Uil:«Lavoro dipendente tartassato. Così proprio non va»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Si torna a parlare di carico fiscale. Lo fa questa mattina la Uil che ricorda come i dati definitivi 2007 dicono che tra tasse nazionali, regionali, comunali, tassa o tariffa rifiuti e Ici, una famiglia tipo di lavoratori dipendenti con due figli piccoli paga in media intorno a 5.000 euro l’anno, che diventano tra 6.500 e 7.800 se consideriamo anche la retta per asilo nido. L’INTERVENTO: ONORE A “IL POVERO”*
Il campione della ricerca Uil è la famiglia con genitori che lavorano come dipendenti (reddito lordo, 36.000 € annui, reddito ISEE di 17.812 €), 2 figli piccoli, proprietari di casa di circa 80 mq, residenti in un capoluogo di provincia).

I DATI NAZIONALI E ABRUZZESI

Le quattro città capoluogo dell'Abruzzo sono due sopra la media nazionale (Pescara e L'Aquila) e due sotto (Teramo e Chieti).
«Il dato che porta in alto il peso di tasse locali e tariffe in Abruzzo», spiega Roberto campo segretario della Uil,«è anzitutto quello dell'addizionale regionale Irpef, dove, come si sa, vengono applicati i massimali a causa del mancato controllo del deficit della Sanità (504 contro la media nazionale di 418 euro). Anche l'Irpef comunale ci vede sopra la media (169), con l'eccezione d Pescara. Siamo invece sotto la media per quanto riguarda i rifiuti, con l'eccezione di Teramo, ma su di noi incombe il regime che scatterà dal 2009 e punirà duramente chi è indietro nella raccolta differenziata, e noi lo siamo drammaticamente, con poche eccezioni. L'ICI ci vede sotto la media nazionale in tutti e quattro i capoluoghi, mentre le rette per gli asili nido vedono Pescara e L'Aquila sopra e Teramo e Chieti sotto la media».

UNA STRATEGIA PER RIDURRE I CARICHI FISCALI E TARIFFARI PER IL LAVORO DIPENDENTE

La Banca d'Italia ha confermato l'impoverimento del lavoro dipendente verificatosi negli ultimi anni: oltre 11 punti percentuali perduti, mentre il lavoro autonomo e le professioni ne guadagnavano 2 e mezzo.
«Il basso livello di salari e stipendi è un'emergenza nazionale, da affrontare a più livelli», sostiene la Uil,«per ragioni di equità, ma anche per ragioni economiche, perché il rilancio dei consumi interni è un elemento fondamentale per ricominciare a crescere. A livello regionale bisogna fermare la crescita dell'addizionale regionale Irpef e darsi una strategia triennale per rientrare dall'applicazione dei massimali. Questi obiettivi possono essere conseguiti solo se il risanamento dei conti della Sanità sarà più profondo e coraggioso. È inoltre urgente varare il Piano regionale dei Rifiuti, per cominciare a superare i pesanti ritardi che scontiamo, e il Piano regionale di riforma degli ATO. Istituire un osservatorio sull'insieme delle politiche fiscali e tariffarie locali, per impostare un coordinamento delle stesse».
A livello comunale e provinciale, invece per la Uil, bisogna definire la possibilità di «detassazione per tipologia di reddito, come quella da lavoro dipendente, per evitare il perpetuarsi del danno e della beffa di agevolare redditi bassi solo sulla carta, come nel caso dei tanti evasori. Affrontare complessivamente i problemi delle tariffe (acqua, gas, elettricità), anche facendo funzionare le commissioni per il controllo dei prezzi, coinvolgendo le associazioni dei consumatori».

27/09/2007 11.03

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L'INTERVENTO: ONORE A “IL POVERO”*

Le voci del Vocabolario sono un'ottima guida, anche se non sufficiente, per la comprensione nel mondo in cui viviamo.
Alla voce “povero” si può leggere: aggettivo qualificativo di una condizione di mancanza o insufficienza di qualche cosa (reddito, educazione, salute, spirito, intelligenza, fantasia, generosità….) l'aggettivo di segno opposto è “ricco”. Dunque una stessa persona può essere contemporaneamente povera di qualcosa e ricca di qualcos'altro.
“Il Povero” invece è aggettivo sostantivato, e dunque altra cosa. Esso designa infatti una condizione esistenziale assoluta e personale, alternativa e opposta a quella de “il ricco”, una vera e propria stimmate che fonda una irriducibile differenza del vivere individuale sociale e civile, nel segno dello stato di bisogno permanente, della dipendenza, dell'emarginazione e dell'esclusione sociale.
“Il Povero” è dunque un concreto essere umano in carne ed ossa singolare ed irripetibile come i suoi simili “non poveri”, che attraversa l'arco intero della sua vita in un vuoto di luce, cieco alla bellezza del mondo, incapace di percepirla pienamente perché permanentemente oppresso da un debito verso la vita che è nell'impossibilità di estinguere (nonostante non abbia mai dissipato alcunché, né mai avuto in prestito e consumato un “vero bene” ricevuto da altri e dunque da restituire.
Ciò che il vocabolario non dice”e non può dire” è il “sentire” quotidiano del povero, il pensare del povero, la sua mortificazione fisica e materiale, l'intensità del suo desiderio, il “sonno e i sogni” del povero.
Ora “il Povero” nel vocabolario è “l'uno” il “singolo”. Nella realtà “il povero” sono “i tanti”, i “troppi”, una moltitudine di indigenti e bisognosi di tutto che cresce giorno dopo giorno e che in Italia è stimata in 10 milioni di persone e in Abruzzo in circa 125.000 (leggere dati ISTAT 2006).
I poveri sono tanti, troppi, semplicemente perché il prezzo della edificazione della “società del benessere” cui lavora incessantemente il liberismo economico nel mondo, in Europa, in Italia e in Abruzzo, comporta necessariamente lo sfruttamento e l'esclusione dalla partecipazione al benessere da parte dei “dei tanti”, cioè dei milioni di lavoratori in nero, irregolari, degli appalti, del precariato. Una immensa e crescente riserva umana di sfruttamento brutale con milioni di infortunati e invalidi, migliaia di morti sul lavoro, un carico quotidiano di umiliazioni, paghe di fame, pensioni miserabili. E, un gradino perfino più in basso la riserva dei disoccupati, degli espulsi dal lavoro, degli immigrati, della forza lavoro con handicap.
La cosiddetta “società del benessere” è un Progetto di società del liberismo economico che, con la benedizione della “politica governante” (di destra e di centro-sinistra, beninteso con alcune differenze) tiene chiusa di fatto le sue porte di accesso a milioni di cittadini-lavoratori.
Altro nome più veritiero di questo Progetto è “società dei due terzi”, che, in versione centro-sinistra, riconosce un di più di 1,60 euro al giorno ai 4 milioni di pensionati poveri con redditi da pensione intorno ai 5oo euro al mese e pensa bene di arrotondare i magri salari contrattuali dei lavoratori incentivando il ricorso al lavoro straordinario, trasformandolo di fatto in lavoro ordinario necessario per vivere.
L'ideologia della “società dei due terzi” è ormai egemone a tutto campo. Sostanzia la vittoria del “pensiero unico” sul “pensiero alternativo” quello che sostiene “un altro mondo è possibile” e che è tacciato normalmente dai mass-media e dalla discussione politica e culturale di utopismo, ovvero, sinistrismo radicale irresponsabile.
Il “Povero” si rassegni dunque alla sua condizione di emarginazione dalla società dei “meritevoli”. E non faccia voli di fantasia poiché il Sistema è di fatto e ideologicamente immodificabile, e il mondo che si va costruendo e in cui vive è pur sempre “il migliore dei mondi possibili”.
Rimane comunque il dato che il benessere dei più poggia sulle spalle de “il Povero”, l'asino umnao che trasporta la legna che arde nei camini delle case dei ricchi e dei non poveri.
Di qui due proposte risarcitorie (beninteso “moralmente”).
La prima. Alla voce del vocabolario “povero” inserire: “persona nobile e generosa che spogliandosi dei beni materiali e immateriali che produce contribuisce alla edificazione della società del benessere, o dei due terzi, rimanendone rigorosamente fuori”.
La seconda. In ogni Comune d'Abruzzo e d'Italia I Sindaci (compresi gli intraprendenti sindaci-sceriffo) intestino una strada a “il Povero”, magari nell'estrema periferia. Sarà un riconoscimento simbolico ma meritorio che “il Povero” apprezzerà come dichiarazione pubblica di esistenza e coglierà come occasione di un sorriso amarissimo.

di Mario BOYER, Dirigente della CGIL regionale Abruzzo

27/09/2007 11.22