Sanità. Uil:«registriamo deboli segnali di cambiamento: si può fare di più»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Per la prima volta, nel bilancio di previsione si trova assegnata alla Sanità l’intera somma che il Cipe ha assegnato all’Abruzzo: 2 miliardi e 103 milioni di euro, cifra che per molti potrebbe essere commisurata ad assicurare livelli essenziali di assistenza. In passato, la Sanità non riceveva tutto il dovuto anche se spendeva molto più, accumulando debiti come si sa esorbitanti. Oggi i sindacati registrano una inversione di tendenza.
La Uil condivide questa scelta e giudica sbagliata la polemica di quanti dicono che la Sanità si mangia tutto il bilancio: «la Sanità si è mangiata il bilancio quando ha generato il debito, che grava su di noi», dice oggi il segretario Roberto Campo, «ma nessuno può pensare che in Abruzzo si possa garantire lo standard socio-sanitario con meno risorse del necessario. La drammatica carenza di risorse proprie della Regione è un problema strutturale, e come tale va affrontato, non più sottostimando il fabbisogno sanitario».
La Uil si dice d'accordo sulle quantità delle risorse, ma non sulla qualità del servizio sanitario regionale, che non sta garantendo un'assistenza adeguata e anzi sta ulteriormente deperendo.
«Si spende male»
«Se non si affronta questo problema, non si costruisce la nuova sanità vagheggiata nel Piano Sanitario», aggiunge Campo, «e si mette a rischio anche il risanamento. Non condividiamo l'atteggiamento rinunciatario della Giunta Regionale, che non va oltre i cambiamenti imposti dal piano di risanamento. Taglia i posti letto, perché lo prescrive il piano, ma non taglia la giungla di strutture, feudi e privilegi che rispondono a logiche di potere e non di salute. Soprattutto, mancano controlli adeguati: troppi fanno quello che vogliono. Si tagliano servizi, perché è più facile aver ragione di pazienti e lavoratori che di primari e dirigenti».
E l'elenco della Uil è lungo e comprende i mancati trasferimenti dall'ospedale al territorio, semplicemente, si impoverisce l'ospedale.
Il sindacato pone l'attenzione sulla mancanza di un piano regionale di trasformazione del sistema sanitario: «non c'è un percorso credibile che porti dalla situazione attuale, insoddisfacente, alla realizzazione degli obbiettivi del Piano Sanitario».
Si chiede alla giunta allora di «non limitarsi all'applicazione del piano di risanamento dei conti, ma si doti di un piano di effettiva trasformazione del sistema. Inoltre, la pesante diminuzione di risorse per il sociale va in controtendenza rispetto all'obbiettivo di realizzare l'intreccio socio-sanitario».
La Uil condivide anche l'obbiettivo del riordino della riabilitazione e lungo-degenza contenuto nel Piano Sanitario, ma esprime preoccupazione per il regime intermedio, che continuerà ad appoggiarsi sul privato in attesa che il pubblico venga messo in condizione di svolgere queste attività, da sempre in Abruzzo appannaggio del privato: «temiamo che, come spesso accade, il provvisorio diventi più definitivo del definitivo. Condividiamo la scelta di istituire il Punto Unico d'Accesso e l'unità di valutazione, ma chiediamo tempi e modi per ciascuna ASL».
«Non accettiamo», ha aggiunto Campo, «la mancata applicazione di due accordi sindacali: quello del luglio scorso con il Ministro Turco, che prevedeva l'apertura di confronti triangolari Regione-Asl-Sindacato sugli organici e le razionalizzazioni di spesa (ad oggi, è partita, con fatica, solo la ASL di Pescara) e quello con l'Assessore alla Sanità sulla cancellazione del ticket farmaceutico».
Già la cancellazione del ticket….

17/01/2008 9.42