Interrogazione sulle operazioni di swap della Regione Abruzzo

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La polemica sugli swap, le operazioni finanziarie degli enti pubblici legate ad incognite e rischi elevatissimi, arriva anche in Regione. C’èinfatti il fondato pericolo che l’indebitamento si combatta con misure finanziarie che non facciano altro che accrescere i debiti in una spirale senza fine.

Nella vicenda nazionale, oggetto d'indagini giornalistiche e della magistratura, dell'indebitamento complessivo delle Regioni per la corsa ai derivati – circa 10,5 miliardi di €uro secondo la Corte dei Conti – non è estranea la Regione Abruzzo che con un debito di 805 milioni di euro, il 76,3% del debito complessivo, si piazza al 4° posto in una classifica nazionale dietro a grandi Regioni come la Campania ( 2.714 miliardi ), il Piemonte ( 1.856 miliardi ), il Lazio ( 1.270 miliardi ), ma che diventa la prima in assoluto in rapporto al numero degli abitanti, all'incidenza sul bilancio regionale ed al peso sulle tasche dei contribuenti abruzzesi.
A spostare l'attenzione su questo argomento è il capogruppo Udc in Consiglio Regionale, Mario Amicone che commenta: «un bel piazzamento, complimenti al Presidente Del Turco per il “primato” conquistato, dopo aver speso ed impegnato significative risorse finanziarie, umane e di tempo per fare chiarezza sul bilancio regionale e soprattutto sul bilancio della Sanità che a tutt'oggi non è dato ancora sapere quanti debiti produce».
«Un fenomeno, quello della ricerca oltre i limiti di facili finanziamenti per apparire innovativi attraverso prodotti finanziari onerosi e rischiosi», sostiene Amicone, «che sta interessando alcune Procure della Repubblica e non da oggi il Governo Nazionale ( Vedi leggi Finanziaria ) per la presenza in tali operazioni di mediatori e procacciatori d'affari, per i facili guadagni alle Banche incaricate, spesso senza gare d'appalto, del collocamento e per verificare la consapevolezza o meno da parte degli amministratori pubblici degli enormi rischi a carico dei bilanci regionali e dei contribuenti».
Per questo Amicone ha presentato un'interrogazione a risposta scritta per conoscere i dettagli dell'ammontare complessivo dell'enorme capitale swappato dalla Regione Abruzzo, per sapere se c'è qualche relazione con l'improvvisa incapacità all'indebitamento – mutui – per finanziare opere pubbliche e infrastrutture e per sapere se lo stesso Presidente Del Turco nel fare trionfali dichiarazioni dopo il completo collocamento di obbligazioni da parte della Deutche Bank per il Porto di Ortona «le banche sanno fare bene i conti ed hanno accertato l'affidabilità finanziaria della Regione Abruzzo» era a conoscenza che «stava giocando ad una roulette dove vince sempre il banco, cioè la banca, e non il giocatore sprovveduto, cioè Del Turco, che giocava, tra l'altro, con i soldi dei cittadini abruzzesi e non con i suoi».
«Mi meraviglia che il consigliere Amicone che ha tanto a cuore la situazione di indebitamento della Regione Abruzzo non ricordi che praticamente tutti i "derivati" che oggi sono a carico della Regione Abruzzo sono stati stipulati dalla precedente legislatura nel corso della quale Amicone, assessore in carica per ben 5 anni, non si è accorto di ciò che approvava».
E' la risposta dell'assessore D'Amico alla dichiarazione rilasciata ieri dal consigliere regionale Mario Amicone a proposito dell'indebitamento delle regioni.
Inoltre, l'assessore D'Amico, attraverso i suoi uffici, tiene a precisare che «a decorrere dall'anno 2000 la Regione Abruzzo ha effettuato emissioni di prestiti obbligazionari reperendo risorse sui mercati internazionali e, in particolare, tramite la Borsa del Lussemburgo. Le emissioni fatte dal 2000 al 2004 sono operazioni che prevedono il pagamento di un tasso di interesse variabile, condizione che impone, a termini di legge, l'assunzione di operazioni che siano in grado di coprire il rischio derivante dalla variabilità dei tassi, copertura assunta appunto tramite i cosiddetti contratti di swap. Le emissioni fatte dalla Regione Abruzzo nel 2005 (per € 115 milioni) e nel 2006 (per € 138 milioni) sono, invece, prestiti obbligazionari a tasso fisso che, pertanto, non necessitano di contratti di swap in quanto non sussistono condizioni di rischio legate alla variabilità dei tassi di interesse».

27/10/2007 8.40