Rc:«Aumento dell’occupazione? Macchè, aumentano i precari»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «I dati sulla situazione occupazionale in Abruzzo forniti dalle rilevazioni ISTAT e relativi all'andamento del terzo trimestre 2007 vanno letti e soprattutto interpretati con rigorosa obiettività e non enfatizzati ad uso di cucina politica interna come appare dal coro di compiacimento e sfrenato ottimismo che risuona retoricamente da molte dichiarazioni rese alla stampa da esponenti politici di primo piano della nostra realtà regionale».
Grande risalto hanno avuto oggi su diversi quotidiani i numeri relativi alle statistiche sul lavoro in Abruzzo. Ed i dati parlano di un «aumento dell'occupazione». Peccato che nessuno si sia domandato di che tipo di occupazione si tratti e che tipo di lavori siano effettivamente.Una domanda che sembrava obbligatoria visti i recenti sviluppi di cronaca sulla carenza di sicurezza nei posti di lavoro. Numeri freddi che devono fare i conti con la realtà fatta di irregolarità, poca sicurezza e sfruttamenti.
Così interviene oggi Rifondazione Comunista a frenare l'ondata di entusiasmo.
«Il bilancio vero», spiega i segretario Marco gelmini, «andrà fatto sui dati dell'annualità 2007 e non di un solo trimestre, il terzo di cui ci riferisce l'Istat, e la stima annuale che è possibile prevedere oggi è che in Abruzzo i posti di lavoro crescono ma ad un tasso nettamente più contenuto. Dopo di che sarà bene depurare il dato quantitativo dei “nuovi posti di lavoro” delle massicce regolarizzazioni di immigrati avvenute ed in corso nel 2007 in Abruzzo, regolarizzazioni che portano in trasparenza un'occupazione già esistente che viene legalizzata e non già una “nuova occupazione”».
Sempre sui dati quantitativi, secondo Rc, c'è poi da verificare l'entità complessiva del monte ore lavorativo annuo 2007 rispetto al dato 2006. Operazione questa fondamentale per accertare se davvero cresce l'economia e l'occupazione in Abruzzo, o piuttosto i cosiddetti nuovi posti di lavoro sono fondamentalmente una sostituzione di occupazione a tempo indeterminato con occupazione a tempo parziale e determinato, cioè se siamo in presenza o meno, come teme la stessa Rifondazione, di una semplice moltiplicazione dello stesso paniere di “pane e pesci” tra più soggetti lavorativi.
«C'è infatti da mettere in relazione i “nuovi posti di lavoro”», piega ancora Gelmini, «con la crescita continua e patologica, ormai in Abruzzo, degli avviamenti al lavoro a carattere flessibile e precario; tenendo in considerazione che in Abruzzo i cosiddetti lavori “non standard” hanno raggiunto nel 2006 il 56% del totale degli occupati e che, sempre nel 2006, l'86% degli avviamenti al lavoro in Abruzzo sono avvenuti con rapporti di lavoro flessibili e precari condannando dunque in particolare i giovani e le donne lavoratrici della nostra regione a condizioni di lavoro pesanti e sprovviste di tutele, a retribuzioni miserevoli, avvilente e continua ricattabilità occupazionale».

21/12/2007 14.54