Orsi morti, «uccisi da un pastore»

Alessandro Biancardi

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PESCASSEROLI. La morte degli orsi al Parco Nazionale sarebbe da attribuire ad un pastore secondo quanto riferisce oggi il quotidiano La Stampa. Gli inquirenti non confermano né smentiscono ma quello che è certo è che il cerchio si starebbe chiudendo.
Ad agire un pastore che odiava il parco e che nel passato sarebbe stato multato per non aver rispettato le ordinanze imposte. Per uccidere gli animali sarebbe stata utilizzata una capra avvelenata, squartata e lasciata sotto il ciglio della strada, ad Acqua Ventilata, un bosco a pochi chilometri da Pescasseroli, proprio accanto a un ruscello.
L'assassino aveva poi innaffiato la capra con un potente antiparassitario, lasciando abbandonata la damigiana di 5 litri vuota accanto alla carcassa dell'animale.
Nei giorni scorsi sarebbero anche arrivate tre telefonate anonime che hanno indicato un autore dell'avvelenamento della capra. «E la sua identità corrisponde al sospettato numero uno. Adesso servono le prove che quella capra è stata consegnata a lui da un complice, o da un venditore». C'è una pista che porterebbe fuori dall'Abruzzo.
Gli uomini del Comando stazione di Pescasseroli del Corpo forestale dello Stato, ieri mattina hanno ascoltato due allevatori, che avrebbero riferito «circostanze utili ai fini dell'indagine» sui tre orsi e due lupi morti. Sempre ieri, in località Acquarita, una squadra del servizio sorveglianza del Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise, coadiuvata da personale dell'Amministrazione foreste demaniali di Castel di Sangro, ha prelevato e posto sotto sequestro alcuni campioni di mele selvatiche che dovranno essere inviati al laboratorio di analisi.
«Bernardo è stato il primo a soccombere», ricostruisce La Stampa, «deve essersi sentito subito male, un paio di morsi, di strappi di carne e interiora della capra e si è allontanato dalla preda. Poche decine di metri e ha iniziato a vomitare. Cercava di risalire il bosco ma è quasi subito caduto. Era ancora vivo ma ben presto i suoi arti si sono paralizzati. Nelle ultime ore muoveva soltanto il capo e via via sempre di meno. Morto, di morte straziante. Il diario della sua agonia è stato ricostruito, purtroppo, quando ormai era troppo tardi».

Il Corpo forestale dello Stato sta lavorando su alcuni importanti filoni d'indagine.
Sono stati sentiti in tutto 4 allevatori ma non ci sarebbe al momento alcun indagato.
«Occorre, però, ancora un delicato e meticoloso lavoro di verifica e di incrocio di tutte le informazioni provenienti dall'attività investigativa», spiegano dalla forestale.
«La moria di fauna selvatica che si è verificata subito dopo il ritrovamento delle 3 carcasse di orso e delle 2 di lupo ha creato un diffuso allarmismo: 19 cinghiali morti, 8 tra pecore e capre e 1 vacca».
In attesa di referti certi da parte dell'Istituto Zooprofilattico di Lazio e Toscana sulla causa della morte di tutti questi animali, il Corpo forestale dello Stato, in collaborazione con il personale tecnico dell'Università di Roma e con le guardie del parco, sta rastrellando il territorio ed eliminando tutto ciò che è commestibile per la fauna selvatica, come carcasse di animali e prodotti vegetali, per evitare un effetto a catena disastroso per l'ecosistema dell'area protetta abruzzese.

17/10/2007 14.20

LA REGIONE PROVA A CORRERE AI RIPARI

ABRUZZO. «La Regione sta lavorando per individuare responsabili e movente della morte dell'orso Bernardo. Ma sta altresì dotandosi di strumenti necessari che consentano di coniugare sviluppo economico e tutela ambientale».
E' quanto emerso nel pomeriggio di ieri a Palazzo Centi, all'Aquila, nell'incontro convocato dall'assessore all'Ambiente, Franco Caramanico, per ufficializzare la firma di una nuova intesa tra Regione ed enti parco.
La stessa che era mancata nella precedente stesura del Quadro di riferimento regionale, portando all'annullamento della delibera di approvazione. L'incontro di oggi segue quello di ieri con il Tavolo del Patom (Patto azione tutela orso morsicano), nato circa un anno e mezzo fa, su iniziativa del Ministero e con il concorso delle regioni Abruzzo, Lazio, Molise e Marche, i relativi parchi e riserve naturali, l'Università di Roma La Sapienza e la Forestale.
«Come regione capofila abbiamo espresso la necessità di capire fino in fondo il motivo del decesso dell'orso Bernardo - ha detto l'assessore Caramanico - Perché colpire proprio il simbolo della coesione tra popolazione e sviluppo economico? Risultati certi sui metodi usati da quelli che chiamo 'terroristi politici' per recare morte ancora non ce ne sono. La pista più accredita è quella dell'avvelenamento da pesticidi. Ecco - ha aggiunto Caramanico - col tavolo Patom stiamo vedendo come affrontare anche il problema legato alla commercializzazione incontrollata di tali prodotti". L'assessore ha sottolineato l'importanza delle istituzioni di "creare un clima di simpatia, una cultura tale che l'orso venga considerato una risorsa, non una inibizione».
«Per questo - ha ribadito Caramanico - la Regione è da tempo impegnata a portare avanti uno sviluppo compensativo del territorio, sopperendo laddove non è consentito l'impianto di pale eoliche con iniziative di sviluppo turistico-ambientale altrettanto remunerative».
Con la segreteria tecnica del Patom si sta provvedendo alla definizione di linee guida che regolino vendita e utilizzo di sostanze nocive ma anche corrette forme di gestione zootecnica. Finora, tuttavia, le azioni della Regione non erano regolate da una strumento normativo agile ed efficace. Di qui la necessità di dotarsi di un Quadro di riferimento regionale in grado di coinvolgere tutti i protagonisti: l'amministrazione regionale, gli enti parco, province e comuni, singole popolazioni.
L'incontro di ieri, al quale hanno preso parte tra gli altri i responsabili dei tre parchi nazionali e del parco regionale Velino-Sirente, il direttore del Servizio ambiente e parchi della Regione, Antonio Sorgi, ed il dirigente architetto Francesco D'Ascanio è servito soprattutto a questo.
A creare una nuova forma di collaborazione, di sinergia tra l'istituzione e chi gestisce di fatto l'ambiente.
«Nella concertazione con i Comuni - ha spiegato Sorgi - abbiamo trovato molta sensibilità, ma è necessario insistere sulla compensazione territoriale promuovendo investimenti anche da parte del Cipe. E' altrettanto necessario intervenire sulle biodiversità con progetti diversificati. Penso ad esempio alla messa in sicurezza della tratta ferroviaria Sulmona-L'Aquila che ha visto morire tanti splendidi esemplari di plantigradi».
Sorgi ha anche spiegato la storia della mancanza di una adeguata legislazione in materia: «C'era stata la definizione di un'intesa quadro approvata nel 2000 contestata davanti al Tar ed al Consiglio di Stato a causa di questioni discordanti con i gestori dei parchi. Da allora gli interventi effettuati in tema di ambiente non sono stati affatto organici. Con la firma di oggi noi riproponiamo quel QRR ma studiato, integrato, concertato con i parchi secondo una visione molto più ampia. Un QRR che individua percorsi da seguire congiuntamente come Ape, viabilità, aree protette e tanto altro».
La riunione di oggi è servita anche per lanciare l'idea di un Coordinamento regionale Federparchi per l'Abruzzo che dovrebbe riunire tutti quei soggetti deputati alla tutela dell'ambiente. Da palazzo Centi è stato lanciato l'appello affinché Comuni ed altri organismi si facciano avanti con adesioni, proposte e suggerimenti.

17/10/2007 10.53