Quel documento del 2004 che prepara la cartolarizzazione n°1

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Le cartolarizzazioni potrebbero essere state preparate per tempo –quasi indotte- attraverso atti giudicati «illegittimi» che hanno avuto l'effetto di mettere sullo stesso piano tutti i creditori avvantaggiando quelli più grossi e potenti (leggi le cliniche private). Nello stesso tempo la Regione ha obbligato proprio i fornitori di beni e servizi delle Asl a rinunciare ai crediti accessori come gli interessi legali e dimora.
Ne è convinto l'avvocato Claudio Di Tonno, legale di alcune multinazionali che dovevano incassare somme milionarie risalenti al 2003 e che, a quanto pare, ha sconsigliato ai suoi clienti di aderire alla proposta della Regione di cartolarizzazione, promuovendo una azione giudiziaria per il recupero totale delle somme.
Non sono piaciute alcune clausole previste per tutti quei fornitori che avrebbero ceduto il loro credito alla Fira e che sarebbero state «illegali» e non convenienti per gli stessi privati.
Tanto che coloro che hanno rifiutato di cedere i loro crediti si dicono oggi soddisfatti per aver seguito dei consigli, ai tempi, contro corrente.
Le ditte in questione, infatti, hanno ricevuto il pagamento di quanto gli spettava senza decurtazioni, cosa che non sarebbe potuta accadere se avessero partecipato alla cartolarizzazione (cedendo il proprio credito).
Ci sarebbe stata precisa volontà di lanciarsi nell'operazione finanziaria della cartolarizzazione ai tempi della giunta di centrodestra, sembrerebbe l'idea che emergerebbe da alcuni indizi.
Di fatto la Regione avrebbe obbligato i direttori generali delle Asl a non pagare i debiti pregressi, cioè quelli prima del 2004 ma solo quelli correnti.
In buona sostanza -siamo nel 2004- chi contraeva un debito quell'anno veniva immediatamente pagato, chi, invece, protestava da anni per avere i suoi soldi era costretto ad aspettare il buon esito della cartolarizzazione.
Un provvedimento che avrebbe di fatto «abolito le preferenze dei creditori» che per legge hanno priorità a seconda del tempo e della qualità del proprio credito ad essere pagati.

IL DOCUMENTO CONTESTATO

Il documento contestato è datato 23 giugno 2004 e proviene direttamente dalla Direzione sanità della Regione a firma del direttore regionale Domenico Pacifico.
Nella nota inviata a tutti i manager della sanità abruzzese il direttore -facendo riferimento a pregressi incontri- raccomanda la necessità «tra l'altro già ribadito nel corso degli incontri» dall'allora assessore alla sanità, Vito Domenici, «di utilizzare le assegnazioni di cassa, disposte mensilmente da questa direzione, per gestione ordinaria e per la liquidazione esclusivamente di partite debitorie correnti, cioè partite a debito di competenza dell'esercizio 2004».
Il documento venne contestato fortemente da alcuni imprenditori che avevano crediti con le Asl abruzzesi.
Perno centrale della diatriba amministrativa diventa quella parola scritta nel documento originale in neretto con tanto di sottolineatura: «esclusivamente».
In pratica la Regione avrebbe obbligato le Asl a pagare solo i debiti del 2004 tralasciando quelli precedenti che sarebbero poi successivamente stati cartolarizzati.
Una discriminazione nei confronti dei creditori più vecchi e con priorità.
Così l'avvocato Claudio Di Tonno, in rappresentanza di alcune multinazionali che vantavano crediti risalenti all'anno 2003 per oltre € 3 milioni, scrive alla Regione e contesta punto per punto.
Secondo il legale la disposizione della Regione sarebbe «censurabile» in quanto inciderebbe sull'autonomia gestionale delle Asl «determinando di fatto un vero e proprio blocco dei pagamenti di tutte le forniture effettuate dai miei clienti».
«La disposizione regionale», scrive, «la cui gravità è evidente, è foriera di azioni legali con obbligo da parte delle aziende al pagamento di maggiori e cospicui oneri al titolo di spese legali e di interesse».
Secondo l'avvocato, infatti, rimandare ulteriormente il pagamento dei crediti più vecchi aumenterebbero le spese a carico delle Asl per il maggior importo degli interessi legali e di mora.
Nella sua lettera alla direzione regionale sanitaria l'avvocato giudica addirittura «illogica» la disposizione laddove privilegia il pagamento di debiti recenti rispetto a quelli più remoti.
In buona sostanza una disposizione che avrebbe creato un vero e proprio danno per le casse pubbliche mentre si potevano attuare scelte meno «pesanti» .
Nella nota di risposta della Regione al legale però quella parola precedentemente addirittura sottolineata («esclusivamente») diventa «prioritariamente» in qualche modo cercando di mitigare il senso della disposizione e forse ammettendo il presunto errore (anche perché in sede giudiziaria la Asl competente avrebbe pagato subito senza troppa opposizione).
La nota datata 10 novembre 2004 -controfirmata dall'assessore Domenici- spiega tra l'altro che il provvedimento è stato firmato «allo scopo di favorire sia la continuità gestionale corrente sia l'estinzione del debito pregresso mediante una operazione di cartolarizzazione».
E' dunque lo stesso Domenici ad ammettere come il provvedimento varato per bloccare il pagamento dei debiti anteriori al 2004 sia il presupposto per avviare la cessione dei crediti con l'operazione finanziaria.
L'ordine era dunque chiaro:pagare subito i nuovi debiti (2004), cartolarizzare quelli precedenti. Se l'ordine è stato rispettato resta da capire quali siano i debiti cartolarizzati nella seconda operazione (governo Del Turco) e quelli che si volevano far rientrare addirittura in una terza cartolarizzazione, poi mai varata.
Se in tutto questo vi sono state violazioni alla legge lo stabilirà probabilmente l'inchiesta penale aperta quasi due anni fa sulla quale sta lavorando la Guardia di finanza di Pescara non senza difficoltà.

LA PROPOSTA DI CARTOLARIZZAZIONE: MEGLIO RIFIUTARE

Poi arriva la proposta della Regione di partecipare alla cartolarizzazione.
L'avvocato contesta il ruolo della Fira che «non sarebbe stata delegata dall'allora giunta di centrodestra all'acquisto dei crediti né proposta per lo smobilizzo dei crediti» (questo tuttavia sarebbe vero solo per la seconda operazione finanziaria ndr).
Si contestano diversi punti che sarebbero «contraddittori» e «piuttosto vaghi» e non consentirebbero ai creditori di avere una piena informazione e certezza sulla soddisfazione del diritto di chi deve riscuotere.
«La proposta in esame», scrive l'avvocato, «non tiene conto che il pagamento indiscriminato dei crediti non appare legittimo in considerazione del fatto che vi sono somme aventi una destinazione vincolata in favore di specifiche categorie di creditori», scrive Di Tonno.
Ed è questo, forse, uno degli aspetti più delicati della vicenda perché se dovesse essere fondata la tesi dell'avvocato secondo la quale i crediti vadano qualitativamente distinti e che le somme rimesse dalla Regione hanno anche una destinazione vincolata, si aprirebbe «uno scenario inquietante»
Da ultimo, va detto che alla fine, per quanto ci è dato sapere, le multinazionali rappresentate dall'avvocato Di Tonno si sono viste pagate l'intera sorte capitale, gli interessi e le spese.
Privati - ben attrezzati- super soddisfatti. Meno tutti gli altri.

11/02/2008 11.18