Orsi, altri animali morti nel Parco. Indagini a tappeto

Alessandro Biancardi

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GIOIA DEI MARSI. Quattro carcasse di cinghiali e i resti consumati di due pecore sono stati ritrovati oggi nella zona di Gioia dei Marsi all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise dalla task force allestita dal Corpo forestale dello Stato per far luce sull'uccisione degli orsi marsicani avvenuta nei giorni scorsi.

La morte degli animali potrebbe essere collegata allo stesso avvelenamento che ha provocato la scomparsa dei plantigradi, ma saranno gli esami svolti dall'Istituto Zooprofilattico di Roma a confermare l'ipotesi. Non si esclude, tuttavia, che la morte di questi cinghiali possa essere dovuta a patologie infettive.
Da diversi giorni gli uomini del Corpo forestale dello Stato, in collaborazione con il personale dell'Ente Parco, stanno setacciando palmo a palmo l'intero territorio alla ricerca di nuovi elementi utili alle indagini. Già ieri c'erano stati nuovi ritrovamenti di altre sei carcasse di cinghiali morti e di una pecora.

LE INDAGINI

La Forestale sta svolgendo le indagini in collaborazione con il personale dell'Ente Parco, su mandato della Procura della Repubblica di Avezzano (L'Aquila). Le attività investigative si snodano su due fronti.
E' in corso, da un lato, la perlustrazione capillare dell'area circostante il ritrovamento degli orsi per bonificare il territorio e cercare altri eventuali resti di animali avvelenati. Se ingeriti dalla fauna selvatica, potrebbero provocare altre vittime con «un effetto a catena disastroso - afferma la Forestale in una nota - per l'ecosistema dell'area protetta abruzzese».
La zona battuta palmo a palmo da Forestali e Guardia Parco si estende
per circa dodici chilometri quadrati. L'altro fronte investigativo
riguarda il controllo della
vendita di eventuali sostanze tossiche.

PRELIEVI NEL FIUME SANGRO

La Forestale sta procedendo in questi giorni anche a prelievi di acqua nel fiume Sangro per scongiurare il pericolo di un possibile avvelenamento delle acque.
La sorgente del fiume Sangro si trova infatti in località "Acqua Ventilata", a nemmeno 500 metri dal ritrovamento, la scorsa settimana.
Per lo scopo è stato impiegato uno dei nuovissimi laboratori mobili in dotazione al corpo ed i risultati sono attesi per i prossimi giorni. Intanto il capogruppo regionale di Sinistra Democratica, Gianni Melilla, chiede con una interpellanza alla Giunta di conoscere «quali iniziative sono state adottate per accertare con la dovuta urgenza le cause dei decessi degli animali nel Parco».
«Il danno per la fauna del più antico Parco Nazionale italiano è grave - ha aggiunto - e, alla luce di alcune delle ipotesi affacciate sulle cause dei decessi degli animali, potrebbe rivelarsi in un prossimo futuro ancora più catastrofico».
Il fenomeno ha provocato un profondo sgomento nell'opinione pubblica che associava al nome dell'Abruzzo quella degli orsi. Adesso tutto è cambiato.

09/10/2007 18.16