Del Turco:«Non sono Hitler, non mi piacciono le sagre: meglio Eni e progresso»

Alessandro Biancardi

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ORTONA. E’ voluto andare nella “tana del lupo”. Ha voluto parlare chiaramente del problema dei problemi, proprio ad Ortona. E lo ha fatto inaugurando un impianto fotovoltaico, energia pulita e all’avanguardia. Ma il presidente Ottaviano Del Turco –non certo un timido- non poteva non tornare sul problema della miniraffineria dell’Eni. Proprio all’indomani della ennesima protesta.

Il presidente della giunta è però isolato avendo provocato una spaccatura che pare insanabile non solo nella sua stessa maggioranza ma all'interno dello stesso Pd.
Martedì il consiglio regionale si riunirà nuovamente all'Aquila per decidere il da farsi con il progetto di legge sulla costa teatina che -se approvato- potrebbe di fatto rallentare o rendere ulteriormente difficoltoso l'iter amministrativo per il centro oli.

«Io penso ad un Abruzzo proiettato verso il futuro, che guarda allo sviluppo ed all'innovazione tecnologica. Confesso che non mi entusiasma affatto l'immagine bucolica di una regione votata soltanto a sagre, bande musicali e feste di vendemmia. Tuttavia, non è certo mia intenzione mettere a repentaglio la salute dei cittadini di Ortona e dintorni».
Così Del Turco stamane nello stabilimento della Samputensili nella zona industriale di Ortona.
«Se, infatti, le analisi in corso sull'impatto ambientale del Centro Oli dovessero rivelare rischi, sarà la Regione stessa a non consentire che l'impianto venga realizzato».
«Ma se gli accertamenti dovessero escludere criticità e danni per l'uomo e l'ambiente, i contestatori del progetto dovranno uscire allo scoperto spiegando quali sono le reali ragioni alla base del no».
Tecnica della dietrologia non nuova per chi si dice favorevole rispetto a chi contesta, adombrando conflitti di interessi e ragioni recondite, una sorta di complotto popolare con fini nascosti…
Che quegli agricoltori nascondano qualcosa è lo stesso Del Turco a dirlo.
«Sono gli stessi agricoltori che negli anni hanno venduto le terre dei vigneti all'Eni - sbotta il presidente - Finora tutte le decisioni sono state prese all'unanimità. Se si dovesse cambiare idea? Se ci sono le giuste motivazioni scientifiche sarò il primo a rimettere in discussione la cosa,
mica sono Hitler o Stalin...».
«La gente ha paura, teme l'impianto Eni? Ma la Sevel o il cementificio di Pescara hanno gli stessi fumi e non sono certo piacevoli - ribatte Del Turco a margine della presentazione dell'impianto fotovoltaico della Samp -. Ora sulla zona di Ortona stanno venendo fuori gli interessi veri: vogliono farci il vino? Bene. Vogliono fare un nuovo Chianti? Ottimo. Ma sia chiaro che se fosse stata una fabbrica pericolosa la stessa Regione Abruzzo sarebbe intervenuta. Centro Oli e Fotovoltaico
fanno parte della stessa strategia, l'impianto della Samp-Maccaferri è aggiuntivo nelle nostre politiche energetiche - sostiene con forza Del Turco -. A me l'ambiente e il vino vanno bene, ma vorrei poter avere come compagni di viaggio anche Finmeccanica, la Fiat, Confindustria... non credo che l'Abruzzo debba ritornare alle feste patronali».
Così secondo il presidente della Regione petrolio e fotovoltaico possono andare d'accordo.

RINVIATA VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE SU UN NUOVO POZZO

Ieri all'Aquila, anche grazie alle pressioni dei comitati, è stata rimandata la Via (valutazione impatto ambientale) dall'assessore Caramanico che riguardava un nuovo pozzo Eni denominato “Gagliarda 1Dir”, dove il Coordinamento per la Tutela della Costa Teatina, Centro Internazionale Crocevia, WWF, Comitato Natura Verde, si apprestavano a fare opposizione per motivi inerenti il progetto.
Motivazioni di ordine strutturale, «carenze dal punto di vista della sicurezza», dicono i comitati, «per quanto concerne il rischio potenziale di eruzione incontrollata (blow-out), nella parte che riguarda la popolazione sita entro 3km di raggio-stimata in diverse centinaia, con scuole elementari».
Secondo gli ambientalisti non sarebbero sufficienti le barriere previste.
L'opposizione al nuovo pozzo riguarda anche ragioni economiche legate alla presenza di vigneti.
«C'è poi una ragione che riguarda la pianificazione territoriale», dicono le associazioni contrarie all'Eni, «il progetto Gagliarda 1Dir, fa parte di un programma complesso strategico di radicale trasformazione del territorio e delle vocazioni della regione Abruzzo in Distretto Minerario Petrolifero, che per forza di cose non può essere visto settorialmente, pozzo per pozzo, Centro Oli, porto di Ortona, oleodotti ecc., ma nella sua complessità. Infatti se per superficialità politica dovesse passare, andrà a distruggere tutto quello che sino ad oggi si è costruito con fatica, risorse, passione; senza aver interpellato o informato gli abruzzesi, un vuoto di democrazia gravissimo».

«CGIL RIPENSACI»

Mimì D'Aurora, Responsabile Ambiente della Cgil Abruzzo, rappresenta il fronte di rottura del sindacato che invece per bocca ufficiale dei suoi segretari si è detto favorevole all'Eni per la ricaduta occupazionale sul territorio.
«Sul Centro oli», dice D'Aurora, «specialmente dopo quanto successo nel consiglio regionale di oggi, è necessario riaprire la discussione nel sindacato e segnatamente nella Cgil perché non sono state considerate tutte le implicazioni di un simile insediamento. Le ragioni a favore sono note: - mantenere ed estendere la presenza dell'Eni in Abruzzo; -tutelare gli attuali livelli occupazionali dell'azienda; -rafforzare le strutture portuali di Ortona; -incassare le royalties. Ebbene tutte queste ragioni, pur importanti, non sono sufficienti a giustificare una iniziativa che inevitabilmente sconvolgerà gli assetti di un intero territorio sotto ogni profilo, ambientale, paesaggistico, economico, imponendo un modello di sviluppo che i cittadini non hanno scelto e che non vogliono».
Il sindacalista poi ricorda come la provincia di Chieti produce oltre l'80 % del vino abruzzese, il 50% del quale nel comprensorio Marrucino. In totale 810.000 ettolitri di vini doc certificati (dati Unioncamere), quasi il 10% dell'intera produzione nazionale. Un obiettivo raggiunto da una rete di produttori con una incidenza sulla popolazione, seconda in Italia, e da cantine sociali e aziende vinicole fra le prime nel Paese.

27/02/2008 15.23