Via libera ai centri commerciali, Confcommercio rompe con la Regione

Alessandro Biancardi

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Via libera ai centri commerciali, Confcommercio rompe con la Regione
ABRUZZO. Il colpo di mano proposto dai “soliti ignoti” ed approvato dal Consiglio Regionale, che ha così anteposto gli interessi particolari a quelli generali, ha destato la rabbia anche di Abruzzo Confcommercio. Immediatamente, nella mattinata di oggi, sono stati convocati i massimi vertici della organizzazione per stigmatizzare un comportamento arrogante della Regione. …E GLI ARTIGIANI NON SONO DA MENO:«CONFRONTO UGUALE A ZERO»
Presenti all'incontro il Presidente della Confcommercio di Pescara, Ardizzi Ezio, il Presidente della Confcommercio di Chieti, Allegrino Angelo, il Presidente della Confcommercio dell'Aquila, Donatelli Roberto, il Presidente della Confcommercio di Teramo, Di Sante Giandomenico, il Direttore della Confcommercio di Pescara, Orlando Ernesto, il Direttore della Confcommercio di Chieti, D'Alessandro Vincenzo ed il Consulente di Abruzzo Confcommercio, Delli Castelli Guido.
«In barba alla più semplice concertazione», denuncia l'Organizzazione dei commercianti, «la Regione Abruzzo ha legiferato su delicatissimi argomenti senza farsi carico di ascoltare, dalla viva voce delle Categorie interessate (e Abruzzo Confcommercio è tra le più rappresentative), i problemi che stanno minando l'equilibrio economico–finanziario delle piccole e medie imprese».
«Sta di fatto», sostiene Abruzzo Confcommercio, «che mentre le Regioni Piemonte, Marche, Frulli-Venezia Giulia, Puglia e Sardegna hanno sospeso con un articolo di legge le autorizzazioni alla grande distribuzione, la Regione Abruzzo ha selvaggiamente liberalizzato il settore, non tenendo in alcun conto il rapporto sbilanciato in favore della superficie dei grandi insediamenti commerciali rispetto alla piccola e media impresa».

Oltre all'inganno la beffa: tale liberalizzazione secondo l'organizzazione sarebbe stata forzatamente attuata senza aver effettuato un monitoraggio dell'esistente, attraverso la messa in funzione del preposto “Osservatorio sul Commercio”, organismo già previsto sin dal lontano 1999 dalla stessa normativa nazionale e regionale e mai messo in funzione.
«Il grave stato di confusione nei rapporti con la Regione», sostiene l'Associazione, «è talmente deteriorato che oggi non è più possibile individuare l'Autorità competente regionale con cui dibattere i provvedimenti, se non, ahimè, dopo la loro adozione. Ma con chi si interfacciano il Presidente della Giunta, gli Assessori competenti, i Presidenti delle Commissioni Consiliari?

La “concertazione”, tanto sbandierata nel corso della presentazione dei programmi elettorali dell'attuale maggioranza, dove è stata riposta? Ha forse timore la Regione di rappresentare le proposte alle Categorie, per evitare che nessuno possa interferire? Si hanno veramente a cuore i problemi della piccola e media impresa, sempre professati a parole e mai difesi e attuati nei fatti? Si ha forse il timore di fare funzionare l'Osservatorio sul Commercio, per evitare di portare a conoscenza i dati reali della distribuzione commerciale in Abruzzo?»
Per tali motivi l'Assemblea di Abruzzo Confcommercio ha dato mandato al suo Presidente Ardizzi di «interrompere i rapporti con la Regione sino a quando la stessa non adotterà sistemi di concertazione “reali” con le categorie interessate e, nel particolare, non abroghi gli ultimi provvedimenti sul commercio adottati».
L'Assemblea ha poi deciso da subito lo stato di agitazione regionale, non esclusa l'organizzazione di tutta una serie di manifestazioni di protesta compresa l'occupazione della sede del Consiglio.


SINTESI DELLE MODIFICHE ADOTTATE DAL CONSIGLIO REGIONALE NELLA SEDUTA DEL 23 OTTOBRE U.S.

Le modifiche apportate alla normativa vigente del Settore Commercio nella seduta del Consiglio Regionale del 23/10/2001 riguardano:

1) Orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali
Il secondo comma della L.R. n° 25/2006, riguardante gli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali, prevedeva che le deroghe alla chiusura domenicale e festiva non potessero superare il numero massimo di ventotto giornate, individuate dai Comuni sentite le Organizzazioni delle imprese commerciali, dei consumatori e dei lavoratori dipendenti.
Alle ventotto giornate potevano essere aggiunte al massimo altre tre giornate di deroga in occasione di particolari eventi, manifestazioni religiose ecc.
La modifica apportata amplia la deroga alla chiusura da 28 a 41 giornate domenicali o festive, a cui vanno aggiunte sei specifiche giornate (Capodanno, Pasqua, 25 Aprile, 1 Maggio, 25 e 26 Dicembre), oltre alle tre giornate già previste per particolari eventi.

2) le autorizzazioni all'apertura di esercizi commerciali della grande distribuzione
Il primo comma dell'art. 10 della L.R. n° 62/1999 prevedeva, in aggiunta all'accorpamento degli esercizi esistenti, la possibilità dell'apertura in tutto il territorio abruzzese di cinque esercizi commerciali della grande distribuzione, dislocati uno per ciascuno in cinque Aree ben individuate.
La dimensione massima della superficie di vendita era stabilita in 8.000 mq.
La modifica e l'integrazione apportate prevedono la possibilità di apertura di grandi strutture di vendita e di esercizi specializzati del settore non alimentare qualora coesistono le seguenti condizioni:
a) sono relativi ad esercizi commerciali a grande fabbisogno di superficie nei quali almeno il 90% della superficie di vendita sia relativo alle seguenti categorie: autoveicoli, motoveicoli, nautica, mobili, arredamento, illuminazione, casalinghi, legnami, materiali edili, giardinaggio, fino ad una superficie di vendita massima di 18.000 mq;
b) si collocano in aree di interesse di più comuni e/o province, servite da un sistema viabilistico di livello superiore o autostradale;
c) si riferiscono ad attività aventi un bacino di vendita di livello regionale, derivante dall'unicità e dall'ampiezza dell'offerta proposta;
d) si perfezioni un “accordo di programma”, o altro istituto equivalente, con il Comune competente che, in tale ipotesi, rilascia direttamente l'autorizzazione commerciale;
e) garantiscono fin dall'apertura, pena la revoca dell'autorizzazione stessa, l'assunzione di dipendenti, con impegno a trasformare a tempo indeterminato il contratto di lavoro di almeno il 70% degli assunti.

Ancora più devastante risulta, poi, la modifica al primo comma dell'art. 79 della L.R. n° 34/2007 (legge così detta Omnibus), che va ad estendere anche “all'Accordo di Programma”, la deroga prevista per il PRUSST approvato dal Consiglio Comunale, che automaticamente include nel suddetto PRUSST la possibilità di rilascio dell'autorizzazione comunale per la grande distribuzione, senza seguire la normativa e la procedura prevista dalla L.R. di settore n° 62/1999 (Conferenza di Servizi).


27/10/2007 13.52
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…E GLI ARTIGIANI NONSONO DA MENO:«CONFRONTO UGUALE A ZERO»


Le organizzazioni abruzzesi dell'artigianato e della piccola imprese continuano ad esprimere la loro forte preoccupazione e il loro disagio per lo stato dei rapporti con l'ente Regione.
«Il confronto – ci sia permesso l'eufemismo», dicono Cna, Confartigianato, casartigiani e Claai, «è ridotto ai minimi termini, come in pochi altri momenti di vita dell'istituto regionale. La parola “concertazione”, sbandierata nei pubblici convegni e nei documenti ufficiali, è stata ridotta dall'attuale governo regionale a una scatola vuota: di fatto, i luoghi delle decisioni sono altri, e alle organizzazioni d'impresa si chiede solo di ratificare a cose fatte scelte non condivise. Una logica cui le organizzazioni dell'artigianato promotrici di questa iniziativa dichiarano sin da ora di rifiutare nei mesi a seguire anche a costo di ritirare le proprie sigle da tutti i tavoli di confronto e concertazione».

Infatti, guardando i dati dell'andamento della categoria (riferiti al saldo tra iscrizioni e cancellazioni) al primo semestre 2007, si registrano perdite pesanti in quasi tutti i settori: Tac –30, Legno e Mobili –17, Plastica –11, manutenzioni e riparazioni autoveicoli e beni personali –103, Trasporti –30, Servizi –15, con un piccolo saldo attivo solo per alimentari (+20) e metalmeccanici (+13).
La parte da leone continua a farla l'edilizia, che con un +286, rappresenta oltre il 200% del saldo attivo (+118) realizzato dall'albo tra iscrizioni e cancellazioni.
«Un settore nel quale», dicono i rappresentanti,«ai problemi di natura generale che questi dati fotografano in modo netto, si sommano alcune discutibili scelte della Giunta regionale, che finiscono con il mettere in ginocchio alcuni degli istituti di riferimento del nostro mondo, come la Commissione regionale e le Commissioni provinciali per l'artigianato, ormai di fatto svuotate dalla Regione del loro significato e dei loro compiti senza aver immaginato alcun organismo alternativo. Un atteggiamento che si riflette nella stasi del disegno di legge di riforma del settore, pure invocato unitariamente e a gran voce da tutte le organizzazioni del settore».

COMMISSIONI PROVINCIALI E REGIONALE PER L'ARTIGIANATO CANCELLATE

Per le Commissione regionale e commissioni provinciali per l'artigianato la Regione ha scelto la via della «messa in liquidazione “silenziosa”».
«Senza che nessuno l'abbia mai davvero nè decisa, né decretata, né tantomeno mai concertata con le parti sociali interessate», spiegano gli artigiani, «per farlo, la Regione ha scelto la via della cancellazione dei già esigui gettoni di presenza (nell'ordine dei 35 euro lordi) assegnati agli imprenditori artigiani che fanno parte delle Cpa, dimostrando così di non tenere in nessun conto l'apporto che gli artigiani coinvolti nelle commissioni hanno dato, sin dal lontano 1956, all'affermazione del ruolo che l'artigianato riveste nella società. Non è certo per l'esiguo valore del gettone soppresso che gli artigiani dicono no. Gli artigiani, non sono d'accordo con il provvedimento per la sottovalutazione in esso contenuto relativamente agli impegni e alle responsabilità richiesti dalla funzione».

LA LEGGE QUADRO SULL'ARTIGIANATO, RIFORMA NEL CASSETTO

«In questo quadro, preoccupa il silenzio tombale caduto sulla riforma delle legge quadro regionale», accusano ancora gli artigiani, «un provvedimento, pure, particolarmente atteso dal nostro comparto, alle prese più di altri con una forte crisi della propria capacità di competere, e per questo bisognoso di uno strumento in grado di promuovere l'internazionalizzazione delle piccole imprese, di rispondere alle crescenti esigenze di capitalizzazione che pongono, anche alla luce dei vincoli posti dalle nuove regole di Basilea II, di veder riconoscere e rafforzare il ruolo delle cooperative di garanzia e dei consorzi fidi. Chiediamo alla Giunta regionale di licenziare al più presto il provvedimento previa condivisione con le Associazioni dell'artigianato, per arrivare a una nuova legge regionale entro e non oltre la fine del 2007».

L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA FISCALE SULLA PICCOLA IMPRESA

«Con le altre organizzazioni d'impresa, è ormai giunta a una dimensione non più sostenibile la pressione fiscale esercitata sulle piccole imprese abruzzesi, a causa dell'imposizione di una addizione Irpef e Irap provocata dai debiti della sanità. Gli oltre 260 milioni di euro sin qui pagati da imprese e famiglie nei primi due anni di applicazione hanno determinato una ulteriore, grave perdita di competitività delle nostre aziende. Tanto più che l'aliquota applicata va riferita sia al costo del lavoro, sia all'indebitamento e, quindi, all'esposizione finanziaria delle piccole imprese. Senza contare, come del resto già sottolineato nel documento sottoscritto con le altre associazioni d'impresa, che la riduzione della domanda interna, con l'aumento delle aliquote IRPEF, costituisce un ulteriore colpo al nostro tessuto imprenditoriale, in quanto la maggior parte delle nostre piccole e micro imprese basano il loro mercato proprio sulla domanda interna».


GLI ENTI DA TRASFORMARE

Gli enti regionali vanno riportati alla loro essenziale funzione di servizio.
Le organizzazioni dell'artigianato sosterranno in tutte le sedi «quanti si battono per una radicale riduzione e semplificazione degli enti, come quelli per la gestione delle risorse idriche (che portano una vasta responsabilità per la crisi d'estate che ha gettato ulteriormente in difficoltà, nell'area territoriale più grande della Regione, quella Chieti-Pescara, decine di Pmi), dello smaltimento dei rifiuti. Organismi la cui moltiplicazione determina tra l'altra un aumento delle tariffe praticate nei confronti degli utenti».

02/11/2007 9.25