Inchiesta sanità. Ecco come si è arrivati alla delibera 58/2008

Alessandro Biancardi

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Inchiesta sanità. Ecco come si è arrivati alla delibera 58/2008
APPROFONDIMENTO. ABRUZZO. La bufera sulla sanità che sabato ha avuto una svolta con l'invio di nove avvisi di garanzia al presidente della regione Ottaviano del Turco, al suo fidato segretario Lamberto Quarta, e a sette assessori, potrebbe riservare ancora sviluppi clamorosi nei prossimi giorni. Di seguito presentiamo la cronologia dei fatti che hanno portato poi la giunta regionale a sottoscrivere la delibera contestata numero 58 del 29 gennaio 2008. DEL TURCO:«DOPO LA VERIFICA DI OGGI SIAMO ANCORA PIU’ SICURI» ASL CHIETI:«NESSUN DIETRO FRONT: ECCO LE NOSTRE RAGIONI»  
Il documento autorizza il pagamento di 14 milioni di euro in favore della Deutsche Bank.
Cifra che l'imprenditore Vincenzo Angelini pretende dalla Regione in virtù delle visite sanitarie svolte in regime di accreditamento. Come si sa però Rifondazione Comunista ha sempre criticato i dati relativi ai ricoveri parlando di «dati illogici».
Nonostante le polemiche, tra l'altro avvalorate dalla stessa ispezione della direzione sanità che parla persino di reparti «clandestini» perché «non accreditati» pur svolgendo effettivamente per anni visite convenzionate (cioè rimborsate con i soldi pubblici), la Regione dà il via libera al pagamento della somma.

Tutto ha iniziò con la delibera di giunta 786 del 14 luglio 2006, un documento che ha approvato «un'operazione volta a facilitare lo smobilizzo e quindi l'incasso dei crediti vantati dalle imprese fornitrici nei confronti delle Asl».
Il 29 novembre 2006, infatti, la giunta regionale ha adottato un'altra delibera (la numero 1384) attraverso la quale ha sospeso la precedente e di fatto il pagamento dei crediti che sono stati bloccati.
In seguito al blocco nessuna Asl ha potuto pagare i fornitori che nel frattempo battevano cassa anche con azioni giudiziarie.
Così «il perdurante ritardo nell'effettuazione di tali pagamenti arreca un danno alla Regione e alle Asl anche in ragione della maturazione degli interessi di mora», si legge nel documento.
Il tempo passa, gli interessi aumentano e così il danno alle casse della Regione, secondo la giunta. Questa sarebbe la ragione dell'urgenza della delibera contestata che di fatto dovrebbe bloccare il periodo e dunque la maturazione degli interessi.
La delibera era talmente urgente che venne portata "fuori sacco" lo scorso 29 gennaio, cioè non prevista in votazione quel giorno e dunque gli assessori non ebbero il tempo per studiare e valutare le carte.
Anche per questo i tre assessori non presenti (Paolini, Mura, Bianchi) potrebbero aver deciso volontariamente di non essere presenti.

IL CAMMINO VERSO L'APPROVAZIONE

Che cos'era successo nei mesi scorsi?
Alcuni fornitori sanitari convenzionati hanno in concreto esercitato la loro legittima facoltà di cedere ad un istituto finanziario crediti «certificati e non ancora scaduti». Certificati dalla Fira e formalmente accettati anche da parte della direzione sanità.
Nel frattempo è intervenuta la legge regionale 20 del 2006, quella contestata nella quale con l'aggiunta della parola all'ultimo minuto («affini») invece di ridurre la spesa relativa alle cliniche private ha dato la stura a nuove spese.
Infatti all'articolo 3 la legge prevede che le prestazioni erogate a favore di pazienti extra regionali, da parte di strutture private, «sono riconosciute come remunerabili con fondi del sistema sanitario nazionale, solo se è prodotta mediante fruizione di posti letto accreditati».
Imprescindibile requisito dunque per poter essere rimborsati è essere accreditati.

COSA HA ACQUISTATO LA DEUTSCHE BANK?

A scompaginare la situazione interviene l'imprenditore Vincenzo Angelini che concede i propri crediti per un valore di € 14 milioni (una parte dei 38 totali che dice di aver diritto a ricevere) all'istituto di credito tedesco per le prestazioni effettuate da Villa Pini, San.Stef.Af, Maristella, Santa Maria, Sanatrix, tutte le strutture sanitarie private che a lui fanno capo.
All'interno di questi crediti l'imprenditore ha inserito anche importi con scadenza ad aprile 2007 e giugno 2008, dunque, a tutti gli effetti crediti futuri.
Secondo il Direttore Regionale (con nota del 20.07.07) le operazioni di cessione dei crediti pro-soluto hanno avuto ad oggetto «esclusivamente i crediti esigibili alla data del 30.01.06», di conseguenza i crediti che sarebbero divenuti esigibili al 30 aprile 2007 non erano inclusi nella procedura.
Con questa mossa l'imprenditore Angelini, per una parte, si tira fuori e delega la banca a pretendere il dovuto alla Regione. E, infatti, inizia il pressing della Deutsche Bank con una serie di note che sollecitano la Regione ad effettuare senza indugio i pagamenti degli importi certificati con scadenza aprile 2007 (nota del 7 giugno 2007).
Nel dettaglio la banca ha acquistato tutti i crediti relativi alle prestazioni effettuate dal privato in regime di accreditamento che comprendono il 40% per le prestazioni effettuate a favore dei non residenti nella regione Abruzzo, il 15% per le prestazioni rese ai residenti, in parte esigibili al mese di aprile 2007 in parte relativo a scadenza del 30 giugno 2008 «crediti certi che risulteranno liquidi ed esigibili a quella data» .
Ad approvare le somme è intervenuta come detto la Fira, compresi quelli oggetto della transazione, crediti definiti come «certi liquidati ed esigibili».

I DUBBI DELLE ASL

Ed e subito dopo l'estate che la questione diventa incandescente perché già il 24 settembre 2007 la Direzione sanità informa con una nota tutte le direzioni generali delle Asl circa i solleciti della Deutsche, fissando nel contempo una riunione per il giorno 27 settembre.
Nel frattempo la banca non rimane con le mani in mano e invia altre note di sollecito per riscuotere il pagamento anche proponendo una rimodulazione delle date delle rate.
La situazione risulta complicata e senza i pareri delle Asl la Regione non può procedere alla transazione. Così si susseguono gli incontri con i manager delle Asl convocati sempre da Lamberto Quarta che dunque avrebbe svolto un ruolo primario secondo la procura.
Tutti i direttori generali delle Asl -ad eccezione di quello di Chieti, Maresca - si dichiarano d'accordo per la definizione della vicenda attraverso un atto transattivo proposto dall'Avvocatura regionale già a settembre 2007
Il 17 ottobre 2007 e poi ancora il 25 ottobre, il direttore generale dell'Asl di Chieti in due distinte note informa l'assessore alla sanità sui presunti motivi che secondo lui ostacolerebbero il pagamento in favore della banca tedesca escludendo la proposta di transazione.
Praticamente il direttore Maresca ricorda come l'imprenditore Angelini si sia già rivolto al tribunale di Chieti chiedendo un decreto ingiuntivo per una somma totale di € 38 milioni sempre relativi ai rimborsi per i ricoveri in regime di accredito.
Ma lo stesso Angelini secondo la ricostruzione della procura avrebbe ceduto parte di quei 38 milioni anche alla Deutsche Bank, così da chiedere in sostanza due volte il pagamento della stessa cifra. Ed è quello che sostiene Maresca che dunque ritiene che quei 14 milioni non sono dovuti perché sono in realtà già contenuti in un decreto ingiuntivo presentato dal tribunale di Chieti.
Per questo la Asl di Chieti propone che prima di procedere alla transazione sarebbe opportuno che Villa Pini rinunziasse pregiudizialmente ai decreti ingiuntivi e dunque alle procedure di esecuzione già avviate.
Poi in un successivo incontro tra manager e assessorato alla sanità -il 19 dicembre 2007 alle 10- la proposta di transazione con la banca viene condivisa in linea di massima da tutti perché con la transazione si dovrebbero annullare tutti i decreti già avviati.
Anzi l'approvazione della delibera sarebbe il metodo migliore per evitare esecuzioni giudiziarie «anche in relazione alle migliori condizioni di pagamento».
Così siamo a gennaio 2008 e la Regione accelerando i tempi arriva ad approvare il pagamento dei 14 milioni di euro e lo schema di transazione anche grazie al parere favorevole del direttore della direzione sanità e dell'avvocatura regionale.

E SE I CREDITI NON SONO LEGITTIMI?

Fin qui si è parlato sempre di cifre senza che nessuno si ponesse la domanda se effettivamente quelle somme fossero state correttamente calcolate.
Al punto due della delibera la giunta regionale prova a prevedere l'eventualità che quelle cifre effettivamente potrebbero non essere dovute, dunque, maggiorate per effetti di calcoli errati o illegittimità.
«Qualora dall'esito della verifica dovessero risultare prestazioni non documentate o quantificazioni non corrispondenti ad effettive prestazioni a carico del sistema sanitario nazionale (...) si procederà al recupero mediante compensazione su futuri crediti a qualsiasi titolo che le singole aziende possono o potranno contare».
Ed è questo uno dei punti centrali dell'intera delibera che la procura di Pescara sta valutando con molta attenzione.
Infatti, mentre maturano le inchieste sulle cartolarizzazione e divampa la polemica politica sul nuovo piano sanitario da approvare in consiglio regionale, la Regione, nonostante le denunce di Rifondazione comunista con alcune interrogazioni e gli esposti alle procure della Repubblica sulle «cifre illogiche dei ricoveri» proprio di Villa Pini, decide di rifarsi –eventualmente- sui redditi futuri che lo stesso Angelini maturerà. Una contromisura piuttosto blanda anche in considerazione della successiva chiusura di reparti della stessa clinica.
Al punto tre la giunta scrive che le Asl possono valersi di questa delibera e della transazione anche nelle sedi giudiziarie «per opporsi ai vari decreti ingiuntivi e nei procedimenti già promossi dai fornitori per quelle stesse poste cedute alla banca che formano oggetto della transazione».
Il che significa che quando gli esecutori giudiziari attivati con un ricorso verranno a pretendere la cifra di 38 milioni di euro la Asl di Chieti, per esempio, dovrà detrarre la somma di 14 milioni già erogata alla Deutsche.

03/03/2008 10.44



SABATO GLI AVVISI DI GARANZIA ALLA GIUNTA




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ASL CHIETI:«NESSUN DIETRO FRONT: ECCO LE NOSTRE RAGIONI»

«L'Azienda sanitaria locale di Chieti non ha fatto dietro-front».
Lo precisa oggi lo stesso manager della Asl di Chieti Mario Maresca.
«La nostra è una posizione lineare, trasparente e giuridicamente ineccepibile, che ha contribuito a fare chiarezza nei rapporti fra pubblico e privato nella sanità – aggiunge Maresca – che ritengo doveroso chiarire nei suoi passaggi fondamentali».
Poi Maresca ricorda sinteticamente la cronologia degli eventi.

La Asl di Chieti avvia le ispezioni. «Nel corso del 2007 la Asl di Chieti è stata chiamata a dare un supporto alla Commissione ispettiva permanente regionale, incaricata di verificare l'appropriatezza e la legittimità delle prestazioni erogate dai fornitori privati accreditati. A tal fine, l'Azienda ha costituito un apposito nucleo ispettivo che si è messo al lavoro con forza e decisione».

Il «no» all'ingiunzione di pagamento. «Lo scorso settembre Villa Pini ha notificato un'ingiunzione di pagamento per 37 milioni di euro, riferiti al secondo semestre 2006 e al primo quadrimestre 2007, cui l'Azienda si è opposta davanti al Tribunale civile di Chieti, confutando la fondatezza di buona parte delle somme richieste. I giudici hanno sospeso l'esecutività del decreto ingiuntivo, rinviando l'esame del merito all'udienza fissata per il prossimo 8 aprile».

La posizione su Deutsche Bank. «In particolare, dei 37 milioni di euro richiesti», spiega nel dettaglio Maresca, «ben 8 milioni erano stati ceduti da Villa Pini srl a Deutsche Bank, per cui la casa di cura avrebbe tentato surrettiziamente di duplicare il proprio credito. La Asl si riserva di sottoporre tale aspetto al vaglio dell'autorità penale competente. Tale circostanza è già stata puntualmente eccepita da questa Azienda in sede di opposizione al decreto ingiuntivo, in quanto il nuovo titolare del credito è Deutsche Bank e non più Villa Pini srl».

La commissione ispettiva certifica parte delle prestazioni. «Nel frattempo, la commissione ispettiva regionale», chiarisce Maresca, «il cui lavoro è stato sostenuto con determinazione dal nucleo ispettivo aziendale, ha vagliato complessivamente il fatturato 2006 relativo alle prestazioni erogate da Villa Pini Srl, accertando che quota parte delle somme richieste (ovvero gli otto milioni già ceduti a Deutsche Bank) si riferiscono a prestazioni effettivamente remunerabili, per cui il nuovo titolare del credito ha pieno diritto al pagamento. Restano comunque ferme tutte le eccezioni già opposte in sede giudiziaria e che rimangono tuttora al vaglio del Tribunale civile di Chieti nei confronti di Villa Pini srl, rispetto alla quale sono stati sospesi prudenzialmente i pagamenti riferiti all'attività di ricovero».

L'ok al pagamento degli 8 milioni certificati per evitare il danno degli interessi passivi. «La Asl di Chieti ha dato, quindi, il via libera esclusivamente al pagamento della parte di prestazioni certificate, pari a otto milioni di euro sui 14 milioni che Deutsche Bank ha chiesto complessivamente della Regione Abruzzo. Tale iniziativa ha consentito all'Azienda di evitare un consistente aggravio di costi, pari a circa un milione di euro, in quanto Deutsche Bank si è limitata a richiedere il solo valore nominale delle fatture, rinunciando a tutti gli interessi maturati».

Le presunte pressioni. Tutti i passaggi seguiti dalla Asl di Chieti e dal suo direttore generale sono già stati esposti nei dettagli ai magistrati della Procura della Repubblica di Pescara, alla quale sono stati consegnati tutti i documenti e gli atti firmati.
«Nessuna pressione è stata esercitata per farci cambiare idea – conferma l'ingegner Maresca –. Ogni atto è stato firmato in assoluta autonomia, nella legittimità e trasparenza del nostro ruolo, come è nota consuetudine della Direzione generale. Anzi, questa Azienda ha cercato con la propria azione propulsiva di fare tutta la chiarezza necessaria, in vista dell'udienza dinanzi al magistrato che si occupa del decreto ingiuntivo relativo ai 37 milioni richiesti da Villa Pini Srl».

03/03/2008 14.48

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DEL TURCO:«DOPO LA VERIFICA DI OGGI SIAMO ANCORA PIU' SICURI»

«Dopo questa verifica in giunta siamo ancora più consapevoli di avere fatto la cosa giusta».
Lo ha detto il Presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, al termine della riunione straordinaria dell'esecutivo dedicata all'esame della vicenda giudiziaria scattata sabato con i nove avvisi di garanzia.
Oltre a Ottaviano Del Turco sono indagati il segretario generale della presidenza, Lamberto Quarta, gli assessori Bernardo Mazzocca (Sanità), Tommaso Ginoble, Marco Verticelli, Franco Caramanico e Giovanni D'Amico - tutti del Pd - Mimmo Srour (Udeur) e Fernando Fabbiani (PdCI).
Non sono indagati il vicepresidente della Regione, Enrico Paolini, Valentina Bianchi (Pd) e Betty Mura (Prc) che risultavano assenti al momento della votazione, che fu fatta all'unanimità.
Del Turco ha poi sottolineato –riferendosi all'articolo di oggi del Centro- che il parere legale del direttore dell'avvocatura regionale, Sandro
Pasquali, è stato favorevole ed è stato allegato alla delibera attualmente all'attenzione della magistratura.
«C'era il rischio di dover pagare non solo i 14 milioni di euro alla Deutsche Bank ma anche una cifra considerevole di interessi - ha continuato il Presidente - abbiamo agito in piena conformità con le regole e saremo in grado di chiarire la vicenda non appena ce ne sarà data la possibilità».
Del Turco ha poi precisato come quel parere negativo dell'avvocatura regionale sia stato recepito dalla delibera approvata.
Sull'argomento della pubblicazione di parte del parere è intervenuto direttamente anche il direttore dell'avvocatura regionale, Sandro Pasquali, il quale ha detto: «E' un falso ed è una falsa ricostruzione: io nel parere ho fatto il quadro generale delle situazioni a favore e di quelle contrarie, concludendo per la natura positiva. Io concludo con un pronunciamento positivo» ha continuato Pasquali.
«Il ruolo di segretario generale previsto dalla legge regionale 16/2006 e dalla delibera di organizzazione 999/2006 prevede tra le mie competenze il coordinamento e il supporto all'organo di vertice nello svolgimento di tutte le attività attribuite al Presidente della Regione».
Lo ha detto il segretario generale della Presidenza della Giunta Regionale, Lamberto Quarta, nel chiarire la sua posizione nell'ambito dell'inchiesta.
«Pertanto la mia funzione di coordinamento - ha continuato Quarta - rappresenta un obbligo connesso al mio rapporto istituzionale con la Regione.

03/03/2008 15.05