Legambiente:«L’Abruzzo è il Texas italiano: ma il futuro non è il petrolio»

Alessandro Biancardi

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Legambiente:«L’Abruzzo è il Texas italiano: ma il futuro non è il petrolio»
IL DOSSIER. ABRUZZO. Per il terzo anno consecutivo, Legambiente celebra l'anniversario del Protocollo di Kyoto. Il 16 febbraio, giorno dell’entrata in vigore dell’accordo per la riduzione dei gas serra, segna un riferimento importante, oggi più di ieri, per cittadini e governi impegnati nella lotta ai mutamenti climatici e ai suoi effetti devastanti.
Legambiente ricorda l'anniversario con la campagna la Settimana Amica del Clima, mobilitazione nazionale a ribadire l'importanza del risparmio energetico, delle fonti rinnovabili e l'uscita dalle fonti fossili per fermare la febbre del Pianeta.
«Il problema drammatico del cambiamento climatico», sostiene Legambiente, «chiama la politica, l'economia, l'intera società a riorientare le proprie idee sul futuro, sul bene comune e sul progresso. La via ambientalista al futuro, più efficienza energetica, più energie rinnovabili, più dematerializzazione dell'economia, è la più equa e la più realistica, la sola che consente di scongiurare il disastro climatico e di soddisfare la sacrosanta aspirazione al benessere di miliardi di persone ora condannate alla miseria».
Serve una rivoluzione energetica necessaria per arrestare la spirale del riscaldamento globale, una sfida ardua e motivata da ragioni non solo ambientali.
Alle risorse petrolifere che Legambiente ha prestato particolare attenzione con la redazione del dossier “Alla ricerca del Texas italiano: rapporto sull'estrazione petrolifera nel bel paese“.
In Italia infatti, complice anche l'ascesa dei prezzi del petrolio, è in atto un rilancio degli investimenti, una vera stagione delle trivelle, per la ricerca e l'estrazione dell'oro nero.

ORO NERO, FUTURO NERO

Sono sempre più le compagnie petrolifere, nazionali e non, che hanno deciso di investire nelle esplorazioni e nell'estrazione del greggio in Italia.
Una tendenza confermata dai dati del Ministero dello Sviluppo Economico sulle richieste per i permessi di ricerca, le concessioni di coltivazione e lo stoccaggio di idrocarburi.
A fine 2007 infatti le istanze depositate al Ministero erano 332, di cui 288 a terra e 44 a mare, con un notevole aumento rispetto agli anni precedenti.
Ma oltre le istanze presentate, ci sono poi i permessi di ricerca e le concessioni di coltivazione e stoccaggio già accordati che nel 2007 erano pari a 297 e riguardavano 90 permessi di ricerca, 195 concessioni di coltivazione e 12 concessioni di stoccaggio.
Tali autorizzazioni interessano una superficie di oltre 55mila kmq, di cui 31mila kmq a terra, il 13,2% del territorio nazionale.

ABRUZZO REGIONE PIU' APPETIBILE

Le regioni che hanno la maggiore percentuale di superficie interessata dalla vicenda idrocarburi, sono l'Abruzzo (35%), la Basilicata (33%) e l'Emilia Romagna (29%).
Ma quanto è redditizio investire ingenti risorse sul petrolio di casa nostra? Può davvero rappresentare la strada verso l'autonomia energetica del paese? Le ultime stime del British Petroleum dicono che le riserve mondiali dureranno ancora 40 anni e se consideriamo le riserve di greggio presenti in Italia la loro durata stimata si dimezza arrivando a coprire solo i prossimi 18 anni.
Occorre poi sottolineare che per quanto riguarda l'Italia, le riserve di petrolio recuperabili sono stimate in 109 milioni di tonnellate, a fronte di un consumo annuale che nel 2006 si è attestato sugli 85 milioni di tonnellate. Quantitativi che non garantirebbero né una sostanziale riduzione delle importazioni, né un abbassamento della bolletta energetica nazionale ma solo profitti per le aziende petrolifere a fronte di una seria ipoteca sul futuro dei territori, con compromissioni ambientali tutt'altro che irrilevanti.

«È urgente intervenire sull'attuale modello energetico che dipende ancora troppo da fonti fossili altamente inquinanti – dichiara Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo. L'obiettivo è uscire dal petrolio, compreso quello nazionale. L'Italia necessita di investimenti nel settore energetico ma di certo non nel petrolio, una fonte che va in direzione opposta agli impegni del protocollo di Kyoto. La strada da percorrere per rendere l'Italia progressivamente indipendente dalle importazioni, deve puntare su altri obiettivi, come il risparmio e l'efficienza energetica, le fonti rinnovabili e l'innovazione tecnologica, passando per il gas come fonte di transizione che oggi rappresenta tra le fossili quella che ha il minor impatto sull'ambiente, locale e globale»
«L'Abruzzo – sostiene Antonio Sangiuliano della segreteria regionale dell'Associazione – con i suoi 3.831,39 Kmq di superficie interessata da permessi di ricerca e concessioni di coltivazione o stoccaggio, è la regione italiana in percentuale più coinvolta dalla vicenda idrocarburi. Si tratta dell'intera fascia costiera e pedemontana, l'area economicamente più forte, caratterizzata da una agricoltura di qualità che produce la quasi totalità dei vini Doc e Docg, e più densamente abitata.
Per Legambiente la forte vertenza sul Centro oli di Ortona va ricondotta alla dinamica complessiva che interessa l'intera regione, una vertenza che supera i confini locali e che pone l'Abruzzo dinnanzi ad una scelta cruciale che difficilmente potrà far coesistere le ragioni del petrolio con le ragioni di oltre mezzo secolo di economia consolidata fatta di agricoltura e turismo»

16/02/2008 15.28


LEGGI IL RAPPORTO COMPLETO: “ALLA RICERCA DEL TEXAS ITALIANO”