Commercio: La Destra: «il 6 abroghiamo la legge scandalo»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il coordinatore Regionale de La Destra, Benigno D'Orazio, torna all'attacco sulla questione della liberalizzazione delle licenze ai centri commerciali e chiede di abrogare la legge nel corso del prossimo consiglio regionale. Anche Cisl e Fisascat sono in rivolta. CONFCOMMERCIO E SINDACATI: ULTIMATUM ALLA REGIONE IL SUPERMERCATO DELLE PROTESTE  
«Il Consiglio Regionale deve sfruttare la prossima seduta per mettere fine a questo autentico scandalo sia nei contenuti - la liberalizzazione selvaggia del commercio che metterebbe in ginocchio la piccola e media distribuzione -, sia nel metodo poichè questo articolo è stato approvato senza che il Consiglio Regionale ne conoscesse i contenuti».

«Tuttora», sostiene D'Orazio, «non si capisce bene da chi sia stato votato questo provvedimento visto che in questi giorni tutte le forze politiche ne hanno preso giustamente le distanze. Malgrado la mia ferma protesta in Aula questa legge che doveva servire solamente per disciplinare gli orari e le aperture domenicali dei negozi è divenuta una sorta di cavallo di Troia con il quale sono entrati dalla porta principale gli accordi di programma che potrebbero consentire a qualsiasi sindaco di far aprire un iper sul proprio territorio con un contratto diretto con gli imprenditori».
Una situazione che l'esponente de La Destra definisce «assolutamente vergognosa» e per questo motivo ha richiesto al presidente del Consiglio Regionale Marino Roselli di integrare l'Ordine del Giorno della Seduta del 6 Novembre con l'annullamento di quella Legge «in quanto approvata e votata in circostanze a dir poco scandalose»

LA RIVOLTA DEI SINDACATI

«Le modifiche apportate il 23 ottobre dal consiglio regionale abruzzese alla legge regionale n. 25 del 24 luglio 2006, che determina una liberalizzazione selvaggia per l'insediamento di nuovi grandi centri commerciali e amplia in modo indiscriminato gli orari e le aperture degli esercizi, rappresenta un atto unilaterale che va nella direzione opposta a quella indicata dalla Cisl d'Abruzzo e dalla federazione di categoria della Fisascat, che rappresenta i lavoratori del commercio in Abruzzo».
Il provvedimento secondo i sindacati «va immediatamente ritirato, per consentire l'apertura di una fase concertativa sulla legge di riordino del settore, licenziato dalla Giunta e inviata alla commissione competente».
La modifica operata che demanda ai singoli comuni la decisione di nuove autorizzazioni commerciali di grandi superfici, «prescinde», sostengono Cisl e Fisascat, «da qualsiasi analisi del territorio. In alcune aree, quale quella che va da Silvi a Francavilla e che attraversa le province di Teramo, Pescara e Chieti, la densità di metri quadrati di attività commerciali in rapporto alla popolazione residente è fra le più alte d'Italia. Quindi, senza una visione complessiva del fenomeno si rischia di avviare iniziative imprenditoriali che non trovano poi un riscontro di fattibilità economica e che vanno a determinare un impoverimento del territorio stesso e dei lavoratori che ne restano coinvolti».

05/11/2007 10.53

CONFCOMMERCIO E SINDACATI: ULTIMATUM ALLA REGIONE

Confcommercio della provincia di Chieti, Cgil, Cisl, Uil e Ugl, pur mantenendo le distanze relativamente alla vertenza legata al rinnovo del contratto collettivo nazionale di categoria del terziario, si sono riunite questa mattina nella sede della Confcommercio a Chieti per fare il punto sulle modifiche alla legge regionale che di fatto ha liberalizzato l'insediamento dei centri commerciali della grande distribuzione organizzata.
All'incontro, oltre al presidente della Confcommercio Angelo Allegrino e al direttore Vincenzo D'Alessandro, sono intervenuti Andrea Gagliardi (Cgil), Mario Miccoli (Cisl), Antonio Cardo (Uil) e Leonardo Di Gregorio (Ugl).
Tutti concordi nel definire «disastrosa» la normativa che la Regione Abruzzo si appresta a rendere operativa.
E ciò per molteplici ragioni, che toccano gli interessi sia degli operatori commerciali, sia dei lavoratori.
In provincia di Chieti, ad esempio, la grande distribuzione organizzata versa già in condizioni di difficoltà, legate soprattutto all'eccessiva concentrazione di centri commerciali in un'area relativamente ridotta.
Questo impedisce attualmente la stabilizzazione dei lavoratori già inseriti nelle piante organiche, con una diffusione sempre crescente della precarietà e continue richieste, da parte delle aziende, di aumentare la flessibilità.
«E' facile dunque immaginare – hanno sottolineato i sindacati – cosa accadrebbe se dovessero aprire nuovi ipermercati: assisteremmo ad una proliferazione incontrollata di contratti a chiamata, contratti weekend e quindi ad un ulteriore aumento della precarietà che riguarda soprattutto i giovani».
Confcommercio e sindacati hanno inoltre stigmatizzato la totale assenza di concertazione con la Regione su un tema tanto delicato che rischia di pregiudicare i già fragili equilibri del comparto.
«E' indecente – ha aggiunto Allegrino – che non si sia pensato neppure lontanamente di chiedere il nostro parere, in spregio alla tanto sbandierata collaborazione con le associazioni di categoria di cui i politici amano tanto parlare».
Al termine dell'incontro si è deciso di dare una sorta di ultimatum alla Regione Abruzzo affinché venga ritirata la normativa contestata.
«Se entro il 20 novembre – ha continuato Allegrino – ciò non dovesse accadere, siamo pronti ad organizzare manifestazioni di protesta in collaborazione anche con i sindacati. Se invece l'amministrazione regionale dovesse decidere di fare marcia indietro, siamo pronti ad aprire un tavolo di confronto su questa tematica a condizioni ben precise: non abbiamo infatti alcuna intenzione di svendere un comparto che rappresenta uno dei settori trainanti della nostra economia».
Contemporaneamente questa mattina a Chieti si è riunita anche la giunta esecutiva della Confcommercio provinciale, in cui si è deciso di promuovere – in collaborazione con le altre Confcommercio abruzzesi – ogni iniziativa utile ad ottenere l'immediata abrogazione del provvedimento regionale sulla grande distribuzione.

05/11/2007 14.11