Cartolarizzazioni sanità: giochi sofisticati e pericolosi senza trasparenza

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Alchimie finanziarie made in Abruzzo, giocattoli pericolosi: “vinci subito perdi poi”, rischi e costi elevati ma con grandi ricadute pratiche per gli ideatori che possono godersi anche il premio di immagine. Esperimenti finanziari prima, strumenti rodati poi. A pagare però sono e saranno sempre gli abruzzesi. In ballo, si sa, milioni di euro di debiti trasformati in "opportunità" che non ci scrolleremo di dosso tanto facilmente. E dietro tutto questo ipotesi di reato ancora tutte da chiarire.
Le complicate indagini della finanza vanno avanti nel solito silenzio ed è impossibile (ma anche inspiegabile) conoscere anche vaghe informazioni che sono di sicuro interesse pubblico. Anche perchè il tempo sta per scadere.
Moltissimi documenti sulle cartolarizzazioni dei debiti della sanità pubblica sono stati sequestrati quasi due anni fa ma alcuni di questi dovevano essere pubblicizzati proprio come presupposto delle operazioni finanziarie.
Le cartolarizzazioni (nient'altro che titoli finanziari, simili agli swap strutturati) sono operazioni nelle quali la Regione garantisce la solvibilità dei crediti dei fornitori di prestazioni e servizi delle Asl esternalizzati (dunque debiti delle Asl, e della Regione).
Questo agglomerato di crediti viene poi venduto e messo sul mercato, come fosse un mutuo che ha un costo ma permette di avere una somma immediatamente disponibile: con questa si pagano subito i creditori e si evitano ripercussioni (decreti ingiuntivi ecc) e la Regione poi restituirà con calma la somma anticipata maggiorata dei costi bancari.
Ma come vengono formati i debiti delle Asl, quali e quante prestazioni vi fanno parte?
E' questo uno dei punti fondamentali da sciogliere che per certi versi sta a monte della operazione finanziaria in senso stretto chiamata "cartolarizzazione".
Anche perchè sull'intero ammontare la finanza sta indagando e sospetta magheggi che potrebbero aver avvantaggiato i soliti imprenditori della sanità.
In pratica -se solo per ipotesi- quei crediti nei confronti dei fornitori fossero stati gonfiati sarebbe comunque in qualche modo molto complicato scoprirlo.
Certo bisognerebbe poter leggere la lista completa di questi crediti che guarda caso la Regione e la Fira si tengono invece ben stretti.
Eppure quella lista è la base, il fondamento dell'intera operazione finanziaria pubblica, se vogliamo il presupposto.
Invece, il documento è top secret e concesso solo a persone seriamente interessate a comprare i titoli e sotto contratto di riservatezza.
Ma come, i debiti della Asl sono affare segreto?

LA TESTIMONIANZA DELL'ESPERTO

Una testimonianza interessante sulla mancata trasparenza (che spesso è vero e proprio ostruzionismo) la fornisce Attilio Di Mattia, consulente finanziario abruzzese esperto in titoli strutturati.
«Alcuni mesi fa quando cercai informazioni per conto della mia banca su questi titoli», spiega Di Mattia, «mi fu detto di chiamare la Fira per riuscire a reperire la lista di crediti che i fornitori vantavano verso le Asl. Al tempo chiamai perchè ero contento di sapere che l'Abruzzo era così sofisticato da avere un ufficio che si occupava di titoli strutturati. Quando chiamai la Fira, furono molto scettici nel rilasciare informazioni dettagliate su questi crediti che sarebbero andati a far parte del collaterale, cioè parte integrante delle informazioni obbligatorie da fornire a chi vuole investire nel titolo. Sia la banca che la Fira evitarono i dettagli giustificandosi con il fatto che "tanto garantiva la Regione"».
«Comunque io quel titolo non lo comprai proprio per la mancanza di trasparenza».

LE DUE CARTOLARIZZAZIONI

Una prima cartolarizzazione è dell'aprile 2006 -sperimentata per la prima volta da Giancarlo Masciarelli a capo della Fira, governatore Pace di Centrodestra- denominata Annun I (D'Annunzio 1) di 327.375.000 euro attraverso la banca Caboto ed avente come administrator Bank of New York.
La seconda denominata Annun 2007-I ha lo stesso padre ma nasce con il governo del centrosinistra Del Turco-Mazzocca attraverso le banche Nomura ed Intesa San Paolo avente come collaterale 232milioni di euro e la trache A1 di 103 milioni di EURO

LA MAGIA: I DEBITI SPARISCONO DAL BILANCIO REGIONALE

La bravura di chi ha orchestrato e realizzato l'operazione è tanta.
Da una parte si cerca di uscire da una pesante situazione di indebitamento delle Asl (anni e anni di scellerate gestioni clientelari), dall'altra si deve cercare di trovare il prezzo più conveniente offerto dalle banche.
I debiti non diminuiscono, anzi aumentano e se non si troveranno metodi virtuosi nella sanità le cartolarizzazioni aumenteranno fino a generare debiti insolvibili che vogliono dire una sola cosa: il fallimento.
Ma un'altra utile ricaduta è quella della smobilizzazione dei debiti che non figurano più nel bilancio regionale e vanno invece nel bilancio finanziario della società che detiene il collaterale del titolo.
I debiti spariscono e al loro posto compare una voce che è la spesa annua per ripagare l'operazione e la cifra anticipata dalle banche.
Proprio come un mutuo: una fonte di finanziamento.
«La scelta che porta la giunta regionale», spiega Di Mattia, «a farsi prestare i soldi dalla banca sotto casa o andare sul mercato dei capitali e' vedere, contando tutti i costi impliciti ed espliciti, cosa sia più conveniente»

LA MAGIA 2: AUMENTANO LE SPESE PER LA REGIONE

Secondo l'analista con il primo titolo ANNUN-I si è resa piu' efficiente e dunque conveniente la soluzione adottata.
«Nel secondo caso (ANNUN 2007-1) e' stata una scelta obbligata», sostiene Di Mattia, «in quanto a mio avviso le cliniche private pressavano per essere pagate. Con il primo titolo la Regione ha preso i 327 milioni ed ha pagato le cliniche per le prestazioni e servizi che avevano messo in atto negli anni addietro, ma invece di pagare questi debiti con le tasse dei cittadini le ha pagate facendolesi prestare dal mercato dei capitali. Azione intelligente se i soldi realmente non ci stavano, per di piu' nel 2006».
Le cose sono cambiate in seguito ad una legge che ha stabilito che in caso di insolvenza della Regione non sarà più lo Stato a pagare. Questo ha da subito determinato un aumento del costo del debito della Regione che indirettamente si e' riversato sul titolo strutturato. Tanto e' vero che il titolo e' stato messo in lista d'allarme da Moodys per un downgrade (declassato)».
In questo caso è aumentato il tasso praticato alla Regione dal mercato dei capitali (da Euribor + 0.24% in sei mesi ad un margine su Euribor di + 0.30%).
«A conti fatti è costato 138 mila euro in piu' del titolo precedente solo per il fatto che la Regione e' stata declassata, poi contando i costi di strutturazione, legali e di piazzamento arriviamo a quasi 800 mila euro.

LA MAGIA 3: E SE LE PRESTAZIONI FOSSERO GONFIATE?

Il grande sospetto è che il monte dei debiti sia stato gonfiato.
Ci sono delle prestazioni che secondo il tariffario della Asl hanno prezzi diversi (tomografie assiali computerizzate (tac) o speciali ecografie che hanno prezzi diversi a seconda della patologia) e sembrerebbe che quelle più costose si ripetano spesso specialmente a Chieti, Pescara, Lanciano, Sulmona.Meno a Teramo.
Potrebbero essere state allora conteggiate prestazioni che non dovevano essere pagate ai privati (una stima approssimativa parlerebbe del 30%). Cosa che oggi nessuno più può controllare, tranne la finanza che indaga.
«Invito la giunta ad inviarmi la lista di crediti ed io dimostrerò cio' che ho teste' detto», dice Di Mattia lanciando una sfida che è essenzialmente una sfida alla trasparenza, dunque, democratica, cosa che evidentemente è mancata. «Caro assessore Mazzocca mostraci questa lista di accrediti richiesti dai fornitori».
Per la seconda cartolarizzazione i debiti della Asl di Pescara ammontano a 55 milioni, quelli di Chieti 82, L'Aquila 15, la Asl di Vasto ha cartolarizzato 23 milioni e Teramo altrettanti.

Alessandro Biancardi

04/02/2008 9.27