Sanità e Ial Cisl: inchieste diverse stessa distrazione?

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La Regione sospende nuovamente l'accreditamento allo Ial Cisl. Dopo la concessione di qualche mese fa, il successivo ritiro e il conseguente accreditamento approvato, oggi, la Regione fa nuovamente dietro front. NUOVA SOSPENSIONE DELL'ACCREDITAMENTO ALLO IAL CISL
Si tratta di una sospensione «momentanea», così come si legge nella determina dirigenziale (25.01.2008, n. DL9/28:) sul bollettino ufficiale del 29 febbraio a firma del dirigente del servizio Nicola Allegrini, e riguarda le sedi operative di Pescara, Teramo e Avezzano.
Entro 30 giorni lo Ial potrà tentare di sistemare le cose e «ripristinare i requisiti venuti meno» (evidenziati nei verbali che però non sono allegati al bollettino on line).
La regione concede, inoltre, 30 giorni di tempo per la sostituzione delle polizze fidejussorie.
Lo Ial è stato cancellato «provvisoriamente» nell'elenco delle sedi accreditate ed è stata iscritta nell'apposito elenco delle sedi operative sospese.
Lo stop accreditamento, si spiega ancora nella determina, «comporta l'impossibilità per le sedi operative di essere destinatarie di finanziamenti pubblici per attività di formazione e orientamento fino alla fine dell'istruttoria» e si chiede anche di «sospendere le attività formative organizzate allo Ial e inserite nel catalogo regionale dei corsi riconosciuti»

ACCREDITAMENTO, LA PAROLA MAGICA

La parola da tenere a mente è "accreditamento".
Gli ultimi giorni sono stati convulsi e la "parola magica" è ormai sulla bocca di tutti e ricorre anche nelle inchieste che riguardano la sanità: dalla cartolarizzazione alla gestione delle risorse in senso generale, fino ad arrivare alla contestazione formale di una delibera di giunta regionale che autorizza la liquidazione di una cifra vicina ai 14 milioni di euro da parte della Regione alla Deutsche Bank.
Per quale ragione?
La banca internazionale ha acquistato in blocco i crediti vantati dall'imprenditore di Villa Pini, Enzo Angelini, per l'attività svolta nella sua clinica in regime di accreditamento.
Alla base delle cartolarizzazioni (operazioni che hanno soltanto "gestito" il debito accumulato) c'è l'accreditamento che è il metodo che poi giustifica il versamento di soldi pubblici ai privati.
Nella prima operazione finanziaria il debito fu calcolato in base esclusivamente –secondo fonti della procura- alle dichiarazioni dei privati imprenditori delle cliniche.
A noi rimangono i dati ufficiali sui ricoveri e le incongruenze illogiche della super occupazione dei posti letto (anche 3-5 pazienti per ogni letto).
Abbandoniamo per un attimo la sanità e tuffiamoci nel mondo variegato della formazione.
Mondo diverso, fatto anche di ottimi enti che lavorano bene e che sfruttano milioni di denaro pubblico.
Poi succede che si scopre un buco milionario da 35 milioni (c'è chi dice 10-15) dello Ial, l'istituto della formazione del lavoro della Cisl.
Una voragine accumulata chissà come e da chi, maturata in una decina di anni di gestione e che oggi è al vaglio della magistratura pescarese che ha messo il naso in questo nuovo scandalo. Anche qui si potrebbe arrivare a livelli molto alti se si riuscirà a scorgere logiche e motivi della gestione deficitaria. Per ora si parla di quattro avvisi di garanzia.
Ma anche qui come nel caso della sanità si parla sempre di soldi pubblici.
Quali?
Quelli girati dalla Regione per la formazione svolta sotto il regime dell' accreditamento.
La legge permette alla Regione di individuare delle sedi ufficiali (dunque accreditate) nelle quali poter svolgere una serie di attività per conto della Regione.

I REQUISITI PER GLI ACCREDITAMENTI

Occorre che gli istituti e gli enti siano certificati, abbiano dei requisiti ben precisi.
Uno di questi è proprio la corretta gestione finanziaria.
Il dato di fatto incontrovertibile (ammesso fin da subito persino dallo Ial) è la presenza del buco stesso.
Buco significa conti non regolari.
Eppure la Regione per almeno una decina di anni, o poco meno, non si è mai accorta di niente.
Ed è qui che potrebbe ruotare tutta l'inchiesta che potrebbe tirare dentro anche funzionari, dirigenti e magari qualche politico di livello regionale i quali potrebbero essere chiamati a rispondere alla domanda semplice semplice: come mai non vi siete accorti del pesante deficit dovendo ogni anno controllare la documentazione per rinnovare l'accreditamento?
Certo potrebbero essere stati forniti documenti di bilancio taroccati ma questo sarà l'inchiesta a stabilirlo. C'è però chi dice che dalle carte presentate dallo ial alla Regione qualcosa si poteva pure intuire. Su questo i periti potrebbero fornire una parola decisiva.

E qui, ribadiamolo, ci troviamo di fronte a fatti (ammessi dalla parte interessata) non illazioni.
Cioè il fulcro non è stabilire se ci sia stato un deficit milionario allo Ial ma chi lo abbia provocato e perchè.
Dunque di chi siano le responsabilità.

E qui saltiamo nuovamente alla sanità perchè le similitudini continuano.
Anche per la brutta faccenda degli accreditamenti dei posti letto delle cliniche private (in particolare di Villa Pini) è capitata una cosa del genere.
Per molti anni, secondo i calcoli di Rifondazione Comunista, sarebbero stati forniti alla Regione numeri illogici, impossibili, che hanno però giustificato l'erogazione di milioni di euro non dovuti (si parla di circa 100 milioni).
Anche in questo caso la Regione era tenuta al controllo e alla verifica di quei numeri.
Eppure nessuno si è accorto di nulla, nemmeno in questo caso.
Una distrazione collettiva e contagiosa.
Ma il passo ulteriore e, probabilmente, definitivo, lo ha compiuto ancora una volta la stessa Regione che dopo l'apertura delle inchieste sembra ravvedersi, rinsavire, recuperare quell'attenzione perduta in decenni di amministrazioni multicolore.
Il passo decisivo è quello fatto appena pochi giorni fa quando in seguito ad una ispezione (probabilmente la prima vera verifica da sempre) l'assessorato alla sanità ha ravvisato, ammesso, registrato, una presunta irregolarità nella gestione dei reparti accreditati di Villa Pini.
Addirittura sostenendo che alcune specialità non erano state affatto accreditate ma negli anni quelle visite erano comunque state pagate con soldi pubblici.

ARRIVANO LE CERTIFICAZIONI

Dunque, anche qui come nella faccenda Ial abbiamo qualcosa di più del semplice sospetto. Abbiamo la prova che qualcosa non andava e a certificarlo è la stessa Regione.
Troppo tardi ma comunque la certificazione c'è.
Così anche in questo caso parrebbe che le inchieste ormai in fase molto avanzata non si occupino più se vi sia stato un accreditamento irregolare ma come sia stato possibile e per colpa di chi.
Proprio come nella inchiesta dello Ial è proprio la Regione a svegliarsi dal torpore ed ammettere errori pregressi.
Forse irrimediabilmente tardi.

06/03/2008 9.46


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