dopo già è corso ai ripari estinguendolo. L'operazione era stata fatta con l'Unicredit: originariamente doveva concludersi nel dicembre del 2020 per un importo pari a 3milioni 584 mila 399,60 euro.
Dietro front, però, perché da subito il Comune si è accorto che «l'operazione non risulta più in linea con gli attuali dettati normativi» anche se disse che «l'operazione ha dato buoni risultati per il Comune» perché nel breve lasso di tempo «sono stati incassati flussi monetari che hanno permesso di ridurre il peso degli oneri finanziari».
Nel 2003 i derivati fanno felice il Comune di Spoltore che vede entrare nella casse 2,5 milioni di euro. Ma non sempre tutto sarà rose e fiori.
Ha sottoscritto un contratto Swap negli anni passati anche la Provincia di Chieti (per una trentina di milioni di euro), non pienamente soddisfatta.
A giugno del 2006, nel corso di un consiglio provinciale di Chieti l'ingegner Moca, responsabile del Settore Ambiente e Energia espresse pubblicamente i problemi: «in questo momento la priorità fondamentale su questi tipi di operazioni è cercare di mettere a posto lo Swap che abbiamo dal 2003 perché quello rischia quest'anno di azzerarsi come vantaggio e il prossimo anno di essere perdente e quindi dobbiamo intervenire su quello».
La sensazione che si ha è quella che una volta che un ente "abbocca" viva costantemente con la tensione di perdere o di vincere. Una sorta di roulette rossa perché se i tassi si abbassano l'ente perde e se si alzano non vince.
«Bisogna guardare giorno per giorno il Sole 24 Ore», assicurò ancora l'ingegner Moca, «per vedere quello che ti offre per poter migliorare la gestione».
Contratto Swap anche per la Provincia di Teramo: 46 milioni di euro sempre con Unicredit e le somme ottenute vengono reinvestite in opere pubbliche. Solo per il 2002 l'ipotesi di risparmio era di 350.000 euro.
Anche la Provincia di Pescara sottoscrive un derivato ma non tutti sono soddisfatti.
Secondo il consigliere di An Ricotta solo nel 2008 l'ente dovrà rimetterci 400 mila euro di interessi.
Recentissima anche la marcia indietro del Comune di Giulianova .
Nel 2003 aveva firmato per un derivato dal valore nozionale di 13.585.420 e l'11 aprile scorso, il Comune ha fatto sapere di aver raggiunto un accordo per l'estinzione anticipata del contratto che, visto l'andamento dei tassi, avrebbe potuto comportare perdite per le casse comunali.
«Per avere un'idea molto approssimativa delle dimensioni del problema basta riflettere sul fatto che, già a fine 2002», ha spiegato l'associazione Impronte che sta vigilando, «Unicredit Banca poteva vantare all'attivo 183 mandati e 166 operazioni di Swap con valore globale delle transazioni di circa 4.500 milioni di euro. Tutto questo nel 2002».
A questi poi si è aggiunto anche lo Swap di Giulianova del 2003, la cui storia ufficiale è scritta per intero nella delibera di Giunta Comunale del 26 marzo scorso.
Anche il Comune di Pescara scelse di affidarsi alla finanza creativa nel 2003: 81.168.133 milioni di mutui a tasso fisso divisi esattamente a metà tra Unicredit Banca e Banca Nazionale del Lavoro
[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=12041 ]spalmati in 15 anni.[/url]
Il Comune di Teramo ha firmato per un derivato di circa 16 milioni di euro, stessa operazione per Tortoreto e Montorio al Vomano
Altri Swap sono arrivati anche nei comuni di L'Aquila (8.9 mln), Ortona (14,8mln), Silvi (7,6 mln), Tortoreto (5,4 mln), Celano e Roseto.
Nonostante nel momento della sottoscrizione il Comune non capisce che ci sono rischi (spesso perchè a firmare certe operazioni non c'è personale esperto in materia) e si fida delle garanzie a costo "zero" delle banche, con il passare del tempo ci si accorge che non è proprio tutto così semplice. Ma a cascarci sono stati in tanti.
Secondo il Tesoro, dal 2002 e al primo semestre 2007 sono stati circa 900 i derivati firmati da 525 enti locali (459 Comuni, 45 Province, 17 Regioni e quattro Comunità montane).
A fine agosto, secondo Banca d'Italia, il mark to market (il valore di mercato alla data della rilevazione) dei derivati in tasca agli enti locali era negativo per 1,055 miliardi. Due terzi di questo valore (che non si traduce in una perdita immediata) sono in capo ai Comuni, un quarto alle Regioni e il resto alle Province.

Alessandra Lotti 14/04/2008 9.31

[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=SWAP&mid=6&action=showall&andor=AND]TUTTO SUGLI SWAP IN ABRUZZO [/url]