Istat: l'Abruzzo resta povero. Federconsumatori: «colpa dell'euro»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il rapporto Istat sulla povertà relativa reso noto ieri conferma quanto le associazioni dei consumatori Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori stanno ripetendo da anni. Gli italiani si impoveriscono, ma l'Abruzzo è ancora più povero e le famiglie abruzzesi faticano ad arrivare alla fine del mese.  



ABRUZZO. Il rapporto Istat sulla povertà relativa reso noto ieri conferma quanto le associazioni dei consumatori Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori stanno ripetendo da anni. Gli italiani si impoveriscono, ma l'Abruzzo è ancora più povero e le famiglie abruzzesi faticano ad arrivare alla fine del mese.

 


«La povertà è stabilmente cresciuta», sottolinea la segreteria regionale di Federconsumatori, «da quando, dopo l'introduzione dell'euro, i prezzi sono raddoppiati. Basti pensare che se i prezzi ora restassero bloccati, sarebbero sempre il doppio rispetto al dicembre 2001».
I dati Istat dimostrano l'assoluta priorità della denuncia e della battaglia per contrastare chi, speculando, sta aumentando il prezzo di pane, pasta e latte.
Questi beni, infatti, sono i prodotti base per l'alimentazione di 7 milioni e 537.000 persone che secondo l'Istat si trovano in condizioni di povertà.
«Un aumento del loro prezzo», continua Adiconsum, «rischia di mandare definitivamente sul lastrico persone, il cui numero è probabilmente destinato ad aumentare sensibilmente, coinvolgendo anche i ceti medi, in crescente difficoltà».
Ecco perché le associazioni di consumatori e la Federconsumatori chiedono al Governo «di far approvare immediatamente la terza lenzuolata Bersani ferma al Senato e di proseguire con le liberalizzazioni in questi settori», alla Giunta Regionale «di realizzare l'osservatorio regionale sui prezzi e tariffe, di abolire i ticket nella sanità e di orientare le Agenzie, le Società e gli Enti regionali, al rispetto dell'applicazione della legge regionale
n°32/2004 che prevede la partecipazione delle associazioni dei consumatori alla fase di monitoraggio, sul controllo dei costi e della qualità dei servizi; di approntare nuove politiche in grado di
arginare la spirale del costo della spesa per le famiglie
abruzzesi». Ultima richiesta arriva ai Comuni «di diminuire la pressione fiscale sui ceti meno abbienti e di dare luogo all'ampliamento degli spazi funzionali a vendite dirette produttori-consumatori, per una risposta diretta agli aumenti dei beni alimentari essenziali».

06/10/2007 9.08