Arit, appalto irregolare: ora si teme una richiesta di danni milionaria

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ci potrebbe essere una bella gatta da pelare per l'Arit, l'Agenzia regionale per l'informatica e la telematica. Dopo una gara d'appalto dal valore di oltre 4 milioni di euro una ditta esclusa ha fatto ricorso. Il Tar non gli ha dato speranze mentre il Consiglio di Stato l'ha riconosciuta come legittima vincitrice. Ma intanto l'appalto definitivo era stato aggiudicato ed è andato avanti. E adesso cosa accade?

ABRUZZO. Ci potrebbe essere una bella gatta da pelare per l'Arit, l'Agenzia regionale per l'informatica e la telematica. Dopo una gara d'appalto dal valore di oltre 4 milioni di euro una ditta esclusa ha fatto ricorso. Il Tar non gli ha dato speranze mentre il Consiglio di Stato l'ha riconosciuta come legittima vincitrice. Ma intanto l'appalto definitivo era stato aggiudicato ed è andato avanti. E adesso cosa accade?

Fin da subito ci si era accorti che qualcosa si era intoppato. Fin da subito c'erano gli estremi, da parte dell'agenzia informatica, di fermare tutto e aspettare la sentenza definitiva prima di impelagarsi in un bel guaio. Ma si è voluto andare avanti a tutti i costi facendo leva su una sentenza del Tar, solo di primo grado, che però già faceva discutere.
Ma partiamo dall'inizio, ovvero dall'ottobre del 2005 quando l'Arit ha indetto una gara per pubblico incanto, col criterio di scelta dell'offerta economicamente più vantaggiosa, per l'affidamento del progetto “MMG – Rete di medici di medicina generale".
Un appalto dal valore di 4,2 milioni di euro.
Il capitolato allegato al bando prescriveva che i partecipanti dovessero presentare tra l'altro, a pena d'esclusione, l'offerta economica con allegati «elenco prezzi unitari e computi metrici di dettaglio per ogni tipo di fornitura e di servizio offerto».
Ma qualcosa non è andata come deve andare. Alla gara hanno risposto la società Dedalus in associazione temporanea di imprese con Telecom Italia che si è aggiudicata l'offerta, e la Finsiel che si è classificata seconda. Ma si è ribellata e ha presentato un ricorso.

IL RICORSO AL TAR

Secondo l'esclusa, infatti, la Dedalus, aveva omesso di presentare l'elenco dei prezzi ma nonostante questo l'autorità di gara, nella seduta del 7 gennaio 2006, ha assegnato a Dedalus il maggior punteggio e le ha aggiudicato provvisoriamente l'appalto.
Si era spiegato inoltre che l'omissione era rimediabile prima dell'aggiudicazione, e nella seduta del 20 gennaio 2006, la Dedalus fornì il documento. Il 20 marzo 2006 avvenne così l'aggiudicazione definitiva.
Del fatto rimase sorpreso anche il direttore generale dell'Arit che, poco prima, con nota 10 gennaio 2006 n. 277, aveva espresso al presidente della commissione giudicatrice perplessità sulla mancata esclusione di Telecom.
Insomma, questo era il momento buono per fermarsi e aspettare in attesa di chiarimenti.
Anche perché si scopre che la Finsiel, seconda classificata, ha impugnato l'aggiudicazione con ricorso al tribunale amministrativo regionale per l'Abruzzo notificato tra il 24 e il 28 marzo 2006, sostenendo che Dedalus avrebbe dovuto essere esclusa dalla gara per avere omesso di allegare all'offerta economica l'elenco dei prezzi. Vizi di forma che spesso fanno saltare procedure amministrative molto complesse. Questa volta forse qualcuno si è distratto.
Il Tar (con sentenza emessa in camera di consiglio da Rolando Speca, presidente; Luciano Rasola e Fabio Mattei), ha dichiarato il ricorso irricevibile «per tardività», con la motivazione che il termine di sessanta giorni per la sua proposizione aveva preso a decorrere dal 7 gennaio 2006, perché a quella seduta di gara era presente il rappresentante di Finsiel.

LA FINSIEL SI RIVOLGE AL CONSIGLIO DI STATO

Nonostante la prima sconfitta la società Finsiel si appella alla Corte di Stato che riconosce la legittimità del ricorso.
«La pronuncia di tardività», si legge nella sentenza, «del ricorso di primo grado è errata, perché il termine per l'impugnazione di un'aggiudicazione comincia a decorrere dalla conoscenza o comunicazione dell'aggiudicazione definitiva, ed è perciò irrilevante che in una precedente fase o seduta fosse o non fosse presente il ricorrente o il suo legale rappresentante».
Questo vuol dire che viene annullata la classifica già approvata e che la vincitrice dell'appalto milionario deve essere considerata la Finsiel.
Il Consiglio di Stato «ordina all'amministrazione regionale abruzzese di dare esecuzione alla presente decisione».
In più Dedalus viene condannata al pagamento delle spese legali di 8 mila euro.
In buona sostanza, probabilmente, la Finsiel con sentenza definitiva alla mano, vorrà quell'appalto perché gli spetta di diritto. Ma è possibile ripristinare questo diritto?
Probabilmente no, visto che per molti l'appalto è già in fase avanzata.
Cosa rimane da fare alla ditta illegittimamente esclusa?
Solo una richiesta di risarcimento danni che di sicuro sarà ingente e che potrebbe superare di gran lunga i 6 milioni di euro.
Inutile dire che così stando le cose una eventuale causa civile contro l'Arit e dunque contro la Regione è una vera passeggiata con sconfitta dell'ente pubblico certa al 100%.
Nonostante ci fosse un ricorso pendente, l'Arit ha proceduto all'appalto definitivo dei lavori. Secondo molti sarebbe questa la colpa principale invece di attendere la sentenza definitiva.
Ci si chiede perché l'ente regionale si sia voluta assumere questo rischio che adesso probabilmente potrebbe avere pesanti ripercussioni economiche per le casse.
Come si districherà la vicenda?
E come si regolerà la Corte dei Conti con questa possibile uscita non prevista ma prevedibile, visto che la "colpa" è stata quella di non fermarsi?

Alessandra Lotti 12/04/2008 9.23