Consiglio regionale approva di notte liberalizzazione centri commerciali

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Il Consiglio regionale ha approvato all'ultimo momento, alla fine della seduta iniziata nella mattina di martedì, due emendamenti che modificano la legge 25 sul commercio, liberalizzando gli insediamenti di grande distribuzione in tutta la regione e consegnando gli orari degli esercizi commerciali alla discrezionalità dei singoli Comuni in tutto l'Abruzzo».
«Si tratta della più grave offesa alle imprese commerciali abruzzesi, che uccide l'idea stessa di concertazione e programmazione e incrina in maniera pesante il rapporto di fiducia fra il mondo produttivo e il Consiglio regionale».
Lo denunciano il presidente regionale di Confesercenti Beniamino Orfanelli ed il segretario Enzo Giammarino.
«Con questo blitz trasversale e bipartisan, inserito con il sistema del "fuorisacco" all'ordine del giorno del Consiglio e votato in maniera quasi clandestina da un manipolo di consiglieri» dicono ancora Orfanelli e Giammarino, «vengono messe in discussione tutte le conquiste che le imprese commerciali abruzzesi avevano ottenuto con una legge buona, in grado di garantire il giusto equilibrio fra esigenze del consumatore, concorrenza leale e tutela dei centri minori. Così invece una parte della politica abruzzese dimostra di essere debole ai richiami della grande distribuzione organizzata e cieca rispetto alla necessità di salvaguardare un tessuto imprenditoriale diffuso, capace di fornire anche un servizio al rilancio delle aree interne».
Secondo la categoria saranno penalizzati infatti soprattutto i centri delle aree interne, «destinati a subire, anche lì, l'aggressione della grande distribuzione».
L'accusa è però molto grave e somiglia molto a scene già viste altre volte e diretta a «certa politica dimostra ancora una volta, e forse una volta per tutte, che non è in grado di programmare il futuro ma solo di gestire maldestramente il presente».
La Confesercenti si chiede quali centri storici andranno a visitare i turisti che si cerca di portare in Abruzzo, quali tipicità potranno essere inserite nei cataloghi internazionali, quali iniziative si potranno mettere in campo per evitare lo spopolamento di centri senza più esercizi commerciali.
«Per chi ha votato quell'emendamento» stigmatizzano ancora Orfanelli e Giammarino «il futuro dell'Abruzzo non è nel turismo, nella ricerca, nell'innovazione: grazie a questo emendamento, se dovessero entrare in vigore le disposizioni su orari e liberalizzazione, si consegnerebbe il commercio alla speculazione edilizia ed alla rendita parassitaria, ed ai figli di questa regione si riserverebbe un futuro da lavoratore precario nei centri commerciali, in cubi di cemento anonimi circondati dal vuoto. Su questi provvedimenti» avvertono Orfanelli e Giammarino «non c'è mediazione: essi vanno aboliti. Ne va del futuro dell'Abruzzo e della stessa dignità del Consiglio regionale».
«E da oggi» concludono i vertici dell'organizzazione imprenditoriale «inizia una nuova battaglia per evitare la deriva verso una giungla che non porta alcun beneficio per i consumatori né per l'economia, ma solo a pochi avveduti politici in cerca di facili clientele».

25/10/2007 19.36

APERTURA ESERCIZI COMMERCALI: «LA COMMISSIONE DELEGITTIMATA»


«Quello che è successo in aula sulla decisione dell'apertura degli uffici commerciali ha dell'incredibile», sostiene la consigliera di Rifondazione Daniela Santroni.
«Una norma largamente condivisa in Commissione che dava una risposta concreta ai piccoli esercizi commerciali dei Comuni montani, prevedeva una deroga ai limiti di apertura domenicale, è diventata una mega
liberalizzazione: aperture domenicali per tutti e deroghe per l'apertura di nuovi centri commerciali non alimentari su tutto il territorio regionale».
Con due emendamenti e una votazione «alquanto repentina», sarrebbe stato quindi «stravolto il senso di un legittimo principio. Buona parte della maggioranza, alla presentazione dei due emendamenti da parte del presidente di Commissione Augusto Di Stanislao, ha lasciato l'aula prima del voto.Altri hanno votato convinti.Chi, come me, ha provato ad informarsi sul contenuto degli emendamenti, che non erano ancora stati distribuiti, non ha fatto neanche a tempo a chiedere la verifica del numero legale per far saltare la votazione».
Morale della favola della Santroni: «o ridiamo ruolo alle Commissioni e alla discussione collegiale e condivisa di tutte le scelte dentro la maggioranza, o non crediamo che andremo lontano e che faremo davvero l'interesse dei cittadini».
Il gruppo di Rifondazione Comunista ha già predisposto una proposta di abrogazione delle norme approvate in aula sui centri commerciali.