Bussi. Perimetrata la discarica che diventa "sito di interesse nazionale"

Alessandro Biancardi

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BUSSI SUL TIRINO. Ieri presso il ministero dell’Ambiente si è tenuta la conferenza dei servizi per la perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale per la Bonifiche per Bussi. Anche il WWF ha partecipato attivamente a questa riunione e, più in generale, a questa importante fase volta alla perimetrazione del sito durata mesi.
Dalla prima proposta, estremamente riduttiva (comprendente solo le due megadiscariche di Bussi, il sito industriale oggi Solvay e i Pozzi S. Angelo), presentata dalla Regione Abruzzo in una riunione svoltasi alcuni mesi or sono e subito fortemente contestata dalle associazioni, si è arrivati ad un sito molto più vasto che comprende non solo l'area di Bussi ma anche il sito industriale dismesso di Piano d'Orta, l'invaso formato dalla Diga di Alanno e gli altri tre salti posti lungo il Fiume Pescara più a valle.
Un sostanziale allargamento verso la foce che conferma le preoccupazioni circa la vastità dell'area potenzialmente interessata dall'inquinamento.
La restante parte del corso del Fiume Pescara, di cui lo stesso Wwf chiedeva l'inserimento nel perimetro del sito fino alla Foce, è stata per ora esclusa non perché non vi siano indicazioni scientifiche sulla presenza di inquinanti provenienti da Bussi ma «per ragioni di opportunità» legate alla necessità di intervenire urgentemente e prioritariamente nelle aree probabilmente più inquinate. Infatti nel corso della conferenza il Ministero ha comunque chiesto alla Regione di provvedere a monitorare i sedimenti lungo il fiume.

«Possiamo dirci in larga parte soddisfatti», ha detto Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo, «perché molte delle nostre richieste sono state recepite. E' un buon compromesso se si pensa che, rispetto alla prima proposta della Regione di alcuni mesi or sono, che non riconosceva il ruolo del Fiume come possibile veicolo di inquinamento verso valle, il perimetro che ne esce è completamente cambiato. Il WWF aveva subito segnalato al Ministero la presenza di inquinanti fino alla foce e in particolare alcune aree, come la Diga di Alanno, che, avendo esplicato la funzione di trappola dei sedimenti provenienti da monte, potevano essere estremamente inquinate. La Regione Abruzzo si è quindi presentata al ministero con una proposta che parzialmente accoglieva queste tesi inserendo l'Oasi della Diga di Alanno e lasciando al ministero la decisione sul tratto del fiume Pescara verso la Foce. Il Ministero ha riconosciuto valida l'idea del ruolo svolto dal fiume per diffondere gli inquinanti verso valle, visto che ha fatto includere anche gli altri tre salti presenti lungo il fiume Pescara, ritenendo però di escludere per ora il resto del fiume per concentrare le risorse e l'attenzione sulle aree potenzialmente più impattate».
Si chiude così una prima fase importante per la bonifica del sito inquinato, e scoperto esattamente un anno fa, da cui escono sconfitti soprattutto i centri maggiori, Pescara e Chieti, che non avrebbero saputo esercitare –per gli ambientalisti- alcun ruolo sul futuro del fiume Pescara, nonostante la vicenda dell'acqua inquinata e la presenza degli inquinanti di Bussi fino alla foce.
«Solo grazie alle osservazioni del WWF e alle decisioni del Ministero», ha concluso de Sanctis, «si è pensato al ruolo che possono avere i sedimenti fluviali per trasferire a valle gli inquinanti, soprattutto in caso di piene. Una disattenzione che la dice lunga sulla capacità dei due maggiori comuni di comprendere quale partita sia stia giocando con la Perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale e con una bonifica che, se non sarà fatta nel migliore dei modi, vedrà i territori posti a valle essere i più danneggiati. Una vicenda su cui si aprirà, inoltre, la partita dei risarcimenti dei danni, che potrebbero ammontare a centinaia di milioni di euro».

19/03/2008 15.20