Stabilizzazione precari. Tagliente (Fi): «una mozione di sfiducia per D’Amico»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Dopo la conferenza stampa di lunedi in cui il consigliere regionale di Forza Italia Giuseppe Tagliente ha denunciato la vicenda dei 260 cococo reclutati in Giunta, adesso arriva la mozione di sfiducia per l’assessore D’Amico. CO.CO.CO SCRIVONO A TAGLIENTE
Le polemiche dopo la stabilizzazione dei precari vanno avanti e stentano a spegnersi.
Proprio questa mattina il consigliere di Forza Italia depositerà una mozione di sfiducia nei confronti dell'assessore al Personale D'Amico.
«La mozione», ha spiegato Tagliente, «verrà poi trasmessa alla Procura della Repubblica. Questo è un atto dovuto, perché l'assessore nel rispondere per iscritto alle mie interrogazioni aveva assicurato che a partire da gennaio 2007 il reclutamento di personale sarebbe avvenuto per selezione pubblica».
E invece non è andata così: «dai fatti risulta proprio il contrario», insiste il consigliere, «e il numero dei cococo è passato dai 118 della scorsa legislatura agli attuali 260, con un incremento di 142 unità, molte delle quali legate da vincoli di parentela con politici e dipendenti regionali, anche del settore Personale facente capo proprio all'Assessore D'Amico».
Il consigliere denunciando la stabilizzazione di un numero ingente di precari aveva stilato anche una lista dettagliata (ma non completa) in cui citava casi più o meno lampanti di dipendenti che secondo lui sarebbero stati favoriti e sarebbero riusciti a trasformare senza troppa fatica il proprio co.co.co in un contratto più stabile.
La Giunta dal canto suo ha ribattuto ieri pomeriggio con un comunicato emanato proprio dall'assessore D'Amico. Nessun taglio polemico nella risposta ma solo una spiegazione “tecnica” e lineare. L'assessore ha sottolineando che è stato compiuto «un percorso chiaro e trasparente» e spiegato che la Giunta regionale «svolge unicamente compiti di esame e valutazione dei progetti o programmi di lavoro, mentre è in testa alle direzioni che presentano i singoli progetti l'onere della copertura finanziaria e la scelta dei collaboratori da inserire nel progetto».
14/02/2008 9.17

LA DENUNCIA DI TAGLIENTE


LA RISPOSTA DI D'AMICO

CO.CO.CO SCRIVONO A TAGLIENTE

Anna Gianfelice ed Emiliano Belfiglio, co.co.co. in servizio presso il Bollettino Ufficiale della Regione, nonché ex dipendenti a tempo determinato hanno scritto una lettera al consigliere Tagliente per raccontare la loro storia e quella di una collega chiamata in causa dalla lista del consigliere di Forza Italia.
«Siamo in servizio dal 15 gennaio 2002», scrivono, «dopo il superamento di un primo concorso pubblico per titoli ed esami bandito dalla Giunta Pace. Alla scadenza del primo anno, ci è stato rinnovato il contratto per un ulteriore anno. Il 14 gennaio 2004 ci siamo trovati "disoccupati". A maggio dello stesso anno, abbiamo sostenuto un altro concorso pubblico per un anno di co.co.co, per soli esami, che non ci riconosceva nemmeno i 2 anni di lavoro già svolto. Abbiamo ripreso servizio il 1 settembre 2004 e siamo tuttora al lavoro».
Belfiglio e Gianfelice raccontano che la stessa sorte, «è toccata anche a Maria Grazia Masciocchi, figlia dell'ex difensore civico, citata dallo stesso Tagliente.
Ricopre il ruolo di Grafico, «avendo tutti i titoli in regola e la competenza necessaria a ricoprire questa figura professionale (laurea in Accademia di Belle Arti e altri svariati titoli)», assicurano i colleghi.
«Noi, in quanto colleghi da ormai 6 anni, possiamo affermare che è una ragazza professionale e che merita a tutti gli effetti il posto che ha. Non si deve fare un elenco basandosi soltanto sui cognomi "famosi". Allora, i suoi figli, un domani, o i figli di "famosi", non dovranno mai lavorare da nessuna parte, perché ognuno avrebbe il diritto (come ha fatto lei) di additarli e di dire che lavorano solo perché "figli di". Al contrario, noi che non abbiamo cognomi "famosi", potremmo essere stati raccomandati perché conoscenti o amanti o parenti alla lontana di chissà chi…».
I due dipendenti chiedono così a Tagliente «di andare più a fondo nella sua "inchiesta" prima di procedere con ulteriori azioni. Tale denuncia si può fare solo se, confrontando le prove di esame, si giunge alla conclusione che un "figlio di" ha fatto una prova peggiore di un "non figlio di"».

14/02/2008 15.33