Natura Verde:«La politica capisca che col Web non sono più possibili sveltine»

Alessandro Biancardi

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Natura Verde:«La politica capisca che col Web non sono più possibili sveltine»
L'INTERVISTA. ORTONA. Martedì potrebbe essere un giorno importante per il futuro dell’iter amministrativo per la costruzione del centro oli Eni ad Ortona. Il consiglio regionale si dovrebbe infatti pronunciare sulla proposta di legge per istituire il parco della costa teatina. La miniraffineria Eni ricadrebbe all’interno del perimetro della riserva e con questo escamotage si potrebbe almeno rallentare l’iter in attesa di sviluppi.
Negli ultimi 8 mesi la protesta è montata sempre più fino a diventare un caso regionale. Se per oltre sette anni, delle perforazioni petrolifere di Ortona se ne è parlato solo nella ristretta cerchia del territorio comunale, con l'arrivo del progetto al consiglio comunale la protesta è divampata. A portare avanti il fronte del no è il Comitato Natura Verde che è riuscita a mobilitare moltissime persone e la politica regionale. Sono stati anche più volte accusati di avere fini reconditi. Li abbiamo ascoltati. Per il Comitato ha risposto il portavoce Giorgio Rigon.

Dovendo essere super ottimisti qual è il risultato migliore che sperate di raggiungere?
«Un provvedimento legislativo condiviso a stragrande maggioranza che riesca a bloccare ogni e qualsiasi attività di perforazione nella nostra regione e comporti il conseguente divieto di attività di raffinazione e/o desulfurizzazione del petrolio e la impossibilità di trasformazione del porto di Ortona da scalo commerciale a scalo petrolifero con conseguente andirivieni di petroliere nel tratto di mare prospiciente le nostre coste».

Più che chiaro.
Come reagirete se dal consiglio regionale di martedì verrà fuori soltanto un rinvio, magari di un anno, ma nessuna decisione definitiva?
«In quel caso sarà la classe politica che oggi ha preso il solenne impegno a non deludere le aspettative dei cittadini che hanno “occupato” il Consiglio ad assumersi le proprie responsabilità. Responsabilità morali e politiche. Abbiamo ripreso tutto e metteremo tutto su Internet».

Internet come estrema ratio…
«Non siamo qui a ricattare la nostra classe politica, non lo abbiamo mai fatto, ma i rappresentanti del popolo devono capire che non è più il caso di giocare ulteriormente sulla pelle e sul destino di tante famiglie, la cui determinazione nel rivendicare i propri diritti si è dimostrata oggi in maniera molto evidente».

In caso di “sospensione” di un anno nell'attesa di dar vita al parco della costa teatina non credete che la protesta potrebbe perdere di tono e magari scemare…?
«No, assolutamente. Da nove mesi a questa parte il numero delle persone che hanno aderito con entusiasmo a questa lotta di civiltà e di dignità è cresciuto in maniera esponenziale, parallelamente alla conoscenza dei fatti che, soprattutto grazie a Internet, è stato possibile trasmettere a strati sempre più ampi della popolazione. Un clamoroso esempio è quello del filmato “Viaggio a Viggiano”: il sindaco di Ortona prima ed il Governatore poi invitavano a recarsi in Basilicata e a constatare con mano come fosse possibile far convivere agricoltura e petrolio, pozzi e centri oli con turismo, salute ed economia locale. Ci siamo stati, abbiamo girato questo film, abbiamo intervistato i lucani ed il risultato è stato agghiacciante. Stiamo facendo vedere questo filmato in tutto l'Abruzzo e sempre più abruzzesi si uniscono a noi...».

La vostra protesta è cresciuta di giorno in giorno; se doveste elencare 5 cose che hanno permesso la perfetta riuscita della protesta (anche se l'obiettivo è ancora incerto) a cosa imputereste tale successo?
«Come già detto, Internet è stato un mezzo di diffusione eccezionale. Se, in occasione di “Tangentopoli” i cittadini costituivano quello che veniva definito “il popolo dei fax”, oggi, di fronte a questa emergenza, abbiamo avuto la possibilità di muovere le idee e le informazioni grazie al Web. Basti pensare al numero di visite del nostro sito (www.comitatonaturaverde.it) o a quello dei blog che si occupano dell'argomento “Centro Oli” o alla stessa vostra testata on line che ha svolto un lavoro a dir poco eccezionale nel portare tantissime persone a conoscenza dei fatti e a porsi in interrelazione con gli stessi tramite la possibilità fornita dai commenti agli articoli».

Internet uguale libertà a costo zero…
«La possibilità odierna di girare senza spese dei filmati e di inserirli su Internet ha costituito una opportunità assolutamente impensabile fino a qualche anno fa. Importantissimo è stato portare la protesta fuori da Ortona/Tollo/Miglianico, dove insistono materialmente i pozzi. Abbiamo evitato così di “ghettizzare” l'argomento alle pagine locali dandogli la valenza che, proprio per le conseguenze nefaste che questo scellerato progetto avrebbe sulla nostra intera regione, meritava e che è appunto quella regionale e non limitate alle diatribe interne del comune di Ortona. Infine, ma non ultimo per importanza ovviamente, è l'apporto dato dagli interessi del mondo vitivinicolo».

In questi mesi di protesta di sicuro avrete avuto un contatto molto stretto con i politici. Che impressione avete avuto dalla politica, quella gestita a livello locale (Comune) e quella regionale?
«La politica, nel suo complesso, ha fatto molta fatica a volersi interessare di questa scottante questione. O meglio, la prassi voleva che certi argomenti dovessero rimanere al riparo dei commenti e dei giudizi della cittadinanza, una sorta di affare per pochi “eletti” (ci si perdoni il gioco di parole...). La realtà odierna, invece, sta a dimostrare che esistono argomenti capaci ancora oggi di entusiasmare una popolazione per altri versi completamente apatica nei confronti della cosa pubblica».

Avete da rimproverare qualcosa ai mezzi di informazione?
«Tantissimo. Come dicevamo prima c'è stata una vera e propria ghettizzazione (per non parlare di velata censura...) del problema alle pagine locali, quelle che guardano solo quelli di quel comune, mentre tutti gli altri non le prendono nemmeno in considerazione. Ancora oggi, di fronte ad un “evento storico” di questa portata alcuni telegiornali non riportano nemmeno la notizia...».

Quali sono stati i 3 momenti fondamentali della protesta?
«La manifestazione con ”occupazione” del Consiglio Regionale insieme a quella di Pescara di novembre con l'”occupazione” di Corso Vittorio Emanuele da parte dei trattori dei “cafoni” e alla prima manifestazione di settembre a Ortona, città dove sembrava impossibile organizzare un simile “evento”. Ecco questi sono stati i momenti cardine. L'adesione della Professoressa D'Orsogna della California State University e la serie di appassionate conferenze tenute in tutta la regione che hanno infiammato gli animi di tante persone “per bene”. L'adesione delle Cantine, dei comuni limitrofi (primo fra tutti Francavilla al Mare) e del vastissimo schieramento del NO a questo progetto (un NO che non ci stancheremo mai di ricordarlo, significa un enorme SI alle potenzialità di questa stupenda Regione)».

Quanti sarete a L'Aquila martedì?
«In tanti. E saremo in tanti proprio sull'onda dell'entusiasmo che ci ha portato ancora moltissimi altri contatti ed importanti prese di posizione. Ed è proprio per questo che abbiamo subito provveduto ad organizzare i pullman necessari...».

Che cosa vi sentite di dire oggi al sindaco Fratino e al presidente del consiglio Di Martino?
«Che la loro ostinazione a voler proseguire sulla strada intrapresa cozza ogni giorno di più con l'opposizione a questo progetto da parte dell'intero Abruzzo».

Per quale ragione secondo voi il presidente della Regione Del Turco non è indietreggiato di un passo in tutti questi mesi?
«Vogliamo pensare che ciò sia ascrivibile solo ad una naturale caratterizzazione del personaggio Del Turco e alla sua dichiarata paura di perdere il treno dell'Eni , come se il modello di “sviluppo” (a vantaggio solamente di chi lo gestisce) proposto dalle multinazionali petrolifere basato sullo sfruttamento delle ultime risorse di origine fossile “costi quel che costi” (agli abruzzesi). Noi, al contrario, non possiamo accettare che passi sopra le nostre teste e le nostre vite questa cosa che si scrive “sviluppo”, ma che, al contrario, si legge “rovina” della nostra regione. E se usiamo la parola “rovina” non stiamo facendo dello sciocco catastrofismo».

E poi c'è la contraddizione petrolio, vino, turismo, marketing terrioriale…
«Oggi il “prodotto Abruzzo” va fortissimo nel mondo, come sbandierato ai quattro venti dall'assessore Paolini, impegnato con successo (ma fino a quando se continuiamo con questa folle scelta?) alla Bit di Milano. Come può pensare questa giunta composta da Del Turco e da Paolini di promuovere l'Abruzzo nel mondo se poi lo “violenta” perforandone gran parte del territorio? Come si potrà offrire al mondo il Montepulciano d'Abruzzo e gli itinerari religiosi (tra cui proprio Ortona...) se su questi siti saranno visibili a 360 gradi mostri petrolchimici di questa portata?»

Come pensate che finirà questa storia? Cosa accadrà verosimilmente martedì all'Aquila? Ci saranno ripercussioni politiche secondo voi?
«Abbiamo la sensazione che i politici regionali abruzzesi si siano finalmente convinti che, di fronte a tanta passione popolare, non è assolutamente possibile scappare dall'argomento “Centro Oli ed affini”. Non riusciamo neanche a pensare che martedì qualcuno ci voglia tirare qualche brutto scherzo. In questo senso ci troviamo emblematicamente di fronte ad un bivio: o ridare un po' di fiducia alla politica e alle istituzioni o avviarsi pericolosamente verso una deriva di antipolitica che potrebbe portare le persone all'esasperazione e alla rivolta. Che Dio non voglia...».

Al di là degli ipotetici effetti sull'ambiente e la salute perché il fronte del no appare oggi più numeroso che mai?
«Perché gli abruzzesi si stanno finalmente accorgendo che, senza arrivare a bruciare i cassonetti dell'immondizia e senza farsi sponsorizzare da una o dall'altra parte politica (noi non facciamo entrare bandiere di partito nelle nostre manifestazioni) è possibile portare la protesta civile (in tutti i sensi) ai livelli più alti e pretendere allo stesso tempo di essere ascoltati dalla classe politica, sempre così lontana dalle vere esigenze della popolazione. Il fronte del no non vuole vanificare tutto quello di buono che significa oggi il prodotto».

E' ipotizzabile una delocalizzaione del centro oli?
«Non ha senso. Non abbiamo, purtroppo, deserti dove poter istallare degli impianti così impattanti sotto tutti i punti di vista (Non a caso negli Stati Uniti d'America questi impianti non si costruiscono più dal lontano 1976...). E non è nemmeno pensabile di poter effettuare, neanche in parte, queste attività sulle piattaforme off-shore. Tra l'altro, così che non si dica che noi siamo quelli contro a tutto e a tutti (quelli del No affetti da un'inguaribile sindrome di Nimby per capirci) diciamo che il nostro beneamato Abruzzo ha già fatto la sua parte e ha già dato il suo contributo con le piattaforme in mare e con la Turbogas di Gissi. Adesso basta! Cerchiamo di sfruttare il nostro mare e la nostra regione nella maniera più saggia possibile. Abbiamo in questo senso un impegno con le generazioni future. “Non ereditiamo la Terra dai nostri avi. L'abbiamo solo presa in prestito dai nostri figli”».

a.b. 29/02/2008 11.22