An:«Ecco tutte le contraddizioni del piano sanitario regionale»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Questa mattina An è ritornata a criticare il piano sanitario regionale. «Sono diversi gli elementi che andrebbero rivisti ed approfonditi, a cominciare dai modelli di riorganizzazioni proposti completamente avulsi dalla realtà», ha detto il capogruppo Fabrizio Di Stefano. «Il piano», ha aggiunto Alfredo Castiglione, «si prospetta fortemente aspecifico e generalistico, riducendosi ad un'elencazione di ipotesi metodologiche che potrebbero essere adattate ad un qualsiasi piano sanitario, di una qualsiasi regione». FONDI AI CENTRI PUBBLICI DI PROCREAZIONE ASSISTITA

L'AQUILA. Questa mattina An è ritornata a criticare il piano sanitario regionale. «Sono diversi gli elementi che andrebbero rivisti ed approfonditi, a cominciare dai modelli di riorganizzazioni proposti completamente avulsi dalla realtà», ha detto il capogruppo Fabrizio Di Stefano.
«Il piano», ha aggiunto Alfredo Castiglione, «si prospetta fortemente aspecifico e generalistico, riducendosi ad un'elencazione di ipotesi metodologiche che potrebbero essere adattate ad un qualsiasi piano sanitario, di una qualsiasi regione».



FONDI AI CENTRI PUBBLICI DI PROCREAZIONE ASSISTITA

In esso, inoltre, mancherebbe qualunque giustificativo delle ipotesi di riordino.
I due consiglieri criticano anche il modo in cui si affronta l'istituzione delle aziende ospedaliere universitarie di Chieti e L'Aquila, al quale sarebbe stata dedicata solo una pagina delle 334 del piano, e in cui non si fa riferimento all'impatto delle due aziende sui costi della sanità regionale e alle linee guida per i protocolli d'intesa tra Regione ed Università.
Per Di Stefano e Castiglione, il Piano «non spiega come avverrà l'accorpamento delle Asl, se la sanità territoriale ricadente nelle Asl di Chieti e L'Aquila verrà anch'essa accorpata. Altro elemento di criticità è rappresentato dalla mancanza di una «realistica» riorganizzazione dell'assistenza ospedaliera, come dimostrano i piccoli ospedali.
«L'istituzione delle Aziende Ospedaliere-Universitarie di Chieti e l'Aquila, pur rappresentando, per una regione di piccole dimensioni come l'Abruzzo», hanno spiegato i consiglieri di An, «una delle innovazioni più significative nel processo di riordino del sistema sanitario regionale – al di là delle valutazioni sulle ricadute che esso potrà avere – non trova quasi per nulla riscontro nel Piano Sanitario Regionale. È sconcertante rilevare che a fronte di un Piano Sanitario di ben 334 pagine, solo una pagina è dedicata all'istituzione delle due AOU. Ancor più sorprendente è che il loro processo costitutivo (forse) ed il conseguente nuovo riordino della rete ospedaliera è demandato a due Conferenze di area, una per l'Azienda Ospedaliera Universitaria di Chieti e l'altra per l'AOU di l'Aquila, come se la costituzione di ciascuna AOU impattasse esclusivamente su quella metà della regione che la comprende territorialmente e non su tutto l'Abruzzo».
Le stesse Conferenze di area vengono definite solo in merito alla loro composizione, e non in relazione alle funzioni, solo vagamente menzionate.
Non meno grave è l'aver liquidato «in sole “otto righe” l'accorpamento delle ASL». «Come verrà fatto? La sanità territoriale ricadente nelle ASL di Chieti e L'Aquila verrà anch'essa accorpata? Non ci sono risposte in tal senso».

ACCORPAMENTO DEGLI OSPEDALI E PIANI DI ZONA

Per quanto riguarda gli accorpamenti degli ospedali Alleanza nazionale è convinta che debbano essere valutati e studiati i casi nella loro specificità evitando regole generali che potrebbero creare effetti negativi e incontrollabili.
Per l'attivazione di alcuni servizi previsti per l'Ospedale del Territorio (es. day hospital, day surgery, one day surgery, day service, pacchetti ambulatoriali complessi) si prevedono investimenti consistenti, che non sono valutati nel documento.
«Questo piano sanitario», ha chiarito Di Stefano, «affida pericolosamente ai singoli direttori di distretto la predisposizione dei piani aziendali creando così, a fronte di esigenze della popolazione sostanzialmente omogenee, una sanità a diverse velocità in funzione della capacità/competenza dei singoli amministratori. E' impensabile, infatti, che ogni 60.000 abitanti, aggregati su basi esclusivamente geografiche, si possano prefigurare quadri esigenziali così sostanzialmente differenti da diversificare i vari piani. Si prospetta una perversa proliferazione di Comitati e Commissioni, a partecipazione diffusa di personale medico, delle professioni sanitarie e di personale non sanitario, che si sovrastrutturano all'esistente causando un aumento significativo della complessità organizzativa delle strutture aziendali, al quale non corrisponde alcun riscontro di miglioramento dell'efficienza/efficacia/qualità dei servizi erogati e un aumento significativo dell'impegno del personale, che viene distolto dalla sua funzione primaria di “erogazione di un servizio”».

A partire dai prossimi giorni Alleanza Nazionale farà partire una campagna di sensibilizzazione e di partecipazione utile a delineare una proposta alternativa al piano predisposto dal centro-sinistra.
Già sono in programma incontri a Giulianova, Casoli, Guardiagrele e Atri.
Alla conferenza ha preso parte anche il consigliere regionale dell'Italia del centro, Giorgio De Matteis, il quale ha sottolineato la «totale disomogeneità dei provvedimenti sin qui assunti nel settore sanità: infatti la legge regionale 6/2007, cioè il piano di riordino della rete ospedaliera, gli atti aziendali delle ASL e il nuovo Piano Sanitario viaggiano ognuno per proprio conto senza alcuna certezza che essi siano armonizzabili; a fronte di una presunta riduzione dei costi proliferano le unità ospedaliere semplici e quelle complesse e non si conoscono le reali intenzioni dei vari manager circa la congruità di quanto stabilito in linea teorica rispetto a quanto accadrà realmente».
«È per questo – ha inoltre riferito De Matteis – che abbiamo chiesto alla presidente della commissione sanità di farci avere una valutazione chiara e puntuale sulla rispondenza ad un unico principio e ad una comune strategia delle iniziative intraprese».

02/11/2007 14.34

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FONDI AI CENTRI PUBBLICI DI PROCREAZIONE ASSISTITA

A beneficiare dei fondi saranno solo i centri pubblici di procreazione medicalmente assistita.
Le risorse, di provenienza statale sulla base delle legge 40 del 2004, ammontano ad oltre 148 mila euro e sono aggiuntive rispetto a quelle regionali.
Tali finanziamanti, che lo Stato ha previsto in tre annualità, sono della stessa entità dell'anno precedente e di quella della prima annualità.
«Si tratta di fondi che vengono destinati ai tre centri per la procreazione medicalmente assistita delle Asl di Chieti, L'Aquila e Pescara», ha spiegato l'assessore Mazzocca, «in base a due criteri: per il 50% il finanziamento viene suddiviso in parti eguali e per il restante 50% sulla base dell'attività svolta nell'anno precedente. Il monitoraggio delle attività ha riguardato, invece, tutti e cinque i centri presenti sul territorio regionale, quindi anche i due privati. In merito, poi, alla regolamentazione dei Centri di Riferimento Regionali (CRR), che la Giunta ha deliberato sempre nell'ultima seduta, si fa presente che riguarda i centri già esistenti e quelli che lo diventeranno a seguito di certificazione, quindi senza alcuna preclusione di carattere territoriale. Si tratta di strutture che saranno parte integrante del Piano Sanitario regionale».
Un provvedimento che si lega al Piano di riordino della rete ospedaliera, nel contesto delle azioni che dovrebbero migliorare il livello qualitativo dei servizi e delle attività degli operatori che, nel tempo, hanno sviluppato profili professionali di alto livello.

02/11/2007 14.56