La commissione antimafia presto in Abruzzo?

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «Questo non è un regno tranquillo. Bisogna dire le cose come sono». Adesso c'è anche la vedova Fortugno ad alzare la voce sulla criminalità in Abruzzo. Lo ha fatto nei giorni scorsi, a Pescara, e non ha escluso un'ispezione nella regione da parte della Commissione parlamentare antimafia, di cui è componente.
Una ispezione che da molti mesi, ormai, l'ex parlamentare Pio Rapagnà sta richiedendo, invano e ha richiesto per l'ennesima volta qualche ora fa al presidente della Commissione bicamerale Antimafia, Francesco Forgione.
La Commissione parlamentare antimafia «valuterà le carte - ha poi aggiunto il deputato dell'Ulivo-, ma ritengo che una visita in Abruzzo possa essere possibile, in aiuto a chi è preposto a lavorare su questi temi, magari dando e ricevendo suggerimenti. E' una collaborazione che conviene a tutti».
«Non voglio lanciare un messaggio negativo», ha sottolineato Laganà, «ma l'Abruzzo non è immune da criminalità che va cercando isole felici. Forse - ha spiegato- avete a che fare con altri problemi: non ci sono omicidi, c'é poco racket, per l'usura non c'é male…».

Insomma, con il passare delle settimane l'attenzione sulla criminalità organizzata che passa dall'Abruzzo è finita sotto i riflettori.
Mercoledì scorso il senatore di Rifondazione Comunista Giuseppe Di Lello in un'interrogazione ai ministri dell'Interno, della Giustizia e dell'Economia aveva parlato dell' «Abruzzo, e la Marsica in particolare, come possibile territorio di riciclaggio di denaro proveniente dalla criminalità organizzata siciliana»

«DOBBIAMO COLPIRE I PATRIMONI DELLA MALAVITA»

«Prevenire è sempre meglio che curare», ha continuato Laganà. «Una volta», ha proseguito, «il riciclaggio si faceva andando all'estero, ripulendo il denaro sporco e tornando in Italia. Ora si fa direttamente qui, in Italia, con prestanome e investimenti nel Centro-Nord».
La Laganà ha poi sottolineato come il riciclaggio venga effettuato attraverso investimenti in «grandi alberghi, ristorazione, locali notturni e tutto quello che per la criminalità possa essere fruttuoso».
Ipotizzando la strada da seguire per combattere la criminalità la deputata ha osservato che «il percorso è molto lungo, la bacchetta magica non ce l'ha nessuno. Bisogna cominciare dall'accesso al credito
- ha suggerito - e cercare di colpire i patrimoni. Quindi, bisogna lavorare molto sulla confisca dei beni di questa gente. A un mafioso, un criminale, poco importa di fare cinque, sei, sette anni di carcere, che è il massimo che si possa scontare per traffico di droga, il settore che in questo momento frutta di più» e che consente ai malviventi di «sistemarsi e sistemare la famiglia per parecchie generazioni. E' proprio qui che lo Stato deve intervenire – ha proseguito -. A questa gente da' molto fastidio quando si aggrediscono i patrimoni accumulati in maniera illecita».

«FARE LUCE SULLA MORTE DI PICCOLO»

La vedova di Francesco Fortugno ha poi ammesso di non riuscire a perdonare gli assassini del marito e di «rispettare», ma non commentare, la proposta del vescovo di Locri-Gerace, Giancarlo Maria Bregantini, di intitolare una strada o una piazza al pentito Bruno Piccolo, suicidatosi lunedì scorso a Francavilla al Mare, che con le sue rivelazioni ha permesso gli arresti dei presunti assassini.
«Il vescovo deve corrispondere ad alcuni sentimenti», ha solo detto Laganà, «ed è giusto che lo faccia. Io, anche se sono cattolica ho sempre detto che non sono ancora riuscita a perdonare».
Secondo la donna «è un'ipocrisia quella di chi dice che perdona, non so come si possa perdonare, c'é qualcosa che scatta dentro. Non credo - ha aggiunto - di venire meno alla mia fede cattolica se dico che non sono riuscita a perdonare».
Parlando di Piccolo, la parlamentare lo ha descritto come «un giovane che è stato essenziale per me e per la mia vicenda, ma anche per il contesto nel quale la Calabria stava cercando di darsi un altro volto. In Calabria i pentiti si contano sulle dita di una mano».
Laganà ha preferito parlare di «morte», anzichè di suicidio, in attesa di conoscere maggiori dettagli e di fare chiarezza sull'episodio.
«Mi chiedo», ha continuato, «perché questo ragazzo abbia fatto questo gesto ora, qui vicino, a Francavilla al Mare, e non l'ha fatto a Sulmona, dove è stato, in un carcere nel quale c'é un'alta percentuale di suicidi».
«Omaggiare e celebrare la memoria di Paolo Borsellino, degli agenti che lo scortavano e di tutti coloro che hanno dato la loro vita per combattere la mafia ed il terrorismo significa costruire una memoria collettiva di quelle vite spezzate dall'illegalità, dall'ingiustizia». Così il Presidente del Consiglio regionale dell'Abruzzo, Marino Roselli nel suo intervento.
«I giovani hanno bisogno di esempi concreti – ha affermato Roselli - e, come ricordava alcuni giorni fà l'emerito Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, tali esempi non possono sempre essere trovati nel sangue. Senza i giovani, - ha sottolineato il Presidente - senza una grande intesa culturale e politica con le future generazioni non è possibile pensare ad un processo di rinnovamento della nostra democrazia. Se staremo accanto ai giovani, se li guideremo, se li formeremo con convinzione, quando saranno questi giovani a regolare la società, non sarà possibile per le organizzazioni mafiose trovare quel consenso che alimenta il proliferare delle mafie».

RAPAGNA' SCRIVE A FORGIONE PER LA COMMISSIONE ANTIMAFIA

L'ex parlamentare abruzzese Pio Rapagnà ha scritto al presidente della Commissione bicamerale Antimafia, Francesco Forgione, per rinnovare la «richiesta di un'approfondita visita ispettiva in Abruzzo, alla luce di gravissimi fatti criminosi, amministrativi, giudiziari e ambientali» avvenuti «senza alcuna reazione concreta della casta politica».
L'Abruzzo, scrive Rapagnà, sembra rassegnato «ad assistere alla penetrazione pacifica e definitiva di mafia, criminalità e illegalità economica e amministrativa». L'ex parlamentare trova sorprendente il silenzio «di molti parlamentari, del presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli, e dei gruppi consiliari, del presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, già apprezzato presidente della stessa Commissione».

22/10/2007 9.38